Il Giappone prepara una svolta nella propria politica energetica, puntando a un deciso rilancio del nucleare civile dopo anni di prudenza seguiti al disastro di Fukushima. Secondo fonti governative riportate dai principali media nazionali, l’esecutivo intende sostituire tra 2 e 5 reattori considerati obsoleti entro il 2040 e fino ad altri 14 nel decennio successivo. La tabella di marcia, che dovrebbe essere approvata formalmente entro l’estate, nasce dalla necessità di garantire la sicurezza energetica del Paese in un contesto di crescente domanda elettrica. Le stime dell’industria energetica indicano infatti che negli anni ’40 il Giappone potrebbe registrare un deficit di circa 5,5 milioni di kilowatt, pari alla capacità produttiva di 5 reattori nucleari.
L’obiettivo fissato dal governo è ambizioso: coprire con l’energia atomica il 20% del fabbisogno elettrico nazionale entro l’anno fiscale 2040. Un traguardo che, secondo gli esperti, potrà essere raggiunto soltanto attraverso la costruzione di nuovi impianti destinati a sostituire quelli in via di dismissione. I nuovi reattori verrebbero realizzati all’interno di siti nucleari già esistenti, tra cui la centrale di Mihama, nella prefettura di Fukui, e il complesso di Sendai, nella prefettura di Kagoshima. Una scelta che punta a semplificare le procedure autorizzative e a sfruttare infrastrutture già operative.
Sul piano politico, il cambio di rotta appare particolarmente significativo. Dopo l’incidente di Fukushima del 2011, il governo guidato dal Partito Democratico aveva adottato una linea orientata alla riduzione della dipendenza dal nucleare “per quanto possibile“. Nel febbraio 2025, tuttavia, l’esecutivo conservatore ha invertito questa impostazione, approvando un nuovo piano energetico basato sul “massimo utilizzo” dell’energia atomica.
Tra gli obiettivi dichiarati del nuovo calendario figura anche la volontà di aumentare la prevedibilità degli investimenti nel settore, favorendo sia l’afflusso di capitali sia la formazione delle competenze professionali necessarie per sostenere il rilancio dell’industria nucleare. Attualmente, dei 33 reattori potenzialmente operabili presenti nel Paese, 15 sono in funzione. Si tratta del livello più elevato registrato dall’incidente di Fukushima, un dato che conferma il graduale ritorno del nucleare al centro della strategia energetica giapponese.
