La crisi climatica e l’innalzamento delle temperature marine stanno lasciando segni sempre più evidenti sui coralli del Mediterraneo, con conseguenze dirette sulla sopravvivenza di specie preziose per la biodiversità marina. A confermarlo sono i risultati di “MedCoral Guardians”, il primo progetto di tutela dei coralli del Mare Nostrum, realizzato dalla Fondazione Marevivo nelle Aree Marine Protette di Ustica in Sicilia, Tavolara-Punta Coda Cavallo in Sardegna e Punta Campanella in Campania, grazie al contributo di The Nando and Elsa Peretti Foundation. Negli ultimi tempi il Mediterraneo ha fatto registrare temperature record, con un picco storico raggiunto a giugno 2025, quando la temperatura superficiale media del mare ha toccato quasi 24°C. In questo scenario, i due anni di attività di MedCoral Guardians hanno documentato gli effetti del riscaldamento marino sulla Cladocora, corallo endemico del Mediterraneo oggi minacciato dalle attività antropiche e, soprattutto, dalla maggiore frequenza delle ondate di calore marine. Questi eventi estremi provocano il fenomeno dello sbiancamento dei coralli e possono portare alla morte di intere colonie. La perdita di Cladocora caespitosa rappresenterebbe un grave danno per la biodiversità marina mediterranea, perché questo raro e delicato corallo offre rifugio e nutrimento a numerose specie, contribuisce al mantenimento degli equilibri ecologici costieri e costituisce un importante bioindicatore della qualità delle acque e degli effetti dei cambiamenti climatici.
MedCoral Guardians, due anni di monitoraggi tra Ustica, Tavolara e Punta Campanella
Il progetto MedCoral Guardians ha raggiunto risultati significativi sul piano scientifico, ambientale e sociale. In due anni sono stati mappati oltre 6.000 m² di fondale tra Ustica e Tavolara, sono state raccolte più di 200 osservazioni scientifiche, sono stati coinvolti circa 800 studenti in attività di educazione ambientale, hanno partecipato 17 centri diving e migliaia di subacquei sono stati impegnati nelle attività di monitoraggio e citizen science. L’iniziativa non si è limitata alla ricerca scientifica, ma ha puntato anche a informare e coinvolgere comunità locali e visitatori, un elemento ritenuto essenziale per garantire la tutela di Cladocora caespitosa. La protezione dei coralli del Mediterraneo passa infatti anche dalla conoscenza degli habitat marini e dalla partecipazione attiva dei territori coinvolti. I dati raccolti hanno evidenziato profonde trasformazioni degli ecosistemi coralligeni superficiali, confermando la particolare vulnerabilità della Cladocora allo stress termico. Le analisi hanno inoltre dimostrato che la vitalità di questo corallo è fortemente influenzata da fattori ambientali quali profondità, illuminazione e composizione delle comunità algali.
La Cladocora caespitosa, un corallo endemico minacciato dal caldo e dalle attività umane
La Cladocora caespitosa, conosciuta anche come madrepora cuscino, è una specie endemica e minacciata del Mediterraneo. La sua importanza ecologica è legata alla capacità di contribuire alla costruzione di habitat complessi, fondamentali per molte forme di vita marina. La crescente frequenza delle ondate di calore marine rende però sempre più fragile la sopravvivenza delle colonie. Il fenomeno dello sbiancamento, causato dallo stress termico, compromette la vitalità del corallo e può determinare la morte di interi banchi naturali. In questo contesto, la protezione della Cladocora caespitosa assume un valore strategico per la conservazione degli habitat costieri e per il futuro della biodiversità del Mediterraneo. Le attività condotte nelle Aree Marine Protette coinvolte hanno permesso di approfondire il rapporto tra lo stato di salute della specie e le condizioni ambientali in cui vive. Profondità, luce e presenza di comunità algali sono emersi come fattori determinanti per la vitalità della specie, confermando la necessità di approcci di tutela integrati e basati su dati scientifici.
Il restauro multispecie e il ruolo protettivo delle macroalghe
Le attività di monitoraggio hanno fornito indicazioni utili alla fase successiva di restauro ecologico, realizzata seguendo i protocolli dell’Università Politecnica delle Marche. Tra le tecniche sperimentate, quella di restauro “multispecie”, applicata per la prima volta nell’ambito del progetto, si è rivelata la più efficace. Dopo un anno, il tasso di sopravvivenza complessivo è stato del 40% e gli esemplari sopravvissuti erano tutti associati a strutture di coralli e macroalghe trapiantati insieme. Questo risultato suggerisce che la presenza delle macroalghe, grazie al loro effetto “ombrello”, possa proteggere la Cladocora dall’irradiazione solare diretta, riducendone lo stress termico. Un’ulteriore prospettiva per il ripopolamento dei banchi naturali degradati o in sofferenza arriva dalla sperimentazione avviata dallo stesso ateneo marchigiano, grazie alla quale sono stati allevati con successo 200 frammenti di corallo con il 100% di sopravvivenza e una crescita attiva. Si tratta di un risultato che rafforza le possibilità di applicare protocolli di restauro in contesti più ampi, a partire dalle Aree Marine Protette del Mediterraneo.
A Ustica cinque boe di ormeggio evitano oltre 6.000 ancoraggi dannosi
Nell’Area Marina Protetta di Ustica, dove sono stati realizzati 2 percorsi subacquei per promuovere la conoscenza della Cladocora e del suo stato di salute, sono state installate anche cinque boe di ormeggio destinate ai diving. L’intervento è stato realizzato grazie al supporto di Caronte S.p.A. con l’obiettivo di implementare le attività di tutela dell’habitat marino. Questa misura ha consentito di evitare, in una sola stagione, oltre 6.000 ancoraggi potenzialmente dannosi per la Cladocora. Un risultato concreto che mostra come la conservazione degli ecosistemi marini debba partire innanzitutto dalla loro tutela diretta, riducendo gli impatti delle attività umane sugli habitat più delicati. Le boe di ormeggio rappresentano quindi una misura pratica di prevenzione, capace di limitare i danni fisici ai fondali e alle colonie coralline, favorendo allo stesso tempo una fruizione più sostenibile delle aree marine da parte dei centri diving e dei subacquei.
Marevivo: proteggere la Cladocora significa salvaguardare il Mediterraneo
“A livello globale stiamo assistendo a una regressione di circa il 50% delle barriere coralline: un segnale d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare. Se dei coralli tropicali si parla spesso, così non è per i coralli del Mediterraneo sui quali abbiamo voluto accendere i riflettori con MedCoral Guardians. Questo progetto si basa su tre pilastri fondamentali: monitoraggio, restauro, sensibilizzazione ed educazione. Proteggere la Cladocora significa salvaguardare la biodiversità del Mediterraneo e contribuire alla conservazione di un patrimonio naturale essenziale per il benessere delle generazioni presenti e future” ha dichiarato Raffaella Giugni, Segretario Generale Marevivo. Le parole di Raffaella Giugni sintetizzano il valore strategico di MedCoral Guardians: monitorare, restaurare e sensibilizzare per proteggere un patrimonio naturale ancora poco conosciuto rispetto ai coralli tropicali, ma altrettanto rilevante per gli equilibri ecologici marini.
La Fondazione Nando ed Elsa Peretti e il legame con la tutela del mare
“Il mare ha accompagnato Elsa Peretti per tutta la vita, come fonte di ispirazione artistica e come responsabilità verso la natura. Il corallo, che per molti anni è stato al centro delle sue creazioni, divenne anche il simbolo della sua crescente consapevolezza della fragilità degli ecosistemi marini. Quando comprese quanto questi habitat fossero vulnerabili, Elsa scelse di sostenere la loro protezione piuttosto che il loro utilizzo. La Fondazione Nando ed Elsa Peretti continua oggi questo impegno, sostenendo progetti che uniscono ricerca scientifica, conservazione e sensibilizzazione. MedCoral Guardians rappresenta un esempio concreto di come sia possibile trasformare la conoscenza in azione per salvaguardare il patrimonio naturale del Mediterraneo e trasmetterlo alle generazioni future”, ha dichiarato Stefano Palumbo, Membro del Board della Fondazione Nando ed Elsa Peretti. Il contributo di The Nando and Elsa Peretti Foundation ha reso possibile lo sviluppo del progetto nelle Aree Marine Protette coinvolte, sostenendo un percorso che unisce ricerca scientifica, conservazione marina e sensibilizzazione ambientale.
Un modello replicabile per le Aree Marine Protette del Mediterraneo
Da Tavolara, dove il progetto è stato realizzato anche con il contributo dell’azienda Xylem, a Ustica e Punta Campanella, MedCoral Guardians ha dimostrato la replicabilità e la scalabilità del proprio modello di intervento. Questo risultato è stato raggiunto grazie alla collaborazione tra le Aree Marine Protette coinvolte e un ampio partenariato scientifico composto dall’Università Politecnica delle Marche, dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, dalla Rutgers University e dal Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il contributo congiunto di istituzioni, enti di ricerca, imprese, fondazioni e organizzazioni del terzo settore ha permesso di realizzare un progetto ad alto impatto, confermando l’efficacia di un approccio condiviso alla tutela del mare. Forte dei risultati ottenuti, Marevivo punta ora a estendere ad altre Aree Marine Protette del Mediterraneo protocolli comuni per la protezione, il monitoraggio, il restauro ecologico e la divulgazione ambientale. Le Aree Marine Protette rappresentano infatti presìdi fondamentali per la conoscenza e la conservazione della biodiversità marina, oltre che luoghi strategici per la protezione e la rigenerazione degli ecosistemi del Mediterraneo.
Danovaro: il restauro della madrepora cuscino è un passo concreto per gli habitat costieri
“Il restauro della madrepora cuscino, specie endemica e minacciata, rappresenta un passo concreto verso il recupero degli habitat costieri e ha un forte valore simbolico: dimostra che possiamo rimediare ai danni prodotti da decenni di attività sconsiderate nel Mediterraneo. MedCoral Guardians ha unito la ricerca scientifica e il lavoro di coordinamento e sensibilizzazione di Marevivo per portare avanti questa missione e vincere la sfida” ha dichiarato il prof. Roberto Danovaro, Biologo Università Politecnica delle Marche. La dichiarazione del professor Roberto Danovaro evidenzia il significato scientifico e simbolico del restauro della madrepora cuscino, una specie che rappresenta uno degli indicatori più importanti dello stato di salute degli habitat costieri mediterranei.
Ustica, quarant’anni di tutela e un laboratorio di conservazione
Dott. Davide Bruno – Direttore AMP Ustica: “nel 2026, anno in cui si celebra il quarantesimo anniversario dell’Area Marina Protetta di Ustica, l’AMP continua a essere un laboratorio di conservazione e innovazione, capace di mettere in rete ricerca scientifica, enti pubblici, associazioni, operatori del territorio e cittadini. MedCoral Guardians dimostra come la tutela del mare possa generare conoscenza e coinvolgimento, trasformando la comunità locale e i visitatori in protagonisti della conservazione. Celebrare quarant’anni di tutela significa anche investire nel futuro, promuovendo progetti che avvicinino sempre più persone alla conoscenza e alla salvaguardia del mare”. Nel 2026, l’Area Marina Protetta di Ustica celebra il suo quarantesimo anniversario confermando il proprio ruolo di laboratorio di conservazione e innovazione. Le attività realizzate nell’ambito di MedCoral Guardians, dai percorsi subacquei alle boe di ormeggio, rafforzano il valore dell’AMP come presidio di conoscenza, tutela e partecipazione.
Ricerca, comunità e cooperazione nella conservazione marina
“MedCoral Guardians rappresenta l’evoluzione di un’idea che ha progressivamente consolidato una solida dimensione scientifica e operativa. Integrando lo studio dello stato di salute di Cladocora, protocolli standardizzati di monitoraggio e restauro e iniziative di educazione ambientale, il progetto rafforza il dialogo tra ricerca e comunità. Inoltre, pone le basi per nuove collaborazioni e segna l’avvio di un percorso strutturato di cooperazione nella conservazione marina”, ha aggiunto Fiorella Prada, Consulente scientifica del progetto per Rutgers University. La prospettiva indicata da Fiorella Prada mette in evidenza uno degli aspetti centrali del progetto: la capacità di costruire un ponte tra ricerca scientifica e comunità locali. I protocolli standardizzati di monitoraggio e restauro, insieme alle iniziative di educazione ambientale, rappresentano strumenti fondamentali per consolidare nuove forme di cooperazione nella conservazione marina.
Le condizioni ambientali che sostengono la Cladocora caespitosa
“MedCoral Guardians ha offerto l’opportunità di studiare e approfondire le condizioni ambientali che sostengono Cladocora caespitosa, aiutandoci a capire come salvaguardare questo singolare costruttore di reef del Mediterraneo” ha dichiarato Giacomo Milisenda, Ricercatore Stazione Anton Dohrn. Le parole di Giacomo Milisenda richiamano l’importanza di comprendere le condizioni ambientali che permettono alla Cladocora caespitosa di sopravvivere e crescere. Lo studio di profondità, illuminazione, comunità algali e stress termico è essenziale per definire strategie efficaci di protezione e restauro.
Il futuro della tutela dei coralli del Mediterraneo
I risultati di MedCoral Guardians indicano una direzione chiara per il futuro della tutela dei coralli del Mediterraneo: estendere i protocolli comuni di monitoraggio, protezione, restauro ecologico e divulgazione ambientale ad altre Aree Marine Protette. La sfida riguarda la capacità di affrontare gli effetti della crisi climatica e delle attività antropiche attraverso interventi coordinati, scientificamente fondati e condivisi con i territori. La Cladocora caespitosa, specie endemica e minacciata, diventa così il simbolo di una più ampia battaglia per la conservazione della biodiversità marina mediterranea. La sua tutela non riguarda solo la sopravvivenza di un corallo raro e delicato, ma la protezione degli equilibri ecologici costieri, la qualità delle acque e la capacità del Mediterraneo di rigenerarsi di fronte agli effetti sempre più intensi dei cambiamenti climatici. Con oltre 6.000 m² di fondale mappati, più di 200 osservazioni scientifiche, circa 800 studenti coinvolti, 17 centri diving partecipanti, migliaia di subacquei impegnati nella citizen science, cinque boe di ormeggio capaci di evitare oltre 6.000 ancoraggi potenzialmente dannosi e nuove tecniche di restauro sperimentate sul campo, MedCoral Guardians si propone come modello operativo per la protezione dei coralli mediterranei e per la rigenerazione degli ecosistemi marini più fragili.
