La terra continua inesorabilmente a tremare nel continente asiatico, scuotendo le profondità marine in un’area già profondamente provata da recenti e violenti eventi sismici. Nella mattinata di oggi, alle 09:33 ora italiana, i sismografi hanno registrato un forte terremoto magnitudo 5.6 nella zona delle isole Talaud, in Indonesia. L’ipocentro di questo ennesimo evento tellurico è stato localizzato ad una profondità di 30 km sotto il fondale marino. Questa scossa non rappresenta affatto un caso isolato per la giornata odierna, in quanto segue a stretto giro un altro terremoto della medesima intensità, pari a 5.6, avvenuto alle 03:56 nella stessa esatta area geografica, ma ad una profondità maggiore, stimata in 62 km.
L’epicentro a Sud del grande sisma dell’8 giugno
L’epicentro di questa nuova sequenza di scosse si colloca esattamente nel braccio di mare che separa le Filippine dall’Indonesia, una zona di confine dal delicato equilibrio geologico. I 2 terremoti odierni si sono verificati a pochi km a Sud rispetto all’epicentro del violentissimo sisma di magnitudo 7.9 che ha sconvolto le Filippine lo scorso 8 giugno. Quell’evento, originatosi ad una profondità di 68 km, ha sprigionato un’energia spaventosa e ha messo in allarme le coste di gran parte del Pacifico, provocando decine di morti. È altamente probabile che le scosse di magnitudo 5.6 registrate oggi siano legate alla massiccia rottura di faglia avvenuta 3 giorni fa.
Perché la terra trema in questa regione
Per comprendere la natura di questi fenomeni estremi risulta fondamentale analizzare il complesso assetto geodinamico della regione. L’area compresa tra l’arcipelago filippino e le isole indonesiane rappresenta uno dei nodi tettonici più intricati e maggiormente attivi del nostro pianeta. Ci troviamo infatti nel cuore della cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico, un vasto anello di faglie e apparati vulcanici che circonda l’oceano. In questo specifico settore, diverse placche tettoniche collidono e scivolano costantemente l’una sotto l’altra. La Placca del Mare delle Filippine si scontra con la Placca della Sonda, generando profonde zone di subduzione come la Fossa delle Filippine a Est e la complessa rete di faglie a Sud/Ovest verso Celebes. L’intensa attività vulcanica sotterranea associata a queste fratture genera inoltre forti anomalie termiche nei fondali oceanici, con fuoriuscite di fluidi idrotermali che superano agilmente i 400°C. Il continuo e inarrestabile attrito tra questi colossali blocchi crostali accumula una quantità enorme di stress meccanico, destinato inevitabilmente a liberarsi sotto forma di violenti terremoti.
La sismicità storica del confine tra Filippine e Indonesia
Analizzando gli archivi sismici degli ultimi secoli, emerge un quadro estremamente dinamico e pericoloso per l’intero bacino oceanico compreso tra l’isola di Mindanao e le isole Molucche. La sismicità storica di questa porzione del globo terrestre è segnata da eventi catastrofici che hanno più volte mutato la conformazione dei litorali. Tra i disastri più tragici si ricorda il devastante terremoto del Golfo di Moro risalente al 1976, il quale, sprigionando una magnitudo pari a 8.0, generò uno spaventoso tsunami. In quell’occasione, le onde di maremoto si propagarono a velocità superiori a 700 km/h, investendo le coste con muri d’acqua alti oltre 9 metri e causando la morte di circa 8mila persone. L’intera fascia geografica in questione è da sempre abituata a convivere con scosse di magnitudo superiore a 7.0, le quali tendono a ripresentarsi con una ciclicità che richiede la massima allerta.
