L’Italia si trova a fare i conti con una crescente instabilità climatica che alterna eventi estremi improvvisi, come tornado e grandinate violente, a condizioni di siccità e forti squilibri idrici tra Nord e Sud. Il nuovo report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche fotografa un Paese sempre più esposto agli effetti della crisi climatica, tra anomalie termiche del Mediterraneo, deficit nivali e riserve d’acqua distribuite in modo disomogeneo sul territorio. “Se sono bastati pochi secondi al tornado di una supercella per devastare una porzione di Roma (venti ad oltre 100 chilometri all’ora, abbattuti una sessantina di alberi ad alto fusto, scoperchiate tettoie, ribaltati cassonetti, demoliti chioschi), sono ben 229 gli eventi acuti, registrati da inizio Giugno sull’Italia, mentre sono 810 quelli dallo scorso 1° Gennaio tra tornado, grandine grossa e precipitazioni anomale (fonte: European Severe Weather Database); nel mese attuale, la grandine grossa, ha già interessato 151comuni (!!) lungo la Penisola (a Tina, nel Torinese, i chicchi di grandine hanno raggiunto il diametro di cm. 7,5)“: è quanto si legge nel report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
“Per capire il perché di questa instabilità climatica è sufficiente osservare le anomalie termiche del mar Mediterraneo: secondo “Copernicus”, a fine Maggio, su tutta l’area occidentale, l’acqua è stata più calda della media fino ad oltre 5 gradi, provocando l’energia devastante, che nasce dallo scontro termico con correnti fredde di origine glaciale. Dopo che nei primi 4 mesi dell’anno una serie di cicloni mediterranei aveva sconvolto l’Italia meridionale ed insulare (in Sicilia, ad Aprile si è registrato un incremento di quasi 49 milioni di metri cubi nei volumi invasati, portando il totale delle riserve d’acqua a mln. mc. 617 e decretando così ufficialmente l’uscita dell’isola dall’emergenza idrica), mentre temperature equatoriali e piogge scarsissime avevano caratterizzato il mese di maggio sull’Italia centro-settentrionale, questa prima decade di Giugno ha mostrato come gli effetti della crisi climatica possano improvvisamente manifestarsi ovunque in tutta la loro pericolosità“, prosegue ANBI. “D’altronde, la temperatura globale dell’oceano è sempre più in linea con quella registrata nell’anno record 2024 ed una nuova preoccupazione è ora rilanciata dall’ONU: l’annuncio dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale su un imminente ritorno di El Niño, che entro l’estate dovrebbe ulteriormente sconvolgere il clima sul Pianeta, intensificando le ondate di calore estremo, nonché le precipitazioni“.
“Ancora una volta abbiamo tutti i dati necessari ad intervenire in prevenzione, evitando di pagare molto di più per riparare i danni, senza considerare il rischio di vittime – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Ora, però, bisogna passare dalle parole ai fatti, perché anche i progetti ed una parte significativa delle risorse ci sono!”
Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche segnala che “i livelli idrometrici dei grandi laghi del Nord, grazie a fusione nivale e piogge intense nonostante le temperature elevate, risultano ancora in linea con quelli medi storici, se non addirittura superiori come nel caso del Sebino; i valori di riempimento vanno da 80% del Verbano a 97,9% del lago d’Iseo (Benaco a 82,1% e Lario a 85,9%).
In Piemonte, le piogge di Maggio sono state del 44% più scarse del normale, mentre le temperature medie sono state superiori di 1,1 gradi. L’indice SWE (Snow Water Equivalent) ha registrato mediamente un deficit del 47%, raggiungendo -81% sulle aree meridionali della regione, -72% su quelle occidentali e -67% sulle settentrionali; positivo (+8%) è invece il bilancio nivale sul Piemonte orientale (fonte: ARPA Piemonte). Flussi in alveo estremamente esigui rispetto al consueto nei fiumi Tanaro (-76%) e Toce (-53%).
In Valle d’Aosta, a Maggio sono caduti solo 45 millimetri di pioggia, cioè il 60% in meno di quella, che cade abitualmente nel mese (fonte: Centro funzionale Regione Autonoma Valle d’Aosta). La portata della Dora Baltea registra uno scarto negativo del 63% ed i livelli idrometrici del torrente Lys risultano decrescenti.
La riserva nivale in Lombardia va rapidamente esaurendosi: a fine Maggio, in quota rimanevano poco più di 275 milioni di metri cubi d’acqua in forma di neve, vale a dire meno del 31% di quella, che dovrebbe esserci nello stesso periodo. Nel complesso il deficit di risorse idriche nella regione si attesta al 34,1% (fonte: ARPA Lombardia).
In Veneto, precipitazioni anche violente hanno parzialmente rigenerato i flussi in alcuni bacini, senza però riuscire a colmare l’enorme “gap”, che si era venuto a formare negli scorsi mesi siccitosi (Maggio -17%, Aprile -66%, Marzo -21% di pioggia): nell’Adige, principale fiume del Nordest e secondo in Italia, scorre il 61% in meno d’acqua, così come restano deficitare le portate negli altri principali corsi d’acqua della regione (Brenta -60%, Piave -55%, Bacchiglione -52%, Livenza -51%). Dopo una terza decade di Maggio risultata la più calda da almeno 36 anni, la riserva nivale veneta si è praticamente esaurita e poche chiazze bianche restano solamente al di sopra dei 2900 metri di altitudine (fonte: ARPA Veneto).
In Emilia-Romagna, i fiumi appenninici continuano a registrare portate molto esigue, che per l’Enza risultano addirittura inferiori ai minimi storici. La diga piacentina di Molato contiene mln. mc. 7,45 d’acqua, pari al 93,6% della sua capacità, mentre quella di Mignano è piena al 76,6%“.
Per quanto concerne il fiume Po, “il tratto piemontese presenta portate in calo e nettamente inferiori alla media: a San Sebastiano si registra -74% sul consueto, mentre nell’Alessandrino il deficit è del 64%; in prossimità del delta, a Pontelagoscuro, la portata rilevata, pur in crescita, è del 48% inferiore alla media.
In Liguria sono abbondanti le portate dei fiumi Vara ed Argentina.
In Toscana, il flusso nel fiume Ombrone torna a scendere anche al di sotto del Deflusso Minimo Vitale ed a Sasso d’Ombrone scorrono in alveo appena 1,66 metri cubi d’acqua al secondo contro una media storica di mc/s 7,16 (-77%).
Nelle Marche sono in calo i livelli idrometrici dei fiumi Potenza, Tronto e Sentino; i bacini artificiali trattengono attualmente mln. mc. 52,76 d’acqua.
In Umbria, le piogge di Maggio hanno registrato mm. 73,4 di cumulata media. Il livello del lago Trasimeno continua ad abbassarsi, raggiungendo m. -1,64 a Polvese (fonte: Centro funzionale regionale-Protezione Civile); tendenza decrescente anche per le altezze idrometriche dei fiumi Chiascio, Topino e Paglia. La diga di Maroggia contiene mln. mc. 4,22 d’acqua, cioè un quantitativo superiore a quanto registrato nello scorso quinquennio.
Nel Lazio, i livelli dei laghi di Nemi ed Albano continuano a decrescere (il primo -cm. 4 in due settimane, l’altro -cm. 3); lo scarto idrometrico negativo, rispetto al 2025, è di cm. 10 per il bacino di Nemi, mentre per quello di Albano, il cui livello attuale si attesta a m. 1,79 (lo scorso anno venne raggiunto il 5 di Agosto!), è di -cm. 28.
In Abruzzo, i volumi trattenuti dalla diga di Penne (mln. mc. 8,41) sono tra i più ingenti del recente decennio.
In Campania sono positive le “performances” idrometriche dei fiumi Volturno e Sele.
L’abbondante acqua invasata nei bacini sta consentendo alla Basilicata di fare fronte alla grande richiesta irrigua dell’agricoltura, messa alla prova dalle alte temperature del periodo: nelle scorse due settimane sono oltre 25 i milioni di metri cubi d’acqua, fuoriusciti (tra erogazioni ed evapotraspirazione) dagli invasi di monte Cotugno, Pertusillo e Basentello; attualmente restano ancora disponibili volumi idrici, pari a mln. mc. 359,44.
In Puglia, nello stesso periodo, i serbatoi a servizio della Capitanata hanno erogato quasi 12 milioni di metri cubi d’acqua ma, nonostante questo, le dighe foggiane riescono a trattenere ancora l’84% dei volumi autorizzati d’invaso“.
“E’ il Sud quest’anno la cassaforte idrica d’Italia, confermando la tendenza meteorologica ad alternare stagioni siccitose e ricche d’acqua – commenta Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – Alla politica chiediamo l’attenzione del buon padre di famiglia, perché è evidente la necessità di aumentare la resilienza delle comunità e delle economie locali, efficientando le opere idrauliche esistenti, realizzando nuovi invasi per trattenere le acque di pioggia sul territorio, creando le reti utili a trasportare l’acqua da un territorio all’altro, secondo necessità”.
La Sicilia, conclude il report ANBI, “è stata in grado di affrontare con serenità un mese di maggio estremamente secco (sull’Isola si sono registrati deficit pluviometrici tra il 50 e l’80%; fonte: RadarMeteo/Hypermeteo), grazie alla disponibilità idrica degli invasi pieni all’88%.
In Sardegna, infine, sono 1617,50 i milioni di metri cubi d’acqua, trattenuti dalle dighe: -54,33 milioni rispetto a Maggio, ma ciò nonostante gli invasi sono ancora pieni all’87,54%“.
