Le raccomandazioni d’inizio anno della Commissione europea per l’Italia rendono centrale il tema della transizione e della resilienza ambientale. Sebbene l’esecutivo comunitario riconosca i passi avanti compiuti con l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, i nodi strutturali rimangono irrisolti. Nel mirino di Bruxelles finiscono la frammentazione istituzionale tra centro e periferia e la necessità di una pianificazione finanziaria a lungo termine. Una sfida da oltre 10 miliardi annui che richiede riforme urgenti: dalla gestione dell’impermeabilizzazione del suolo fino al completamento delle coperture assicurative per famiglie e imprese.
“L’Italia deve affrontare gravi ripercussioni economiche dovute all’intensificarsi dei rischi climatici, in particolare dei rischi idrogeologici, che determinano uno dei rapporti più elevati tra danni da calamità naturali e Pil nell’UE. Sebbene siano stati compiuti progressi nell’attuazione del Piano nazionale di adattamento con l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, la governance delle politiche di adattamento climatico rimane frammentata tra le autorità, sia a livello centrale che locale“, scrive la Commissione europea nelle raccomandazioni per l’Italia contenute nel Pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026.
Un fabbisogno per l’adattamento da 10 miliardi all’anno
Il fabbisogno di investimenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici, spiega Bruxelles, “è stimato a oltre 10 miliardi di euro all’anno fino al 2050. Una pianificazione consolidata degli investimenti nell’adattamento climatico e nella riduzione dei rischi idrogeologici potrebbe contribuire ad affrontare efficacemente la questione. Sebbene la recente introduzione dell’assicurazione obbligatoria contro le catastrofi naturali per le imprese abbia contribuito a colmare il divario nella copertura assicurativa contro i rischi climatici, occorre esplorare e attuare soluzioni eque e accessibili per colmare il divario residuo. L’aumento dell’impermeabilizzazione del suolo aggrava l’elevata vulnerabilità ai rischi idrogeologici. Pertanto, un ricorso crescente a soluzioni basate sulla natura, supportato dall’introduzione di un inventario nazionale e da un’integrazione più sistematica nella pianificazione territoriale, potrebbe costituire una contromisura efficace”, scrive la Commissione europea.
