Il 16 giugno 1963 Valentina Tereškova è la prima donna a lasciare la Terra

Sessantatré anni fa la cosmonauta sovietica entrava nella storia, una missione che cambiò per sempre il ruolo femminile nell'esplorazione spaziale

Il 16 giugno 1963, in piena Guerra Fredda, quando Stati Uniti e Unione Sovietica si sfidavano per il predominio tecnologico e scientifico, una giovane donna sovietica di 26 anni compì un’impresa epocale: Valentina Tereškova divenne la prima donna a volare nello Spazio. A bordo della capsula Vostok 6, lanciata dal cosmodromo di Baikonur, Tereškova trascorse quasi 3 giorni in orbita attorno alla Terra, completando 48 rivoluzioni del pianeta. Un risultato straordinario per l’epoca, che dimostrò come anche le donne potessero affrontare le stesse sfide fisiche e psicologiche degli astronauti uomini.

Nata nel 1937 in un piccolo villaggio della Russia centrale, Tereškova lavorava come operaia tessile e coltivava una grande passione per il paracadutismo. Fu proprio la sua esperienza nei lanci con il paracadute a renderla una candidata ideale per il programma spaziale sovietico. Dopo una selezione rigorosa e un addestramento intensivo, venne scelta per una missione che avrebbe avuto una forte valenza scientifica ma anche simbolica. Durante il volo, la cosmonauta comunicò regolarmente con il centro di controllo e raccolse dati preziosi sugli effetti della permanenza nello Spazio sul corpo femminile. Al rientro, come previsto dalle missioni Vostok, si eiettò dalla capsula e atterrò con il paracadute in territorio sovietico.

L’impresa ebbe un’enorme risonanza internazionale. Tereškova divenne un simbolo di emancipazione e progresso, oltre che una figura di riferimento per generazioni di donne interessate alle discipline scientifiche e tecnologiche. Tuttavia, dopo il suo volo, passarono quasi vent’anni prima che un’altra donna raggiungesse lo Spazio: la sovietica Svetlana Savickaja volò infatti solo nel 1982.