Un terremoto magnitudo 5.5 ha scosso le remote acque dell’oceano Atlantico meridionale, colpendo l’area al largo dell’isola di Sant’Elena. L’evento sismico è stato registrato dai sismografi INGV alle 08:43 ora italiana. L’epicentro del sisma è stato localizzato a Nord/Est della celebre isola, in un tratto di mare caratterizzato da una geologia complessa e costantemente monitorata. Gli strumenti hanno rilevato che l’ipocentro si è attestato a 15 km di profondità, confermando la natura superficiale di questa potente scossa. L’assenza di centri abitati nelle immediate vicinanze dell’epicentro riduce drasticamente il rischio di danni, garantendo la sicurezza delle poche comunità che risiedono in questa porzione isolata del globo.
Perché si verificano terremoti in questa remota area oceanica
La regione in cui sorgono queste isole si trova in una delle aree geologicamente più attive e affascinanti del nostro pianeta. Il motivo principale di questa marcata instabilità tellurica risiede nella presenza della Dorsale Medio Atlantica, una immensa catena montuosa sottomarina che attraversa il globo da Nord a Sud. In questo tratto di oceano, le gigantesche placche tettoniche sudamericana e africana si allontanano inesorabilmente l’una dall’altra. Tale divergenza permette al magma incandescente di farsi strada verso la superficie e solidificarsi per creare nuova crosta. Quando il materiale geologico preme e le enormi masse rocciose si fratturano o scivolano, si libera una quantità formidabile di energia sotto forma di vibrazioni sotterranee che si propagano a velocità enormi. Le stesse isole affioranti hanno una chiara origine vulcanica, essendo state plasmate nel corso di milioni di anni dalla fuoriuscita ininterrotta di lava da un profondo punto caldo. Sebbene il vulcano principale di Sant’Elena sia ormai spento, le forze tettoniche del fondale oceanico circostante continuano la loro opera di trasformazione geologica, causando scosse cicliche che ricordano la natura irrequieta della crosta terrestre.
La sismicità storica tra Sant’Elena e Tristan da Cunha
Analizzando i registri dei sismografi, l’attività storica di questo territorio britannico d’oltremare si presenta estremamente variegata in base alla latitudine. L’isola di Sant’Elena registra tremori con una frequenza decisamente bassa, trovandosi oggi distante dall’asse principale della frattura oceanica a causa del lento spostamento verso Est della placca continentale africana. Occasionalmente si avvertono fenomeni locali di debole intensità dovuti al naturale assestamento tettonico post-vulcanico. Lo scenario cambia drasticamente scendendo verso l’arcipelago di Tristan da Cunha, situato a oltre 2mila km di distanza. Questo complesso insulare risulta vulcanicamente molto instabile e possiede un passato geologico di grande turbolenza. Il caso di maggior rilievo dell’epoca moderna risale all’ottobre 1961, quando un persistente sciame sismico preannunciò una violenta eruzione che costrinse tutti i residenti all’evacuazione immediata. Più di recente, nell’estate 2004, una prolungata serie di sismi sottomarini ha raggiunto una magnitudo di picco di 4.8, scuotendo le acque adiacenti e depositando nuova pomice sulle coste.
