Nel nostro Paese il 30% della popolazione soffre di carenza di ferro, una condizione molto diffusa che può avere cause diverse e che, se non corretta, può evolvere fino all’anemia. Tra i principali fattori che contribuiscono alla diminuzione della biodisponibilità del ferro rientrano i sanguinamenti, alcune malattie infiammatorie, le mestruazioni e un’alimentazione scorretta. La carenza di questo minerale rappresenta un tema rilevante per la salute, perché il ferro svolge un ruolo essenziale nel benessere dell’organismo e nella produzione di emoglobina. Quando l’apporto o l’assorbimento risultano insufficienti, può essere necessario ricorrere all’assunzione di integratori di ferro, con l’obiettivo di compensare le carenze e prevenire le conseguenze cliniche più significative. In questo contesto si inserisce il nuovo nutraceutico GlobiFer, una formulazione che garantisce una “doppia fonte” di ferro e che ha mostrato un miglior assorbimento in un modello intestinale validato, insieme a caratteristiche compatibili con una buona tollerabilità gastrointestinale.
GlobiFer, la doppia fonte di ferro al centro dello studio
I risultati dello studio su GlobiFer sono stati presentati al Congresso Nazionale della SINUT-Società Italiana di Nutraceutica, in corso in questi giorni a Bologna. L’elemento centrale della ricerca riguarda l’uso combinato di ferro eme e ferro non-eme, due forme del minerale che seguono modalità di assorbimento differenti. “Il ferro è fondamentale per il benessere, soprattutto quello di donne e bambini – sottolinea la Prof.ssa Sara De Martin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova. In natura, esiste il ferro eme che è altamente assorbibile e si trova nella carne, nel pollame e nel pesce. Vi è poi il ferro non-eme che è invece reperibile negli alimenti d’origine vegetale e risulta però meno assorbibile. Il nuovo nutraceutico combina entrambe queste forme”. L’obiettivo dello studio è stato analizzare se l’impiego combinato di ferro eme e ferro non-eme potesse contribuire a compensare le carenze del minerale. Attraverso analisi condotte in un modello in vitro valido a fini regolatori, i dati ottenuti sono stati confrontati con quelli di altri integratori di ferro.
Assorbimento del ferro, il ruolo del modello intestinale validato
Dalle analisi è emerso che il nutraceutico contenente sia ferro eme sia ferro non-eme non compromette l’integrità della barriera intestinale nel modello sperimentale utilizzato. Si tratta di un aspetto rilevante, perché gli effetti collaterali gastrointestinali rappresentano una delle principali criticità nell’integrazione del ferro. È proprio su questo punto che si concentra una parte importante dei risultati: la formulazione a doppia fonte consentirebbe di utilizzare vie di assorbimento complementari, aumentando le capacità fisiologiche dell’intestino di assimilare il minerale. “È stato dimostrato come il nutraceutico che contiene sia ferro eme sia ferro non-eme non compromette l’integrità della barriera intestinale nel modello sperimentale utilizzato – prosegue la prof. De Martin -. Gli effetti collaterali a livello gastro-intestinale sono la principale sfida che dobbiamo affrontare quando bisogna fornire un’integrazione di ferro all’organismo. La presenza di una doppia fonte consente di utilizzare modalità di assorbimento differenti con vie complementari d’ingresso nelle cellule intestinali. Lo studio ha permesso di osservare un aumentata espressione del trasportatore DMT1, che è quello principalmente coinvolto nell’assorbimento del ferro non-eme. Lo stesso avviene per l’HCP-1 che è una proteina associata all’assorbimento del ferro-eme. Sfruttando queste due vie si aumentano le capacità fisiologiche dell’intestino di assimilare il ferro. Analisi successive hanno poi riscontrato incrementi significativi delle proteine ferritina e ferroportina. La prima permette di immagazzinare il ferro nelle cellule mentre la seconda ne consente il rilascio verso la circolazione. Ne consegue che, con la somministrazione del nutraceutico GlobiFer, il ferro assorbito possa essere gestito in modo più efficiente a livello cellulare, attraverso processi coordinati di accumulo e rilascio. Non c’è solo un maggiore ingresso del minerale nelle cellule intestinali ma anche una sua più efficiente gestione”.
DMT1, HCP-1, ferritina e ferroportina: cosa indicano i risultati
Lo studio ha evidenziato un aumento dell’espressione del trasportatore DMT1, principalmente coinvolto nell’assorbimento del ferro non-eme. Parallelamente, è stata osservata anche una maggiore espressione di HCP-1, una proteina associata all’assorbimento del ferro eme. Questi dati indicano che la formulazione di GlobiFer sfrutta due vie complementari d’ingresso del ferro nelle cellule intestinali. L’impiego contemporaneo di ferro eme e non-eme appare quindi collegato a una maggiore capacità di assimilazione del minerale nel modello sperimentale utilizzato. Le analisi successive hanno inoltre riscontrato incrementi significativi delle proteine ferritina e ferroportina. La ferritina permette di immagazzinare il ferro nelle cellule, mentre la ferroportina ne consente il rilascio verso la circolazione. Questo suggerisce che, con la somministrazione del nutraceutico, il ferro assorbito possa essere gestito in modo più efficiente a livello cellulare, attraverso processi coordinati di accumulo e rilascio.
Anemia e carenza di ferro, perché non sottovalutare i segnali
Una carenza quantitativa e qualitativa di ferro nella dieta è considerata la principale causa dell’anemia, una condizione in cui i globuli rossi dell’organismo sono inadeguati, per carenza di emoglobina, a soddisfare le esigenze fisiologiche. Il ferro è particolarmente importante per la crescita umana e influisce in modo significativo sullo sviluppo cerebrale. La sua carenza può manifestarsi con sintomi diversi, tra cui emicrania, dispnea, affaticamento, palpitazioni, tachicardia e angina. Possono inoltre comparire dolori addominali, nausea, perdita di peso, alterazioni del flusso sanguigno intestinale e altri disturbi. “Una carenza quantitativa e qualitativa di ferro nella dieta è la principale causa dell’anemia: una condizione in cui i globuli rossi dell’organismo sono inadeguati, per carenza di emoglobina, a soddisfare le esigenze fisiologiche – conclude la prof.ssa De Martin -. Il minerale è davvero importante soprattutto per la crescita umana e influisce in modo significativo sullo sviluppo cerebrale. Emicrania, dispnea, affaticamento, palpitazioni, tachicardia e angina sono tutti possibili segni di carenza di ferro. Questo può determinare anche dolori addominali, nausea, perdita di peso, alterazioni del flusso sanguigno intestinale e altri disturbi. Si tratta di una condizione che non deve essere sottovalutata e bisogna quando necessario ricorre a trattamenti sicuri ed efficaci. I risultati del nuovo studio evidenziano interessanti potenzialità legate al ricorso della nutraceutica. Aspettiamo ora altre ricerche per confermare ulteriormente in ambito clinico efficacia e tollerabilità clinica di GlobiFer”.
Nutraceutica e integrazione del ferro, le prospettive aperte dallo studio
I risultati presentati al Congresso Nazionale della SINUT mettono in evidenza le potenzialità della nutraceutica nell’ambito dell’integrazione del ferro. In particolare, la formulazione di GlobiFer con doppia fonte di ferro mostra un miglior assorbimento in un modello intestinale validato e caratteristiche compatibili con una buona tollerabilità gastrointestinale. Il dato più rilevante riguarda la possibilità di sfruttare contemporaneamente le vie di assorbimento del ferro eme e del ferro non-eme, con effetti osservati sui trasportatori e sulle proteine coinvolte nella gestione cellulare del minerale. L’aumento dell’espressione di DMT1 e HCP-1, insieme agli incrementi significativi di ferritina e ferroportina, suggerisce un meccanismo coordinato che riguarda non solo l’ingresso del ferro nelle cellule intestinali, ma anche il suo accumulo e rilascio. Resta ora il passaggio alle ulteriori ricerche, necessarie per confermare in ambito clinico l’efficacia e la tollerabilità di GlobiFer. Lo studio, intanto, offre nuovi elementi sul possibile ruolo delle formulazioni nutraceutiche nella gestione della carenza di ferro e nella prevenzione delle conseguenze associate a un insufficiente apporto o assorbimento del minerale.
