Per trattare la fibrillazione atriale persistente, l’ablazione risulta più efficace della terapia farmacologica nel mantenere il ritmo normale del cuore. È quanto emerge da un recente articolo scientifico pubblicato sul New England Journal of Medicine, dal titolo “Pulsed Field Ablation as Initial Therapy for Persistent Atrial Fibrillation”, al quale ha contribuito anche Maria Cecilia Hospital di Cotignola, in provincia di Ravenna, ospedale di Alta Specialità di GVM Care & Research accreditato con il Servizio sanitario nazionale. La ricerca rappresenta un passaggio rilevante nella gestione della fibrillazione atriale persistente, una forma più complessa dell’aritmia cardiaca più diffusa, perché suggerisce la possibilità di utilizzare l’Ablazione a Campi Pulsati, nota anche come PFA, non più come opzione successiva al fallimento dei farmaci, ma come terapia iniziale nei pazienti non precedentemente trattati.
Fibrillazione atriale: l’aritmia che colpisce milioni di persone nel mondo
Sentire il cuore che improvvisamente batte all’impazzata o salta i battiti è l’esperienza di chi soffre di fibrillazione atriale, l’aritmia cardiaca più diffusa, che colpisce 52,5 milioni di persone in tutto il mondo. Oltre a compromettere la qualità della vita, questa patologia è associata a tromboembolismo, disfunzione cognitiva e morte prematura. La fibrillazione atriale è inoltre responsabile di un utilizzo considerevole dei servizi sanitari, con interventi del sistema di emergenza-urgenza, accessi in pronto soccorso e ricoveri. Nei casi in cui il ritmo cardiaco permanga alterato continuativamente per oltre sette giorni si parla di fibrillazione atriale persistente. Si tratta di una forma più grave, che colpisce fino al 50% dei pazienti con fibrillazione atriale e aumenta ulteriormente i rischi per la salute.
Lo studio Avant Guarde e il ruolo di Maria Cecilia Hospital
In questo ambito si concentra l’attività di ricerca di Maria Cecilia Hospital, che ha partecipato attivamente allo studio denominato Avant Guarde, analizzato nell’articolo pubblicato sul NEJM. Lo studio è stato condotto su pazienti affetti da fibrillazione atriale persistente non precedentemente trattata. L’obiettivo era valutare se l’utilizzo dell’innovativa Ablazione a Campi Pulsati potesse essere preferibile come terapia di prima linea rispetto ai tradizionali farmaci antiaritmici nei pazienti con fibrillazione atriale persistente mai trattata in precedenza. Su 310 pazienti arruolati, 207 sono stati sottoposti subito all’intervento, mentre i restanti 103 sono stati trattati unicamente con la terapia farmacologica standard. Tutti i partecipanti hanno ricevuto un monitor cardiaco impiantabile per registrare continuamente il ritmo del cuore per un anno.
I risultati a 12 mesi: 56% di successo con PFA contro il 30% dei farmaci
I risultati di efficacia a 12 mesi mettono in evidenza il successo della terapia nel mantenere il ritmo normale del cuore, nettamente superiore nel gruppo sottoposto a intervento rispetto a quello trattato con farmaci. La percentuale di successo stimata è stata del 56% nel gruppo sottoposto ad Ablazione a Campi Pulsati contro appena il 30% nel gruppo trattato con terapia farmacologica standard. Un dato che rafforza l’ipotesi di una strategia di intervento precoce nei pazienti con fibrillazione atriale persistente mai trattata in precedenza.
Iacopino: “una strategia d’intervento precoce è più opportuna”
“Attualmente la fibrillazione atriale persistente si cura in prima battuta con una terapia anticoagulante nei pazienti con profilo di rischio tromboembolico elevato associata a una terapia antiaritmica per il controllo della frequenza cardiaca – spiega il prof. Saverio Iacopino, coordinatore dell’Aritmologia, sezione A di Maria Cecilia Hospital e coautore dello studio -. Lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine evidenzia che anche in caso di fibrillazione atriale persistente l’ablazione a campo pulsato è in grado di mantenere più a lungo il ritmo normale del cuore rispetto alla terapia farmacologica e indica come una strategia d’intervento precoce sia più opportuna rispetto ad una scelta ritardata”. Le parole del professor Saverio Iacopino, coordinatore dell’Aritmologia, sezione A di Maria Cecilia Hospital e coautore dello studio, sottolineano il valore clinico dei risultati emersi e il possibile impatto sulle future decisioni terapeutiche per i pazienti affetti da fibrillazione atriale persistente.
Dalla terapia dopo i farmaci alla prima modalità di trattamento
Lo studio ribalta la prospettiva di cura. La procedura di ablazione, finora tenuta come ultima scelta ed eseguita su pazienti refrattari al trattamento farmacologico, ora diventa la prima modalità di trattamento. La rilevanza del risultato riguarda non solo l’efficacia clinica dell’Ablazione a Campi Pulsati, ma anche il possibile cambiamento nell’approccio alla patologia: intervenire in una fase più precoce, anziché attendere il fallimento della terapia farmacologica, può rappresentare una strategia più favorevole per mantenere il ritmo cardiaco normale più a lungo.
Che cos’è l’ablazione a campi pulsati
L’Ablazione a Campi Pulsati, o PFA, utilizza impulsi elettrici ultra-rapidi a brevissimo raggio. A differenza delle vecchie tecniche, che trattano il tessuto cardiaco con il calore attraverso la radiofrequenza o con il gelo tramite crioablazione, questa tecnologia agisce in modo mirato sulle cellule coinvolte nell’aritmia. “È una procedura endovascolare minimamente invasiva che impiega una tecnologia intelligente, perché colpisce in modo selettivo solo le cellule cardiache responsabili del cortocircuito, senza danneggiare i tessuti circostanti come l’esofago o i nervi”, sottolinea il professor Iacopino. La selettività dell’azione rappresenta uno degli aspetti centrali della PFA, poiché consente di intervenire sulle aree responsabili degli impulsi caotici che alterano il ritmo cardiaco, riducendo il coinvolgimento dei tessuti circostanti.
Come si svolge l’intervento con catetere FARAWAVE
L’intervento di ablazione a campi pulsati dura circa 40 minuti. Il medico introduce un piccolo tubicino, un catetere di ultima generazione chiamato FARAWAVE, che passa attraverso la vena femorale all’altezza dell’inguine e risale fino al cuore. Una volta raggiunta l’area interessata, il catetere consente di neutralizzare le zone da cui partono gli impulsi caotici responsabili della fibrillazione atriale persistente. Il paziente resta ricoverato per due giorni e può tornare subito alla sua vita quotidiana.
Linee guida e futuro della cura della fibrillazione atriale persistente
“Questa strategia d’intervento precoce sul cuore, grazie alle evidenze scientifiche, consentirà alla comunità medica internazionale di prepararsi a riscrivere le attuali linee guida e offrire ai milioni di pazienti che soffrono di fibrillazione atriale persistente una terapia d’avanguardia sin dal momento della diagnosi”, specifica Iacopino. Il dato emerso dallo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine apre quindi a una possibile revisione dell’approccio terapeutico alla fibrillazione atriale persistente, con l’ablazione a campi pulsati candidata a diventare una strategia precoce e non più soltanto una soluzione riservata ai casi refrattari alla terapia farmacologica.
Maria Cecilia Hospital: circa duemila interventi elettrofisiologici all’anno
In ambito elettrofisiologico, Maria Cecilia Hospital di Cotignola vanta un’ampia e consolidata esperienza, con una casistica di circa duemila interventi all’anno. Oltre 1.000 sono le ablazioni transcatetere, di cui 600 vengono eseguite per il trattamento della fibrillazione atriale. La restante parte delle procedure riguarda impianti di pacemaker convenzionali e leadless, defibrillatori transvenosi e sottocutanei, registratori impiantabili, come i loop recorder, per lo studio della sincope e della fibrillazione atriale. La struttura sanitaria romagnola si occupa da sempre della gestione dei pazienti affetti da aritmie cardiache ed è attenta all’innovazione tecnologica che consente di trattare queste patologie complesse riducendo i rischi e aumentando i benefici clinici.
Ricerca clinica e innovazione tecnologica nelle aritmie cardiache
“Sono numerose le attività di ricerca clinica nelle strutture del Gruppo con particolare riguardo al trattamento dello scompenso cardiaco, al ruolo delle nuove tecnologie come quella del mini-pacemaker (leadless), quella della stimolazione selettiva della branca sinistra e le nuove tecnologie a elettroporazione per il trattamento della fibrillazione atriale. A queste attività si aggiungono la diagnosi e il trattamento della sincope cardioinibitoria mediante cardio-neuro-ablazione e delle Sindromi aritmiche coma la Sindrome di Brugada e la Sindrome di Wolff-Parkinson-Whyte”, conclude il professor Iacopino. L’attività di ricerca di Maria Cecilia Hospital si inserisce dunque in un quadro più ampio di innovazione clinica e tecnologica nel trattamento delle patologie cardiache complesse, con particolare attenzione alle aritmie, alla fibrillazione atriale, allo scompenso cardiaco e alle nuove tecniche di elettroporazione.
