Il fragore dell’esplosione che il 28 maggio ha scosso Cape Canaveral si è ormai spento, lasciando dietro di sé una densa nube di incertezza sul futuro a breve termine dell’esplorazione dello Spazio profondo. L’incidente che ha coinvolto il colossale razzo New Glenn di Blue Origin durante i test a terra ha infatti innescato un rapido cambio di strategia ai vertici dell’agenzia spaziale americana, fermamente determinata a mantenere intatta la complessa tabella di marcia. Jared Isaacman, amministratore capo della NASA, ha dichiarato ai microfoni dell’emittente Fox Business una decisione cruciale per le sorti della futura missione Artemis IV: l’agenzia sta attivamente cercando un nuovo vettore per trasportare l’innovativo lander Blue Moon sulla superficie della Luna entro il 2028. Una mossa netta ed essenziale per svincolare il carico utile dal destino incerto del lanciatore principale, confermando che l’obiettivo lunare resta assolutamente prioritario.
La separazione tra il lander e il veicolo di lancio
Le parole di Isaacman delineano uno scenario operativo in rapida evoluzione. L’amministratore ha confermato chiaramente la volontà di disaccoppiare il lander dal veicolo di lancio e dalla piattaforma stessa, una mossa difensiva vitale per mettere al riparo la missione dai ritardi accumulati da Blue Origin. Il lander Blue Moon, sviluppato proprio dall’azienda di Bezos e scelto come una delle 2 possibili navette insieme alla Starship di SpaceX, è un tassello fondamentale per scendere sul suolo lunare. La NASA sta quindi valutando opzioni di trasporto inedite per le 2 versioni del modulo: la variante Mark 1, destinata a operare come cargo, e la versione Mark 2, progettata specificamente per ospitare un equipaggio umano in viaggio verso la Luna.
Il rebus dei lanciatori e l’incompatibilità del Falcon Heavy
Trovare un rimpiazzo all’altezza del New Glenn si sta rivelando una vera e propria sfida ingegneristica. Ad oggi le opzioni sul tavolo scarseggiano drammaticamente e non ci sono alternative ovvie per garantire l’accesso allo Spazio nei tempi previsti. L’unico vettore attualmente in grado di sollevare un carico di quelle proporzioni immense è il Falcon Heavy prodotto da SpaceX. Questa soluzione si scontra tuttavia con un ostacolo di natura tecnica che appare insormontabile. Il diametro del lanciatore risulta incompatibile con le dimensioni massicce del lander Blue Moon, rendendo totalmente impossibile l’inserimento del modulo all’interno della carenatura del razzo senza ricorrere a radicali e lunghe riprogettazioni.
Le rassicurazioni e i prossimi passi verso l’orbita
Nonostante i gravi danni riportati dalla struttura in Florida, da Blue Origin filtrano messaggi formali per tranquillizzare gli investitori e il pubblico. L’azienda ha diramato un comunicato assicurando che la complessa infrastruttura della piattaforma di lancio a Cape Canaveral non ha subito danni in modo irreparabile. I tecnici sono già attivamente al lavoro per ripristinare le zone compromesse dalla deflagrazione, promettendo inoltre che il razzo New Glenn tornerà a volare entro la fine dell’anno in corso. Resta da capire se questi tempi di recupero serrati saranno sufficienti per riconquistare la totale fiducia della NASA.
