I due principali modelli stagionali, NOAA-CFSv2 ed ECMWF-SEAS5/C3S, iniziano a lanciare un messaggio chiaro per il trimestre luglio-agosto-settembre 2026: su gran parte dell’Europa sud-occidentale (Italia compresa) prevale una ‘segnale umido‘, cioè una maggiore probabilità di avere più piogge della media. In un contesto sempre più caldo, questo si traduce in un rischio crescente di violenti temporali, sia in piena estate sia in concomitanza con l’inizio dell’autunno meteorologico.
Le ultime corse del modello americano CFSv2 disegnano anomalie positive di precipitazione su buona parte della Spagna e dell’Italia nel trimestre compreso tra luglio-agosto e settembre, con i massimi sulle aree interne peninsulari. Le proiezioni stagionali del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Raggio (ECMWF) e il bollettino del Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus (C3S) convergono verso la stessa conclusione: le carte probabilistiche indicano, per buona parte del Mediterraneo occidentale, una netta propensione verso scenari più piovosi della norma, evidenziando una maggiore probabilità di superare le medie storiche del periodo 1993-2016.

Per capire come mai entrambi i modelli prevedano uno scenario così piovoso, bisogna osservare i grandi fattori climatici globali. Le previsioni stagionali, infatti, non prevedono il tempo giorno dopo giorno. Esse calcolano l’andamento delle grandi oscillazioni tra oceano e atmosfera, come l’ENSO, l’andamento delle temperature nell’Atlantico e la circolazione dell’aria a livello emisferico. In tale contesto, si stima quindi un’estate 2026 probabilmente più calda della media, inserita in un inequivocabile trend di surriscaldamento e caratterizzata da primavere già insolitamente miti negli scorsi anni. Il caldo intenso però aumenta la capacità dell’aria di trattenere umidità; quando questa condizione si scontra periodicamente con saccature atlantiche in quota o gocce fredde, si creano le premesse perfette per fenomeni convettivi frequenti e temporali organizzati.
All’interno di un’estate mediterranea, generalmente secca, l’aumento dell’umidità rispetto alla norma non è sinonimo di giornate intere di rovesci diffusi. La vera minaccia si esprime con un’escalation di temporali: diventano più continui, estesi e violenti. I classici rovesci pomeridiani o serali si trasformano così in nubifragi pronti a colpire le zone interne e i litorali. Le giornate continuano a essere per lo più soleggiate e molto calde, ma vengono spezzate sempre più spesso da temporali improvvisi, grandine e colpi di vento. È una dinamica che abbiamo già visto all’opera di recente, capace di trasformare una giornata stabile in severo maltempo nel giro di pochissime ore.
Particolare attenzione merita il mese di settembre. Secondo i medesimi aggiornamenti, infatti, la persistenza di anomalie positive di precipitazione e di temperatura superficiale sul Mediterraneo occidentale può aumentare sensibilmente il rischio di episodi di piogge torrenziali e severe grandinate nella fase di transizione verso l’autunno meteorologico. Il calore latente accumulato dal mare durante l’estate, unito a eventuali infiltrazioni di aria fredda in quota, è la miscela tipica per configurazioni a forte impatto sul Mediterraneo occidentale, con nubifragi localizzati capaci di scaricare in poche ore la pioggia di intere settimane.
È importante però sottolineare il livello di confidenza di questi scenari. Le previsioni stagionali forniscono tendenze probabilistiche a medio-lungo termine, non indicazioni puntuali su quando e dove si verificherà il singolo temporale. L’abilità dei modelli varia in funzione della regione e della stagione: sul Mediterraneo il segnale può essere significativo, ma resta soggetto a incertezze, soprattutto quando si scende di scala fino al singolo episodio di maltempo. Parlare di anomalia pluviometrica positiva significa quindi descrivere un contesto in cui cresce la probabilità di condizioni favorevoli a fenomeni temporaleschi ripetuti, non prefigurare una stagione costantemente piovosa o inevitabilmente alluvionale.
Per questo motivo sarà essenziale monitorare le successive emissioni mensili dei sistemi C3S/ECMWF e CFSv2, che aggiorneranno la tendenza con le condizioni iniziali più recenti. Se la concordanza tra i due grandi modelli dovesse mantenersi anche prossime uscite, le indicazioni di massima per il Mediterraneo occidentale diventerebbero ancora più robuste: estate molto calda quindi, ma con un potenziale convettivo superiore alla media e un inizio di autunno da attenzionare per il rischio di episodi di fenomeni estremi.
