Le Comunità Energetiche Rinnovabili, note come CER, rappresentano uno degli strumenti più innovativi per favorire la partecipazione attiva di cittadini, enti locali e imprese alla transizione energetica. Proprio per questo ha suscitato forte preoccupazione la riduzione delle risorse destinate alla misura PNRR dedicata alle CER, intervenuta mentre il bando era ancora aperto. La misura “Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo” era stata inizialmente dotata di 2,2 miliardi di euro. Dopo una prima fase caratterizzata da una partenza lenta, dovuta anche alle complessità burocratiche e alla limitazione dell’accesso ai soli Comuni sotto i 5.000 abitanti, il quadro era cambiato con l’estensione della platea ai Comuni fino a 50.000 abitanti. Tale modifica aveva consentito una forte crescita delle richieste, confermando l’interesse crescente dei territori verso il modello delle comunità energetiche.
La decisione del Ministero e la riduzione a 795,5 milioni di euro
Il passaggio più rilevante riguarda la decisione annunciata il 21 novembre 2025 dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con il bando ancora in corso. In quella data è stata comunicata una drastica riduzione delle risorse disponibili, portate da 2,2 miliardi di euro a soli 795,5 milioni di euro. La decisione, assunta a pochi giorni dalla chiusura del bando, ha lasciato prive di copertura finanziaria numerose domande presentate entro i termini previsti del 30 novembre 2026. Il punto critico non riguarda soltanto l’entità del taglio, ma anche il momento in cui è intervenuto: mentre soggetti pubblici e privati stavano ancora lavorando alla presentazione dei progetti o avevano già sostenuto costi per rispettare le scadenze previste.
I dati disponibili dimostrano che la misura, dopo i correttivi introdotti, stava funzionando meglio delle aspettative. Le richieste pervenute al GSE avevano già consentito di raggiungere gli obiettivi originariamente previsti dal PNRR, confermando il forte interesse di cittadini, amministrazioni locali e imprese verso il modello delle comunità energetiche rinnovabili.
Una misura partita lentamente ma rilanciata dall’estensione ai Comuni fino a 50.000 abitanti
La misura PNRR sulle CER aveva inizialmente incontrato difficoltà operative. La lenta partenza era legata a diversi fattori, tra cui la complessità delle procedure burocratiche e il perimetro ristretto dei beneficiari, limitato ai Comuni sotto i 5.000 abitanti. L’estensione della platea ai Comuni fino a 50.000 abitanti ha però cambiato il ritmo della misura. L’ampliamento ha reso possibile la partecipazione di un numero molto più ampio di territori, favorendo la crescita delle richieste e rafforzando il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili come strumento concreto per lo sviluppo di produzione da fonti rinnovabili, autoconsumo e partecipazione locale alla transizione energetica.
Questa evoluzione ha mostrato come, una volta superati alcuni vincoli iniziali, la misura fosse in grado di intercettare una domanda reale e diffusa. Le domande arrivate al GSE hanno infatti dimostrato che il modello delle CER non è più una prospettiva di nicchia, ma una delle leve più significative per coinvolgere direttamente cittadini, enti locali e imprese nella produzione e condivisione di energia pulita.
La preoccupazione delle associazioni per progetti rimasti senza copertura
La riduzione delle risorse ha suscitato la presa di posizione di FREE, Adiconsum, AiCARR, Aiel, ARSE, AssoEGE, AssoESCo, ATER, Distretto Produttivo Pugliese-La Nuova Energia, Ecofuturo, Federidroelettrica, FIRE, Italia Solare, Kyoto Club e Legambiente. Le associazioni, oltre al problema della disponibilità economica, evidenziano una questione di metodo. Migliaia di soggetti hanno investito tempo e risorse economiche per predisporre progetti, studi di fattibilità, pratiche autorizzative e percorsi partecipativi sulla base di regole che avrebbero dovuto rimanere valide fino alla scadenza del bando. Il taglio delle risorse mentre il bando era ancora aperto ha quindi prodotto un effetto particolarmente critico: da un lato una misura che, dopo i correttivi introdotti, aveva iniziato a generare un forte numero di domande; dall’altro una riduzione della dotazione finanziaria che rischia di lasciare fuori proprio una parte significativa di quei progetti costruiti nel rispetto delle condizioni previste.
La richiesta: finanziare tutte le domande presentate entro i termini
Le associazioni chiedono che vengano individuate le risorse necessarie per finanziare tutte le domande presentate nei termini previsti dal bando. La richiesta si fonda sul valore strategico delle Comunità Energetiche Rinnovabili, considerate uno degli strumenti più efficaci per rendere cittadini e territori protagonisti della transizione energetica. Le CER producono benefici ambientali, economici e sociali diffusi. Consentono di promuovere la produzione locale di energia da fonti rinnovabili, favoriscono l’autoconsumo, possono ridurre i costi energetici per famiglie, enti e imprese e contribuiscono a costruire modelli territoriali più resilienti e partecipativi.
Il tema non riguarda dunque soltanto il finanziamento di singoli impianti o progetti, ma la possibilità di consolidare un modello energetico decentrato, capace di coinvolgere comunità locali, amministrazioni pubbliche e attività produttive nella realizzazione degli obiettivi di decarbonizzazione.
La flessibilità europea per la transizione energetica come possibile risposta
Nel quadro della richiesta avanzata dalle associazioni assume rilievo anche la recente notizia della concessione, da parte dell’Unione Europea, dello 0,3% del Pil di flessibilità per la transizione energetica, equivalente a 6,77 miliardi di euro l’anno per l’Italia. Si tratta di importi che nel triennio 2026-2028 non possono superare complessivamente lo 0,6% del Pil, ma che dovranno essere utilizzati esclusivamente per reti, rinnovabili ed efficienza energetica, e non per le fonti fossili. In questo scenario, le associazioni indicano la possibilità di destinare una parte di queste risorse alla copertura delle domande CER rimaste senza finanziamento. La misura sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, dopo l’estensione ai Comuni fino a 50.000 abitanti, ha infatti dimostrato di poter raggiungere gli obiettivi originari del PNRR e di rispondere a una domanda concreta proveniente dai territori.
Le CER come leva per ambiente, economia e territori
Il caso delle Comunità Energetiche Rinnovabili evidenzia il ruolo centrale che questi strumenti possono assumere nella trasformazione del sistema energetico nazionale. Le CER non sono soltanto un meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili, ma un modello di partecipazione capace di integrare benefici ambientali, economici e sociali. Attraverso l’autoconsumo e la condivisione dell’energia prodotta localmente, cittadini, enti locali e imprese possono diventare protagonisti attivi della transizione energetica. Questo consente di favorire la diffusione delle rinnovabili, rafforzare il legame tra produzione e consumo, ridurre la dipendenza energetica e generare valore nei territori. La crescita delle richieste presentate al GSE conferma che, una volta ampliata la platea dei beneficiari, la misura ha intercettato un interesse ampio e trasversale. La riduzione delle risorse disponibili rischia quindi di frenare una dinamica positiva proprio nel momento in cui il meccanismo stava mostrando la sua efficacia.
Una decisione che apre il confronto sulle priorità della transizione energetica
La vicenda del taglio delle risorse PNRR per le CER apre un confronto più ampio sulle priorità della transizione energetica in Italia. Da una parte c’è una misura che aveva iniziato a funzionare dopo una fase iniziale complessa; dall’altra c’è la riduzione delle risorse disponibili, arrivata con il bando ancora aperto e con numerosi progetti già predisposti o presentati. Per le associazioni, il punto centrale resta la necessità di garantire copertura a tutte le domande arrivate entro i termini previsti. La nuova flessibilità concessa dall’Unione Europea per la transizione energetica, pari a 6,77 miliardi di euro l’anno per l’Italia, viene indicata come una possibile risposta per sostenere reti, rinnovabili ed efficienza energetica, senza ricorrere a investimenti nelle fonti fossili.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili si collocano pienamente in questo perimetro. Per questo la richiesta avanzata da FREE, Adiconsum, AiCARR, Aiel, ARSE, AssoEGE, AssoESCo, ATER, Distretto Produttivo Pugliese-La Nuova Energia, Ecofuturo, Federidroelettrica, FIRE, Italia Solare, Kyoto Club e Legambiente punta a evitare che progetti già costruiti sulla base delle regole del bando restino esclusi per mancanza di risorse. Il tema è destinato a incidere direttamente sul futuro delle CER in Italia e sulla capacità del Paese di utilizzare gli strumenti disponibili per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, rafforzare l’autoconsumo e sostenere un modello di transizione energetica fondato sulla partecipazione dei territori.
