Il 12 giugno 1942, una ragazza ebrea di Amsterdam festeggiava il suo 13° compleanno. Tra i regali ricevuti quel giorno ce n’era uno destinato a entrare nella storia: un diario dalla copertina a quadretti rossi e bianchi. Quella ragazzina era Anna Frank e nessuno poteva immaginare che le pagine di quel quaderno sarebbero diventate una delle testimonianze più lette e commoventi del XX secolo. Pochi giorni dopo il compleanno, la situazione per gli ebrei nei Paesi Bassi occupati dalla Germania nazista si fece ancora più difficile. Nel luglio del 1942, la famiglia Frank fu costretta a nascondersi in un alloggio segreto ricavato dietro gli uffici dell’azienda del padre Otto. Fu lì che Anna iniziò a scrivere con regolarità, trasformando il diario in una confidente immaginaria, chiamata “Kitty”.
Nelle sue annotazioni raccontò la vita quotidiana nella clandestinità, le paure, i sogni, i conflitti familiari e le speranze di una ragazza che, nonostante la guerra e le persecuzioni, continuava a guardare al futuro. Le sue parole restituiscono un volto umano alle tragedie della Shoah, permettendo ai lettori di comprendere gli eventi storici attraverso gli occhi di un’adolescente. Nel 1944 il nascondiglio fu scoperto e gli occupanti vennero arrestati. Anna morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen all’inizio del 1945, pochi mesi prima della fine della guerra. L’unico sopravvissuto della famiglia fu il padre Otto Frank, che dopo il conflitto recuperò il diario e ne curò la pubblicazione. Oggi il “Diario di Anna Frank” è tradotto in decine di lingue e continua a essere letto da milioni di persone in tutto il mondo.
