Una forte scossa di terremoto ha colpito Cuba alle 13:00 locali (le 20:00 italiane) di oggi, lunedì 8 giugno. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 6.1, con epicentro in mare, precisamente 104km a ovest-nordovest di Mantua, sulla costa occidentale dell’isola. L’evento si è verificato ad una profondità di 10km ed è stato avvertito anche all’Avana e in Florida. All’Avana, secondo quanto riferito da giornalisti dell’AFP presenti sul posto, il sisma è stato avvertito chiaramente per circa 20 secondi, spingendo numerose persone a lasciare gli edifici e a riversarsi in strada per precauzione. Al momento, non risultano danni a persone o cose.
Il terremoto odierno rappresenta l’ennesima conferma di come l’arcipelago cubano sia inserito in un contesto geologico molto più dinamico di quanto spesso si immagini. Eventi di questa intensità ricordano quanto il territorio cubano sia influenzato dai complessi movimenti delle placche tettoniche che caratterizzano l’intera regione caraibica.
La posizione di Cuba nel mosaico delle placche tettoniche dei Caraibi
Quando si pensa ai terremoti nei Caraibi, l’attenzione si concentra spesso su Haiti o Porto Rico. In realtà anche Cuba occupa una posizione geologica delicata, situata lungo il confine tra la placca nordamericana e quella caraibica. Questo margine tettonico si sviluppa per migliaia di chilometri e rappresenta una delle principali aree di deformazione della regione.
Le due placche non si allontanano né si scontrano frontalmente, ma scorrono lateralmente una rispetto all’altra. Questo movimento genera enormi accumuli di energia elastica nelle rocce della crosta terrestre. Quando la tensione supera la resistenza dei materiali, si verifica una frattura improvvisa e l’energia viene liberata sotto forma di onde sismiche. La sismicità cubana è dunque strettamente collegata a questo lento ma incessante movimento che, anno dopo anno, modifica impercettibilmente la geografia della regione.
Perché il terremoto di oggi si è verificato nell’estremo occidente dell’isola
L’evento odierno ha interessato una zona meno nota rispetto alle aree tradizionalmente più sismiche di Cuba. L’epicentro è stato localizzato al largo della penisola di Guanahacabibes, nell’estrema parte occidentale dell’isola, una regione che si affaccia sul Golfo del Messico e sul Canale dello Yucatán.
Pur essendo generalmente meno attiva della fascia orientale cubana, anche questa porzione del territorio risente delle tensioni generate dall’interazione tra le strutture tettoniche caraibiche. La profondità ipocentrale di appena 10 chilometri ha contribuito a rendere il sisma potenzialmente ben percepibile dalla popolazione, poiché i terremoti superficiali tendono a trasmettere le vibrazioni in modo più intenso rispetto a quelli profondi.
Il fatto che l’epicentro sia stato localizzato in mare ha probabilmente contribuito a limitare gli effetti sul territorio emerso. Inoltre, una magnitudo di 6.1, pur essendo classificata come forte, non implica automaticamente conseguenze distruttive, soprattutto quando le aree maggiormente interessate dalle onde sismiche risultano scarsamente popolate o distanti dai principali centri urbani.
La Faglia Oriente: il cuore della sismicità cubana
Se l’ovest dell’isola registra terremoti occasionali, il vero epicentro della sismicità cubana si trova a est. Qui corre la cosiddetta Faglia Oriente, una delle strutture tettoniche più importanti dei Caraibi, che rappresenta il principale limite tra la placca nordamericana e quella caraibica.
Le province orientali di Santiago de Cuba, Granma e Guantánamo concentrano storicamente la maggior parte dei terremoti significativi registrati nel Paese. Proprio la vicinanza a questa grande faglia spiega perché ogni anno vengano rilevati migliaia di eventi sismici, la maggior parte dei quali troppo deboli per essere avvertiti dalla popolazione. Secondo i dati del Centro Nazionale di Investigazioni Sismologiche cubano, solo una minima parte dei terremoti registrati annualmente viene effettivamente percepita dagli abitanti. Gli studiosi considerano questa struttura una delle più attive dell’intera regione caraibica, capace di produrre terremoti superiori a magnitudo 7.
I grandi terremoti della storia cubana
La storia sismica di Cuba è molto più ricca di quanto comunemente si creda. Gli archivi storici documentano eventi significativi già in epoca coloniale. Tra i più importanti viene ricordato il terremoto del 1766 che colpì l’area orientale dell’isola, provocando danni rilevanti nelle città della regione. Un altro evento fondamentale avvenne nel 1932 nei pressi di Santiago de Cuba. Quel terremoto è considerato uno dei più forti mai registrati nel Paese durante l’epoca moderna e causò gravi distruzioni agli edifici dell’area urbana.
Successivamente si ricordano il sisma del 1992 e quello del 2020, entrambi legati all’attività della Faglia Oriente e capaci di richiamare l’attenzione degli studiosi sul potenziale sismico della regione orientale cubana. Questi eventi hanno contribuito a migliorare la rete di monitoraggio nazionale e ad aumentare la consapevolezza del rischio sismico in un Paese spesso associato più agli uragani che ai terremoti.
Il terremoto del 2024: uno degli eventi più forti degli ultimi decenni
Tra gli episodi più recenti spicca il potente terremoto di magnitudo 6.8 che il 10 novembre 2024 colpì la costa meridionale orientale dell’isola. L’evento avvenne a una profondità relativamente ridotta e fu avvertito non solo a Cuba ma anche in diverse aree dei Caraibi. Quel sisma arrivò in un momento particolarmente difficile per il Paese, già alle prese con le conseguenze di un uragano e di estesi blackout elettrici. Le scosse provocarono danni a migliaia di edifici e rappresentarono il più importante episodio sismico cubano degli ultimi anni. Anche nel 2025 molte delle strutture danneggiate risultavano ancora in fase di riparazione. L’evento del 2024 ha ricordato agli esperti che la faglia responsabile dei principali terremoti cubani continua ad accumulare energia e che la regione resta geologicamente molto attiva.
