Una nuova fase eruttiva è stata osservata ieri sull’Etna, dove da circa 6 mesi si registra nuovamente la risalita di magma in area sommitale. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Osservatorio Etneo ha confermato ieri l’avvio di un fenomeno effusivo nell’alto settore della Valle del Leone, a circa 3000 metri di quota, con una piccola colata lavica debolmente alimentata e senza segnali di intensificazione significativa. Secondo le analisi INGV, è stata inoltre rilevata una debole attività esplosiva di tipo stromboliano al cratere Voragine, mentre il tremore vulcanico risulta in aumento da alcuni giorni. Le sorgenti sono localizzate in corrispondenza del sistema craterico sommitale, con attività infrasonica concentrata soprattutto al cratere di Nord/Est. Nessuna variazione rilevante, invece, è stata registrata nelle deformazioni del suolo.
Nel quadro di questa fase eruttiva, il vulcanologo INGV Boris Behncke ha descritto l’attività come contenuta ma significativa per la sua collocazione strutturale, sottolineandone il carattere già osservato più volte negli ultimi anni. Di seguito le sue dichiarazioni:
“Dopo poco meno di sei mesi, scorre nuovamente la lava in area sommitale – una colatina lenta, timida, carina ma una cosa già vista, rivista e stra-rivista in questi ultimi tempi. Per fortuna in un luogo distante, e quindi senza alcuna possibilità di creare problemi alle zone abitate, ma ben visibile da tutto il versante orientale, una cosa giusta per la stagione turistica.
E spuntano subito quei post che mettono questa nuova attività nel contesto dei terremoti recenti, devastanti, in Venezuela e qualche altra scossa in Giappone e altrove, e di eruzioni del tutto normali e per niente straordinarie, come l’attività del Nevados de Chillán in Cile. Mentre siamo davvero in un momento in cui la crisi climatica si fa sentire in maniera sempre più insistente, la geodinamica è quella normale, siamo ormai lontani anni dall’ultima eruzione vulcanica davvero grande (Hunga, in Tonga, gennaio 2022, ma quella fu effettivamente colossale).
Pure per gli standard dell’Etna, questa nuova attività effusiva è, per ora, molto, molto piccola. Ma è sempre una novità, e chissà come evolverà nei prossimi tempi. Notiamo bene che si tratta di un’attività subterminale, cioè strettamente collegata ai crateri sommitali. Non sta, allo stato attuale, producendo quantità significative di cenere (stanno continuando le modeste emissioni di cenere dalla bocca, il cosidetto “pit”, sull’alto fianco orientale del cratere Voragine). Quindi abbiamo qui un’attività tutto sommato simpatica, anche se, nella mia opinione molto personale, è un po’ troppo “déjà vu”, le foto (bellissime!) che stanno girando praticamente dal momento in cui la colata è partita, sembrano fotocopie di quelle dell’anno scorso.
Da una certa distanza si può apprezzare meglio quello che dà qualcosa di particolare a questa nuova eruzioncina: la sua ubicazione strutturale. Questa colata è figlia della Voragine, non del solito Cratere di Sud-Est, ma nemmeno del Nord-Est alla cui base orientale sta uscendo. Sta emergendo dalla parte terminale della frattura che nei giorni precedenti si è sviluppata partendo dal “pit” della Voragine, quella bocca apertasi il mattino del 27 dicembre 2025 in concomitanza con il primo parossismo del Nord-Est di quel giorno. Nella stessa zona, 12 anni fa, si è aperta una bocca, e poi un’altra, che invece erano figlie del Sud-Est. Sono queste le cose che mi fanno impazzire dell’Etna, questa incredibile variabilità e complessità, queste strade che si incrociano in maniera apparentemente arbitraria, ma che hanno un’organizzazione ben precisa, che cambia assetto con ogni singola attività di questo vulcano“.
Allo stato attuale, la situazione resta sotto costante monitoraggio e non mostra segnali di evoluzione rapida, pur rientrando nel quadro dell’attività sommitale tipica del vulcano.
