Clima, le anomalie termiche di maggio 2026: in Europa i primi 20 giorni i più freddi da 50 anni (!), poi una grande ondata di caldo nell’ultima decade | DATI

Clima, il report mensile di Copernicus evidenzia un mese di forti anomalie termiche globali, una transizione shock nel vecchio continente e l'ombra imminente di El Niño sul Pacifico

Il pianeta continua a inviare segnali inequivocabili di un sistema climatico in profonda e rapida mutazione. I dati ufficiali rilasciati dal Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), indicano che il mese di maggio 2026 si è classificato come il secondo maggio più caldo mai registrato a livello globale, considerando sia le superfici terrestri che quelle marine. Questo scenario di surriscaldamento globale non si manifesta in modo omogeneo, ma si traduce in una marcata esasperazione degli estremi meteorologici. L’Europa, in particolare, ha vissuto un mese dicotomico, caratterizzato da un repentino e sconvolgente ribaltamento delle condizioni atmosferiche, passando nel giro di pochi giorni da un sottomedia invernale a temperature estive senza precedenti per il periodo.

Lo shock termico in Europa: dalle anomalie fredde al caldo record

La dinamica meteorologica che ha interessato il continente europeo nel corso di maggio 2026 rappresenta un caso di studio emblematico della nuova normalità climatica. Per i primi venti giorni del mese, gran parte dell’Europa è stata morsa da un super freddo insolito, con temperature che si sono mantenute sensibilmente al di sotto delle medie stagionali, prolungando l’illusione di una primavera tardiva e rigida. Questa prolungata anomalia fredda ha però subìto una brusca e radicale interruzione intorno al 20 maggio, lasciando spazio a una fulminea transizione verso una configurazione opposta.

La seconda metà del mese è stata infatti investita da una delle ondate di calore più intense e precoci mai documentate nella storia meteorologica dell’Europa occidentale. Nazioni come la Francia, il Regno Unito, l’Irlanda e il Portogallo hanno dovuto fare i conti con una violenta ondata di caldo che ha letteralmente polverizzato numerosi record storici di temperatura per il mese di maggio. In vaste aree della regione, le temperature percepite dalle popolazioni hanno oscillato tra i +35°C e i +40°C. Tali valori hanno fatto scattare i livelli di allerta per stress termico, classificato dagli esperti come “forte” al superamento dei +32°C e addirittura “molto forte” oltre la soglia dei +38°C.

Questa transizione fulminea ha esacerbato gli impatti sulla salute pubblica e sulle attività produttive. La rapidità del cambiamento ha azzerato i tempi di acclimatamento, cogliendo di sorpresa le popolazioni urbane e infliggendo un duro colpo ai sistemi agricoli e agli ecosistemi naturali, che si trovavano nel pieno della cruciale stagione vegetativa e non hanno avuto il tempo biologico di adattarsi a uno sbalzo termico così violento. Nonostante l’eccezionalità del fenomeno, l’evento si inserisce perfettamente nel quadro del riscaldamento accelerato del continente europeo, caratterizzato da una tendenza a lungo termine che vede configurarsi ondate di calore sempre più frequenti, intense e precoci. Ciononostante, l’eredità della prima parte dell’anno ha fatto sì che l’Europa registrasse comunque la sua terza primavera, intesa nel trimestre da marzo a maggio, più calda di sempre.

anomalie maggio 2026

I dati globali e l’ombra di El Niño sul Pacifico

Allargando l’orizzonte al di fuori dei confini europei, le analisi globali basate sul prestigioso set di dati ERA5 confermano il trend di surriscaldamento globale. La temperatura media dell’aria superficiale del pianeta a maggio 2026 ha raggiunto i +15,81°C, un valore superiore di 0,55°C rispetto alla media climatologica del trentennio 1991-2020. Nella serie storica, questo dato è superato soltanto dal picco estremo registrato nel maggio 2024. Per comprendere la portata di tale anomalia in un contesto storico più ampio, la temperatura globale del mese è risultata di ben 1,42°C superiore alla media stimata per il periodo preindustriale che va dal 1850 al 1900.

La situazione non è meno allarmante sul fronte oceanico. La temperatura superficiale del mare (SST) calcolata per la fascia latitudinale compresa tra 60°S e 60°N ha toccato i +20,90°C. Si tratta del secondo valore più alto mai registrato per il mese di maggio, posizionandosi a un soffio dal record assoluto stabilito nel maggio 2024 con +20,93°C. Le temperature marine si sono mantenute a livelli eccezionalmente elevati in una porzione significativa del Pacifico tropicale. In questo settore, il Pacifico equatoriale sta completando la sua transizione verso le condizioni tipiche di El Niño. Gli scienziati prevedono che questo fenomeno si svilupperà appieno nei prossimi mesi, un fattore che rischia di agire come un ulteriore catalizzatore per lo sviluppo di eventi meteorologici estremi su scala planetaria.

A commentare questo quadro complesso è intervenuta Samantha Burgess, Responsabile strategica per il clima presso l’ECMWF, la quale ha dichiarato: “Maggio 2026 è stato il secondo maggio più caldo mai registrato a livello globale, prolungando l’eccezionale ondata di caldo mondiale, con temperature quasi da record sia nell’atmosfera che nell’oceano. In Europa, un’ondata di caldo insolitamente precoce e intensa dimostra quanto rapidamente gli eventi climatici estremi stiano diventando la nuova normalità piuttosto che l’eccezione”.

Siccità improvvise e alluvioni: la mappa idrologica europea

Le anomalie termiche si sono riflettute direttamente sul ciclo dell’acqua, determinando un forte contrasto tra aree colpite da una severa siccità e regioni flagellate da precipitazioni convettive e alluvioni. Sotto l’influenza di persistenti regimi di alta pressione e di temperature estreme, una parte considerevole dell’Europa occidentale, centrale e orientale ha sofferto condizioni molto più secche della media. Questa combinazione di fattori ha interessato da vicino anche l’Italia e le regioni meridionali della Spagna. Di contro, il flusso perturbato ha scaricato enormi volumi di pioggia sul quadrante sud-orientale, provocando inondazioni diffuse in Turchia, Bulgaria e Moldavia. Condizioni più umide rispetto alla norma hanno interessato anche l’Europa continentale nord-occidentale, la Scandinavia settentrionale, la Finlandia e l’intera regione del Mar Nero.

Questo squilibrio pluviometrico ha condizionato la portata dei fiumi europei. I corsi d’acqua dell’Europa centrale, orientale e nord-orientale hanno fatto registrare portate inferiori alla media. Livelli idrometrici particolarmente bassi sono stati monitorati nella regione della Fennoscandia e specificamente in Finlandia, una situazione causata non solo dalla scarsità di piogge recenti, ma anche da una copertura nevosa invernale decisamente esigua. Al contrario, una portata fluviale superiore alla media ha caratterizzato gran parte della penisola iberica e la Turchia, beneficiando rispettivamente degli effetti di un inverno molto generoso in termini di piogge in Iberia e delle violente precipitazioni mensili in territorio turco.

Estendendo l’analisi all’intera stagione primaverile, il trimestre da marzo a maggio ha visto prevalere condizioni di marcata secchezza in gran parte d’Europa. Le eccezioni positive, con un bilancio idrico superiore alla norma, hanno incluso l’Islanda, la Turchia, alcune aree della Scozia, della Spagna, della Scandinavia, della Russia occidentale e dell’Italia peninsulare. Di conseguenza, i deflussi fluviali primaverili sono rimasti deficitari in quasi tutta l’Europa centrale e orientale, penalizzando in modo marcato i grandi bacini idrografici del Danubio, della Vistola e i fiumi afferenti al Mar Baltico. Specularmente, deflussi primaverili superiori alla media hanno interessato la penisola iberica, la Turchia, l’Irlanda, l’Italia meridionale e alcune fette dell’Europa settentrionale, riflettendo la piovosità della stagione o la coda degli accumuli invernali.

Le anomalie idrologiche nel resto del pianeta e lo stato dei ghiacci polari

Fuori dall’Europa, il bilancio idrologico globale di maggio ha mostrato un quadro altrettanto frammentato. Le zone della Terra che hanno sperimentato un surplus di umidità rispetto alla media del periodo comprendono le regioni settentrionali e sud-orientali del Nord America, i territori asiatici situati a nord del subcontinente indiano, la Cina occidentale, una specifica area del Brasile, l’Africa meridionale e la quasi totalità dell’Australia. Sul fronte opposto, un deficit idrico e condizioni più secche hanno prevalso negli Stati Uniti centrali, in gran parte dell’Asia centrale, nel Madagascar, nell’Australia sud-occidentale e in ampie porzioni del Sud America.

Considerando l’andamento delle aree extratropicali nel trimestre primaverile, le zone più umide si sono concentrate in parti del Nord America orientale e settentrionale, in Iraq e nel Medio Oriente, oltre che in Asia centrale, Cina, Africa meridionale e Australia. Al contrario, la siccità primaverile ha dominato gli Stati Uniti meridionali, gran parte del Sud America, il Madagascar e le aree sud-occidentali del continente australiano.

Un tassello fondamentale per comprendere lo stato di salute del pianeta arriva dal monitoraggio della criosfera e del ghiaccio marino ai poli. Nel settore artico, l’estensione media della banchisa nel mese di maggio è risultata inferiore di circa il 4% rispetto alla media climatologica, un dato che colloca il periodo al quarto posto tra i valori più bassi mai registrati per questo mese. Su scala regionale, il deficit di ghiaccio ha colpito quasi tutti i settori marini dell’Artico, mostrando i segni di sofferenza più evidenti nel Mare di Barents settentrionale e nelle acque circostanti l’arcipelago delle Svalbard.

Al polo opposto, l’Antartide ha registrato un’estensione mensile del ghiaccio marino inferiore del 9% rispetto alla media di maggio. Questo valore rappresenta il settimo dato più basso della serie storica per il mese e si mantiene perfettamente in linea con i trend fortemente negativi che si osservano ormai da un biennio a questa parte. La mappa delle anomalie mette in luce una situazione critica nel Mare di Bellingshausen, rimasto quasi completamente privo di ghiaccio, mentre una controtendenza con copertura superiore alla media è stata rilevata nel limitrofo Mare di Amundsen.

Note metodologiche e il ruolo cruciale di Copernicus ed ECMWF

La solidità scientifica di queste dichiarazioni poggia su una complessa infrastruttura di monitoraggio globale. Le mappe, i dati termici e i parametri idrologici utilizzati per le elaborazioni derivano direttamente dai sofisticati set di dati ERA5 e ERA5-Land, quest’ultimo specifico per l’umidità del suolo superficiale. Le stime relative alle temperature marine globali si basano sulle misurazioni dell’area compresa tra i paralleli 60°S e 60°N; gli esperti specificano che il sistema ERA5 rileva la temperatura oceanica a una profondità di circa 10 metri, definita come temperatura di fondazione, il che spiega eventuali lievi discrepanze rispetto ad altri prodotti scientifici focalizzati su profondità differenti.

Per quanto riguarda i dati polari, l’analisi nasce dalla combinazione delle rianalisi ERA5 con l’indice del ghiaccio marino OSI SAF Sea Ice Index v2.3 gestito da EUMETSAT. I limiti geografici utilizzati per stabilire le medie regionali isolano il dato globale sull’intera superficie del pianeta e il dato europeo esclusivamente sulle superfici terrestri comprese tra le longitudini 25°O–40°E e le latitudini 34°N–72°N. Le simulazioni sulla portata dei fiumi sono invece elaborate dall’European Flood Awareness System (EFAS), uno strumento operativo inserito nel contesto del Servizio di gestione delle emergenze di Copernicus (CEMS).

Tutti i confronti e i calcoli delle anomalie presentati nei bollettini climatici mensili adottano come base il periodo di riferimento trentennale 1991-2020, una scelta metodologica effettuata in conformità con le linee guida stabilite dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM). Il programma Copernicus, coordinato e gestito dalla Commissione europea con la collaborazione degli Stati membri, si conferma la componente cardine dell’Unione europea per l’osservazione della Terra. In questo ingranaggio, l’ECMWF opera non solo come istituto di ricerca d’eccellenza ma anche come servizio attivo h24, sfruttando una delle strutture di supercalcolo più potenti al mondo per archiviare dati ed elaborare previsioni meteorologiche numeriche. L’ente contribuisce attivamente ai servizi Copernicus dedicati ai cambiamenti climatici, al monitoraggio atmosferico e alla gestione delle emergenze per incendi e alluvioni, collaborando inoltre con l’ESA e l’EUMETSAT nello sviluppo dei gemelli digitali della Terra nell’ambito dell’ambiziosa iniziativa europea Destination Earth.