L’ambientalismo italiano, secondo Francesco Pratesi, non può prescindere da un approccio pragmatico alle sfide energetiche contemporanee. In un’intervista a ‘La Verità’, il presidente di Italia Nostra Toscana e figlio di Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia, ripercorre la figura del padre, il suo percorso umano e culturale e il cambiamento di visione maturato negli ultimi anni della sua vita, fino ad arrivare alla consapevolezza della necessità dell’energia nucleare. L’immagine che Francesco Pratesi conserva del padre è legata a uno stile di vita estremamente sobrio e coerente con i principi ambientalisti. Ricordando le lunghe villeggiature a Cala del Gesso, sull’Argentario, racconta come nella casa fosse concessa una sola doccia a settimana e come l’attenzione al risparmio delle risorse fosse una costante quotidiana.
“Siccome io lo facevo due volte al giorno, alla sera prima di andare a letto e la mattina dopo colazione, ho sempre pensato che quella di Fulco fosse un’iperbole, per non dire una bugia, un trucco di marketing. E invece, Francesco?”. Alla domanda, il figlio risponde senza esitazioni: “invece era proprio così. La vita nella mia famiglia era a dir poco spartana”.
Una famiglia immersa nella natura e nella cultura della conservazione
L’infanzia di Francesco Pratesi si è svolta in un contesto profondamente legato alla natura. Le giornate trascorse tra pesca, mare e osservazione degli animali hanno contribuito a formare una sensibilità ambientale che avrebbe segnato la sua vita. Ricordando il carattere del padre, sottolinea anche il suo spirito ironico e la capacità di divertirsi. “Lei ci scherza, ma le assicuro che alla fine era un gran divertimento”.
L’interesse per la natura conviveva con altre passioni. “No, fin da piccolo ero appeso nella rete della famiglia: mi piacevano le macchine. Durante le vacanze, mentre i miei fratelli dipingevano diligentemente papere e pesci, io di nascosto disegnavo automobili e costruivo garage in miniatura”.
La svolta ambientalista e la nascita di una coscienza ecologica
Il percorso che ha portato Francesco Pratesi a impegnarsi nel mondo ambientalista nasce da un’esperienza concreta vissuta in Toscana. “L’ho deciso quasi due anni fa, dopo aver visto due progetti altissimi di 24 pale eoliche, ciascuna alta 200 metri”. Da quel momento, racconta, ha iniziato a osservare il territorio con maggiore attenzione.
“Allargando lo sguardo oltre l’area a me vicina, mi resi conto che pale eoliche e molto più, 130 minacciavano l’intera Maremma: praticamente la distruzione di un territorio bellissimo”.
Secondo Pratesi, il problema non riguarda soltanto il paesaggio. “Scoprii che dietro progetti del valore di mezzo miliardo di euro c’era un geometra foggiano con appena 2.500 euro di capitale. Rendemmo pubblico lo scandalo”.
Il confronto tra ambientalismo storico e nuove politiche verdi
Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda il rapporto tra l’ambientalismo tradizionale e le politiche energetiche oggi promosse a livello europeo. Francesco Pratesi rivendica la coerenza delle associazioni ambientaliste storiche rispetto ai principi originari. Alla domanda sul tema della transizione energetica, la risposta è netta: “faccia l’aritmetica. Dal 2010, fotovoltaico ed eolico ci sono costati 170 miliardi di euro, un costo medio cumulativo di circa 10.000 euro a ogni utenza. E questo per un contributo inferiore al 5% del nostro fabbisogno energetico”.
Pratesi sostiene che l’espansione di eolico e fotovoltaico non abbia prodotto i risultati attesi. “La produzione elettrica italiana da eolico è in continuo calo dal 2023. Eppure, continuiamo a piantare pale eoliche per produrre elettricità intermittente, imprevedibile, che la rete spesso non è neppure in grado di assorbire, ma che viene comunque pagata, profumatamente”.
Le critiche al Green Deal europeo
Tra gli aspetti più controversi affrontati nell’intervista emerge il giudizio sul Green Deal europeo, considerato da Pratesi una delle principali cause delle difficoltà economiche del continente.
“Ah, non ho dubbi che chi opera nel settore si lecchi i baffi. Ma, a fronte dell’arricchimento di pochi soggetti stiamo impoverendo un intero tessuto industriale: non solo deturpano il nostro ambiente ma ci svuotano anche il portafoglio”.
La critica si estende alle conseguenze economiche delle politiche ambientali comunitarie. “Sono molto preoccupato da quello che sta facendo Trump, ma su una cosa ha purtroppo ragione: il Green deal sta rovinando l’Europa, la sua economia e il suo ambiente”.
Il caso Spagna e il dibattito sul costo dell’energia
Particolarmente severo è il giudizio espresso sul modello energetico spagnolo, spesso indicato come esempio di sviluppo delle fonti rinnovabili.
“Ecco un’altra menzogna che ci viene propinata quotidianamente in tv, sui social e sui giornali. La realtà è ben diversa”. Secondo Pratesi, i costi energetici spagnoli non sarebbero inferiori grazie alle rinnovabili.
“Le bollette elettriche spagnole costano meno non perché l’energia da fonti rinnovabili è pagata meno che da noi e infatti i molti produttori di rinnovabili stanno fallendo; la Spagna continua a comprare gas russo, alla faccia dell’embargo; la produzione elettrica è al 19% da nucleare”.
Per Pratesi il contributo del nucleare rappresenta un elemento decisivo nel contenimento dei costi energetici.
La posizione sul nucleare e il cambiamento di Fulco Pratesi
Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda il rapporto tra Fulco Pratesi e l’energia atomica. Francesco Pratesi afferma che il padre, simbolo dell’ambientalismo italiano, arrivò negli ultimi anni della sua vita a riconsiderare il ruolo del nucleare.
“Le dico solo che anche mio padre Fulco – che ai referendum aveva votato contro il nucleare – negli ultimi anni della sua vita ne aveva compreso i grandi meriti”.
Secondo il figlio, questa evoluzione nasceva dall’osservazione della situazione energetica europea. “Del resto il Paese in Europa che grazie al nucleare, inquina di meno è la Francia: in proporzione inquina un quarto della Germania o dell’Italia”.
Una riflessione che, nelle parole di Francesco Pratesi, rappresenta una presa di posizione destinata a riaccendere il dibattito sul futuro dell’energia nucleare, sul ruolo delle energie rinnovabili e sulla sostenibilità economica della transizione energetica in Europa.
