Un’ondata di caldo eccezionale sta investendo l’Artico russo e potrebbe entrare nella storia soprattutto per le temperature notturne. Nella Siberia occidentale, tra Nadym, Novy Urengoy e Nyda, le temperature minime restano stabilmente tra +20/+22°C, un valore straordinario a queste latitudini dove persino in piena estate le notti sono normalmente molto più fresche. Se questa tendenza dovesse proseguire, esiste una concreta possibilità di registrare la notte più calda mai osservata oltre i 70°N.
I dati osservati tra il 25 e il 26 giugno 2026 confermano, infatti, la portata dell’evento. Nelle pianure dello Yamal-Nenets si sono raggiunti picchi di +32/+35°C, con diverse località sopra i trenta gradi anche tra i 66 e i 68 gradi di latitudine nord. Si tratta di valori eccezionali, superiori di 10-15°C rispetto alle medie di giugno, che in queste aree difficilmente supera i 20-22°C anche nel cuore dell’estate. Località come Kellog, Nyda e Tarko-Sale hanno registrato picchi diurni che hanno superato i +32°C, mentre a Nadym e Urengoy le minime notturne sopra i +21°C delineano un’ondata di caldo prolungata e senza precedenti storici, almeno recentemente.

Proprio le temperature minime rappresentano l’aspetto più straordinario di questa fase. Nell’Artico, anche durante le ondate di caldo più intense, le minime tendono a scendere sensibilmente rispetto ai valori diurni. Superare i venti gradi durante la notte a latitudini pari o superiori a 70°N è un evento estremamente raro. Ciononostante, gli ultimi aggiornamenti fanno pensare che questa situazione si ripeterà, accrescendo la possibilità di toccare minimi storici di temperatura in queste zone.
Questo fenomeno è causato da un quadro meteorologico estivo artico ormai tipico: un forte anticiclone spinge aria ‘rovente’ dalla Siberia fino al Polo Nord, favorito da correnti che scorrono lungo i meridiani. L’irraggiamento solare ininterrotto, la ridotta copertura nevosa del suolo e i moti di subsidenza atmosferica limitano la dispersione termica notturna, inibendo il raffreddamento termico.
Eventi simili si sono già verificati negli ultimi anni, come l’ondata di caldo del 2020 culminata con i +38°C a Verkhoyansk, ma l’episodio attuale sembra spingersi ancora più a nord, coinvolgendo aree solitamente più fredde. Anche le condizioni del ghiaccio marino e le temperature superficiali del mare stanno giocando un ruolo importante, riducendo il raffreddamento delle masse d’aria e favorendo ulteriormente temperature anomale sulle terre emerse.
In città come Nadym e Novy Urengoy, dove le infrastrutture sono progettate per estati fresche, una sequenza di giornate sopra i trenta gradi accompagnate da notti tropicali rappresenta un severo fattore di stress. Allo stesso tempo, il caldo persistente accelera il disgelo del permafrost, con possibili impatti su infrastrutture, ecosistemi e rilascio di gas serra.
