Il 15 giugno 1991 il vulcano Pinatubo oscurava il cielo

La gigantesca eruzione del vulcano filippino fu la seconda più potente del XX secolo. Oltre 800 vittime, milioni di persone colpite e conseguenze climatiche avvertite in tutto il pianeta

Il 15 giugno 1991 il mondo assistette a uno degli eventi naturali più devastanti del Novecento: l’eruzione del Monte Pinatubo, nelle Filippine settentrionali. U vulcano apparentemente dormiente liberò una forza capace di modificare non solo il paesaggio locale, ma persino il clima terrestre. Situato sull’isola di Luzon, il Pinatubo era considerato relativamente tranquillo: per secoli aveva mostrato pochi segnali di attività significativa, tanto che numerose comunità si erano insediate sulle sue pendici. Tuttavia, nei mesi precedenti all’eruzione, gli scienziati registrarono un aumento dei terremoti e delle emissioni di gas, segnali inequivocabili che il magma stava risalendo verso la superficie.

La fase culminante arrivò il 15 giugno. Una colossale esplosione vulcanica proiettò nell’atmosfera miliardi di tonnellate di cenere, rocce e gas. La colonna eruttiva raggiunse oltre 30 chilometri di altezza, penetrando nella stratosfera. Intere città vennero avvolte dall’oscurità in pieno giorno, mentre una pioggia di cenere ricoprì vaste aree dell’arcipelago. L’eruzione provocò la morte di oltre 800 persone. Molte vittime furono causate dal crollo dei tetti sotto il peso della cenere, aggravato dalle intense precipitazioni del tifone Yunya, che proprio in quei giorni attraversava la regione. Centinaia di migliaia di abitanti furono costretti ad abbandonare le proprie case, mentre infrastrutture, coltivazioni e attività economiche subirono danni enormi.

Le conseguenze non si limitarono alle Filippine. Il Pinatubo immise nella stratosfera circa 20 milioni di tonnellate di anidride solforosa, formando un velo di aerosol che rifletteva parte della radiazione solare. Negli anni successivi la temperatura media globale diminuì di circa mezzo grado Celsius.

L’evento fu importante anche per la comunità scientifica. Grazie al monitoraggio effettuato dai vulcanologi filippini e internazionali, furono evacuate in tempo decine di migliaia di persone. Gli esperti ritengono che queste operazioni abbiano evitato una catastrofe ancora più grave.

Oggi il Monte Pinatubo appare molto diverso rispetto al 1991. Al posto del cratere devastato dall’esplosione si trova un suggestivo lago vulcanico, meta di escursioni e studi scientifici. Eppure il suo nome continua a ricordare quanto la Terra possa manifestare improvvisamente la propria potenza e quanto la ricerca scientifica sia fondamentale per ridurre i rischi naturali.