Il mare del Belpaese che non conosciamo: una geografia ufficiale tra controlli, divieti e dati ignorati

Dietro i 6.242 chilometri di costa monitorati in Italia esiste una mappa pubblica delle aree di balneazione. Eppure, milioni di cittadini ignorano dove vengono effettuati i controlli che certificano la qualità del mare

Ogni estate milioni di persone scelgono una spiaggia per le proprie vacanze. Cercano un mare limpido, consultano le bandiere blu, leggono le classifiche delle località più belle. Eppure, quasi nessuno conosce una delle informazioni più elementari sul tratto di costa che frequenta: il suo nome ufficiale. Può sembrare un dettaglio. Non lo è. Dietro ogni spiaggia balneabile italiana esiste infatti una vera e propria carta d’identità ambientale: un nome registrato negli archivi pubblici, un punto preciso in cui vengono effettuati i controlli delle acque e una classificazione sanitaria aggiornata ogni anno. Tutto questo fa parte di uno dei più grandi sistemi di monitoraggio ambientale d’Europa.

L’Italia dispone di circa 8.300 chilometri di costa. Di questi, 6.242 chilometri sono sottoposti a monitoraggio secondo la normativa europea e ben 5.926 chilometri, pari al 94,9% della costa controllata, risultano classificati di qualità eccellente. Numeri che raccontano una straordinaria ricchezza ambientale ma anche un paradosso: disponiamo di milioni di dati pubblici sul mare e continuiamo a conoscerlo molto meno di quanto immaginiamo.

Un controllo capillare lungo tutta la penisola

La gestione delle acque di balneazione rappresenta una delle attività di monitoraggio ambientale più estese e continuative realizzate nel nostro Paese. Ogni anno migliaia di campionamenti vengono effettuati lungo le coste italiane secondo procedure rigorose stabilite dalla Direttiva europea 2006/7/CE e dalla normativa nazionale che ne disciplina l’applicazione. Le analisi verificano principalmente la presenza di Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, indicatori microbiologici utilizzati in tutta Europa per valutare la qualità sanitaria delle acque e individuare eventuali contaminazioni. Dietro questi controlli operano Regioni, Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità e organismi europei. Un sistema complesso che consente di monitorare costantemente lo stato di salute del mare italiano e di informare cittadini e turisti sulla qualità delle acque.

La mappa invisibile delle spiagge italiane

La maggior parte delle persone identifica una spiaggia con il nome turistico della località. In realtà, per gli enti che si occupano di monitoraggio ambientale, ogni tratto di costa destinato alla balneazione possiede una propria identità ufficiale. Ogni area è individuata da una denominazione amministrativa, da coordinate geografiche precise e da uno o più punti di campionamento nei quali vengono effettuati i controlli periodici. La rete nazionale comprende oltre 4.500 acque di balneazione distribuite lungo la penisola e nelle isole. Ognuna dispone di una scheda identificativa, di una classificazione aggiornata e di una serie storica di dati che consente di seguirne l’evoluzione nel tempo. Si tratta di una vera e propria mappa ambientale del mare italiano, utilizzata da tecnici, ricercatori, amministrazioni pubbliche e istituzioni europee. Una mappa che però rimane quasi sconosciuta proprio a coloro che vivono e frequentano quotidianamente le coste.

Un patrimonio di informazioni pubbliche

La normativa europea non impone soltanto il controllo delle acque. Stabilisce anche che le informazioni debbano essere rese accessibili e comprensibili ai cittadini. Per questo motivo ogni area di balneazione è accompagnata da dati pubblici che comprendono la classificazione delle acque, i risultati delle analisi, le eventuali criticità ambientali, i profili delle aree e gli eventuali provvedimenti di divieto temporaneo o permanente. Dal 2012 le amministrazioni locali sono inoltre tenute a garantire un’adeguata informazione direttamente nei pressi delle spiagge, attraverso cartelli e sistemi informativi facilmente consultabili. A livello nazionale, tutte queste informazioni sono raccolte nel Portale Acque del Ministero della Salute, una piattaforma che consente di consultare mappe georeferenziate, punti di monitoraggio, dati analitici e classificazioni aggiornate. Eppure, nonostante la disponibilità di questi strumenti, la conoscenza diffusa resta sorprendentemente limitata.

Oltre il mare pulito: capire cosa influenza la qualità delle acque

La qualità delle acque di balneazione non dipende soltanto da ciò che accade sulla spiaggia. Gli studi condotti da ISPRA e dagli organismi tecnici che si occupano di tutela ambientale evidenziano come lo stato del mare sia strettamente collegato alle caratteristiche dell’intero territorio che lo circonda. Scarichi urbani, sistemi di depurazione, corsi d’acqua, attività agricole, aree industriali, fenomeni di dilavamento e trasformazioni del suolo possono influenzare la qualità delle acque anche a notevole distanza dalla costa. Per questo motivo il monitoraggio non si limita a certificare se un’acqua sia balneabile o meno. Serve anche a comprendere le pressioni ambientali che insistono sul territorio e a individuare le misure più efficaci per la tutela della salute pubblica e degli ecosistemi marini.

La conoscenza come strumento di tutela

In un’epoca in cui si parla sempre più di sostenibilità, tutela delle coste e cambiamenti climatici, conoscere il mare non dovrebbe essere un privilegio per tecnici e specialisti. Le informazioni esistono, sono pubbliche e consultabili da chiunque. La vera domanda è un’altra. Se oggi chiedessimo a un cittadino, a un amministratore locale o a un operatore turistico il nome ufficiale dell’area di balneazione davanti alla quale si trova e il punto esatto in cui vengono effettuati i controlli delle acque, quanti saprebbero rispondere? La qualità del mare si misura con le analisi. La sua tutela, invece, comincia dalla conoscenza. E’ la riflessione del geologo Mario Pileggi del consiglio Nazionale Amici della Terra APS.

Portale acque balneazione