Siamo dinanzi ad un intenso evento di El Niño su tutto il bacino del Pacifico, con un eccezionale ‘serbatoio‘ di calore subsuperficiale pronto ad emergere in superficie e ad amplificarsi nei prossimi mesi. Le ultime analisi settimanali del NOAA mostrano anomalie positive di temperatura superficiale del mare (SST) in tutte le regioni Niño, un segnale chiaro che il Pacifico equatoriale si sta rapidamente riscaldando. In particolare, l’indice Niño-3.4 si colloca intorno a +0,7/+0,9°C, mentre la Niño-1+2 supera i +2°C a metà giugno, valori tipici della fase iniziale di un El Niño destinato a intensificarsi. Il Climate Prediction Center (CPC) ha ufficialmente emesso un’El Niño Advisory, confermando che le condizioni di El Niño sono già presenti e che dovrebbero rafforzarsi fino alla stagione invernale 2026-27.
Le probabilità che questo fenomeno raggiunga l’intensità definita ‘molto forte‘, in base alle anomalie della regione Niño-3.4 e agli indici correlati, sono elevate; ciò lo rende fin d’ora un serio candidato a posizionarsi tra i più potenti eventi storici registrati dal 1950 ad oggi.

Nonostante una lieve flessione del parametro medio del bacino, il CPC evidenzia come le acque profonde equatoriali continuino a registrare valori termici significativamente superiori alla media nel Pacifico centro-orientale. Questo scenario descrive la nascita di un’onda di Kelvin di downwelling, ossia un vero e proprio ‘fiume invisibile‘ di acqua insolitamente calda che viaggia verso est lungo il termoclino. Questo imponente flusso blocca la normale risalita delle correnti fredde profonde, spianando la strada a un repentino riscaldamento della superficie del mare.
L’attuale assetto barico fa presagire l’arrivo di uno degli eventi di El Niño più estremi della storia recente. Le proiezioni del CPC, basate sull’indice RONI, confermano una marcata inclinazione verso un riscaldamento di grande portata, con una concreta possibilità che il fenomeno raggiunga la sua massima potenza tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027.
I dati storici mostrano che un riscaldamento precoce nel Pacifico orientale e centrale preannuncia un’estensione graduale del nucleo caldo verso ovest, suggerendo che l’anomalia attuale sia l’inizio del fenomeno piuttosto che il suo apice. Il picco dell’indice Niño-3.4, in tali scenari, si verifica solitamente diversi mesi dopo i primi segnali registrati nella zona Niño-1+2. È possibile approfondire la dinamica del fenomeno analizzando i dati storici sul riscaldamento del Pacifico.
I grafici e i modelli meteo a lungo termine (ECMWF e altri) confermano che le anomalie del Niño-3.4 continueranno a crescere fino alla fine del 2026. Diversi scenari vedono il fenomeno diventare intenso o estremo entro l’inverno, con valori che potrebbero eguagliare i ‘super‘ El Niño del 1997-1998 e del 2015-2016 rispetto all’intero Pacifico tropicale.
Lo scenario di riferimento è fortemente orientato a un’estensione del surriscaldamento nel Pacifico tropicale: l’accumulo di calore oceanico è notevole, le anomalie dei venti occidentali lungo l’equatore si stanno rafforzando e non si osservano segnali di risalita di correnti fredde (upwelling) tali da invertire la rotta. In tale contesto, è altamente probabile che il 2026 si concluda con scarti termici globali accentuati ed effetti climatici tipici di El Niño, che spaziano dalle precipitazioni costanti in alcune zone delle Americhe a condizioni più aride e torride in vari tratti dell’Indopacifico e in altre aree sensibili.
