Caldo, Legambiente: a Napoli +1,9°C sulla temperatura media e incremento delle notti tropicali

I dati del report diffuso in occasione dell'avvio, a Napoli, della campagna di Legambiente "Che Caldo Che Fa!": indice di povertà energetica più alto a Pianura, Scampia e Miano

L’aumento delle temperature a Napoli è evidente e costante negli ultimi decenni: secondo i dati Istat, la temperatura media ha raggiunto i +17,8°C, con un incremento di 1,9°C rispetto alla media 1971-2000 e sensibilmente più alto rispetto all’aumento medio nazionale di +1,48°C rispetto al periodo preindustriale. Molto importante l’analisi delle notti tropicali, ossia quando la temperatura non scende sotto i +20°C, che mostra un incremento notevole rispetto al periodo 2006-2015, con +15,2 notti e un totale di 70. Da segnalare gli eventi meteo estremi, 21 dal 2015 al 2025, che hanno causato danni e vittime. Sono alcuni dati contenuti in un report diffuso in occasione dell’avvio, a Napoli, della campagna di Legambiente “Che Caldo Che Fa!”.

La campagna è incentrata sulla cosiddetta cooling poverty (povertà di raffrescamento), che si registra prevalentemente nei quartieri a basso reddito, dove la mancanza di spazi verdi e di soluzioni di raffrescamento aumenta l’esposizione al caldo e il rischio di malori, mentre nei quartieri più benestanti si trovano condizioni che mitigano il calore: parchi e aree verdi, ventilazione naturale, accesso a impianti di climatizzazione.

Effetto isola di calore acuto a Napoli

L’Istat sottolinea come l’effetto isola di calore sia particolarmente acuto a Napoli, con una differenza di 5,7°C tra le aree più urbanizzate e quelle vegetate. In questo contesto climatico, rileva Legambiente, “si innestano profonde disuguaglianze economiche e un progressivo invecchiamento della popolazione che amplificano il disagio sociale. Il tasso di occupazione è fermo al 41% (contro il 62,5% della media nazionale) e il divario tra i quartieri è enorme: se la media cittadina di reddito è di oltre 25mila euro, in aree come Secondigliano, Miano e San Pietro a Patierno crolla a 17.885 euro”.

Legambiente ha individuato, insieme al partner Rse Spa, un indicatore di povertà energetica, incrociando demografia (composizione dei nuclei familiari – Istat 2021), efficienza edilizia (età e tipo di edifici – Istat 2011) e condizione socioeconomica (spese e redditi – Istat/Banca d’Italia). Mettendo in relazione il consumo potenziale delle case con la vulnerabilità economica delle famiglie, il modello ha mappato il disagio nei 30 quartieri della città, individuando le criticità maggiori a Pianura, Scampia, Miano, Chiaiano, Piscinola, Ponticelli e San Pietro a Patierno, quest’ultima zona scelta per il monitoraggio della campagna “Che caldo che fa!”.

Le priorità secondo Legambiente

L’associazione ambientalista ha quindi formulato un’agenda politica territoriale, con cinque priorità al centro: l’adozione, da parte del Comune di Napoli, di una strategia di adattamento climatico, istituendo un ufficio clima per coordinare gli interventi a partire dai quartieri vulnerabili; l’istituzione di una consulta del verde, come previsto dal Regolamento del verde del marzo 2026, con interventi chiave come superfici permeabili in piazze, cortili e parcheggi, materiali urbani meno caldi e sistemi per il recupero e risparmio di acqua negli edifici nuovi/ristrutturati; integrare la redazione del Puc (Piano Urbanistico Comunale) con il Piano del Verde Urbano, con particolare attenzione ai temi della forestazione urbana e al potenziamento delle infrastrutture verdi e blu, dando priorità alle periferie; creare in ogni quartiere una rete mappata di rifugi climatici, servizi di prossimità, spazi climatizzati per i soggetti fragili; alla Regione Campania la richiesta è di mettere a punto un Piano sul welfare climatico che unisca politiche sociali e ambientali, azzerando le disuguaglianze e diventando un modello nazionale.