Il volo miliardario di SpaceX: Morgan Stanley prevede ricavi shock da 3,4 mila miliardi di dollari entro il 2040

Secondo un'indiscrezione del Wall Street Journal, i colossi bancari puntano sulla convergenza tra intelligenza artificiale ed economia aerospaziale alla vigilia del collocamento in borsa più grande di sempre.

Il panorama della moderna space economy si appresta a essere riscritto da cifre che fino a pochissimo tempo fa sarebbero sembrate confinate alla fantascienza. Secondo quanto rivelato da un recente e dettagliato rapporto pubblicato dal Wall Street Journal, l’istituto bancario Morgan Stanley ha stimato che i ricavi di SpaceX potrebbero raggiungere la strabiliante quota di 3,4 mila miliardi di dollari entro il 2040. Questa proiezione a lungo termine, condivisa in via riservata con i principali investitori istituzionali del mondo, mette in luce le mostruose potenzialità di crescita dell’azienda guidata da Elon Musk. L’analisi finanziaria evidenzia inoltre che il margine operativo lordo rettificato, ovvero l’Ebitda, della compagnia aerospaziale potrebbe addirittura superare i 2,7 mila miliardi di dollari nello stesso anno. Questa clamorosa indiscrezione, rilanciata a livello globale dalle più prestigiose agenzie di stampa internazionali tra cui Reuters, arriva in un momento cruciale e conferma come i vertici di Wall Street non considerino più l’azienda un semplice produttore di vettori o reti satellitari, bensì un incubatore tecnologico globale dal valore inestimabile.

L’intelligenza artificiale nello spazio come principale motore economico

Per giustificare proiezioni di tale portata, gli analisti finanziari non guardano semplicemente alla pur solida espansione dei lanci commerciali dei razzi Falcon o alla diffusione della rete internet satellitare Starlink. Il vero pilastro della crescita nei prossimi decenni sarà l’intelligenza artificiale nello spazio. Gli esperti di Morgan Stanley e quelli di Goldman Sachs concordano sul fatto che i servizi avanzati legati all’AI forniranno la quota maggioritaria del fatturato aziendale futuro. Entrando nel dettaglio delle stime a medio termine, Morgan Stanley prevede che la sola divisione legata all’intelligenza artificiale di SpaceX genererà circa 190 miliardi di dollari di entrate entro il 2030, spingendo il fatturato complessivo della società vicino ai 330 miliardi di dollari in quell’anno. Di riflesso, secondo quanto riportato da un’altra autorevole testata come il Financial Times, Goldman Sachs si mostra ancora più ottimista, ipotizzando che il segmento AI della compagnia possa toccare i 322 miliardi di dollari già nel 2030, con ricavi totali di gruppo superiori ai 470 miliardi. Questa colossale espansione poggia su progetti avveniristici che includono lo sviluppo di centri dati solari nello spazio, un’infrastruttura orbitale unica nel suo genere progettata per servire un mercato potenziale globale stimato in circa 28,5 mila miliardi di dollari.

I numeri del bilancio attuale e la scommessa della IPO da record

Se le visioni a lungo termine appaiono straordinarie, i bilanci operativi odierni mostrano una realtà industriale in forte transizione che richiede ingenti capitali per finanziare l’innovazione. Nel corso del 2025, la compagnia di Elon Musk ha registrato un netto balzo in avanti delle vendite, con i ricavi di SpaceX saliti a 18,67 miliardi di dollari rispetto ai 14,02 miliardi accumulati l’anno precedente. Tuttavia, a causa dei massicci investimenti infrastrutturali e nello sviluppo di nuove tecnologie non ancora commercializzate, l’azienda ha chiuso l’ultimo esercizio con una perdita netta di 4,94 miliardi di dollari, invertendo il trend positivo del 2024 che aveva registrato un utile di 791 milioni. In questo contesto, il neonato segmento focalizzato sull’intelligenza artificiale ha comunque iniziato a mostrare la sua rilevanza commerciale, generando da solo 3,2 miliardi di dollari nel 2025. Per sostenere questi imponenti piani industriali e accelerare la costruzione delle infrastrutture orbitali, la società ha avviato le riunioni conoscitive con i grandi investitori in vista del debutto sui listini pubblici. La storica IPO di SpaceX prevede di fissare il prezzo di collocamento a 135 dollari per azione, puntando a raccogliere la cifra record di 75 miliardi di dollari, configurandosi come la più grande offerta pubblica iniziale della storia e proiettando la valutazione di SpaceX verso l’incredibile cifra di 1,75 mila miliardi di dollari.

Il nuovo benchmark per i mercati azionari e i multipli tecnologici

L’operazione di quotazione in borsa vede schierato in prima linea il gotha del credito globale. Accanto a Morgan Stanley e Goldman Sachs, che ricoprono i ruoli di lead bookrunner e gestiranno la fetta più ricca delle commissioni bancarie, figurano nel consorzio di quotazione istituti del calibro di Bank of America Securities, Citigroup e J.P. Morgan. Questo eccezionale dispiegamento di forze riflette la portata sistemica del debutto azionario di una realtà destinata a cambiare per sempre le metriche della space economy. Con una valutazione target iniziale che supera ampiamente i mille miliardi di dollari a fronte dei ricavi correnti, la compagnia si presenta sul mercato con multipli di valutazione decisamente elevati, del tutto simili a quelli applicati alle grandi aziende di software, di cloud computing e di analisi dati anziché ai tradizionali costruttori del comparto aerospaziale o della difesa. Il mercato finanziario globale si trova dunque di fronte a una scommessa epocale sul futuro della connettività e del calcolo algoritmico extraterrestre. Il successo di questa operazione non solo aprirà la strada a una nuova era per gli investimenti privati in orbita, ma sancirà definitivamente il ruolo dello spazio profondo come il prossimo grande terreno di conquista dell’innovazione tecnologica e industriale del ventunesimo secolo.