Il panorama finanziario globale si prepara ad assistere a quello che è già stato definito come il collocamento più imponente della storia recente. L’attesissima IPO di SpaceX, prevista per il 12 giugno 2026, sta catalizzando l’attenzione di istituzioni finanziarie, hedge fund e piccoli risparmiatori in tutto il mondo. Secondo le indiscrezioni trapelate dal consorzio bancario di collocamento e dai dati analizzati dalle principali agenzie di stampa internazionali come Reuters, la società fondata da Elon Musk punta a una quotazione in borsa monumentale, con l’obiettivo di raccogliere fino a 75 miliardi di dollari collocando circa il 3% delle proprie quote sul mercato azionario. Questa manovra porterebbe la valutazione di mercato iniziale della compagnia aerospaziale a una cifra astronomica compresa tra gli 1,5 e gli 1,75 mila miliardi di dollari, proiettando immediatamente SpaceX nell’olimpo dei dieci maggiori colossi tecnologici quotati a Wall Street. L’operazione vanta l’appoggio incondizionato delle più prestigiose banche d’affari del pianeta, tra cui Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup e JPMorgan, un consorzio di portata inedita che sottolinea la rilevanza sistemica del debutto e garantisce una robusta domanda iniziale, capace di sostenere i prezzi nelle primissime fasi di negoziazione.
La doccia fredda di Morningstar: valutazione dimezzata rispetto al target
Nonostante il clima di euforia che tipicamente accompagna le vigilie delle mega-quotazioni, una dettagliata ricerca indipendente ha gettato un’ombra di prudenza sulle ambizioni della dirigenza. La prestigiosa agenzia di ricerca finanziaria Morningstar ha infatti inaugurato la copertura ufficiale sul titolo applicando un severo modello di flusso di cassa attualizzato (Discounted Cash Flow), dal quale è emerso un quadro sensibilmente differente rispetto alle stime dei mercati privati. Gli analisti finanziari Nicolas Owens e Suryansh Sharma hanno attribuito a SpaceX un valore intrinseco complessivo di 780 miliardi di dollari, una cifra che si attesta a circa il 48% al di sotto dell’obiettivo dichiarato per l’offerta pubblica e delle ultime valutazioni registrate nei round di finanziamento privato. Nel report ufficiale viene formulato un chiaro giudizio di sopravvalutazione per il prezzo di sbarco programmato. L’analisi esplicita che l’attuale target riflette dinamiche speculative alimentate dalla scarsità di titoli disponibili sul mercato e dalla pressione mediatica, piuttosto che dai fondamentali puramente económicos. Morningstar ha assegnato alla compagnia un rating di “narrow economic moat” (un fossato economico stretto), indicando che sebbene la società possieda indiscutibili vantaggi competitivi in alcuni comparti chiave, l’estensione indiscriminata del proprio raggio d’azione a mercati ad alto rischio limita la sostenibilità dei rendimenti nel lunghissimo periodo, invitando i potenziali sottoscrittori ad attendere storni post-collocamento per acquistare a prezzi più ragionevoli.
Il motore finanziario di Starlink e la divisione dei lanci spaziali
L’analisi dei singoli segmenti di business operata dagli esperti evidenzia come la reale spina dorsale della redditività aziendale sia rappresentata dalle attività storiche e consolidate. Il servizio di connettività satellitare denominato Starlink si conferma come una straordinaria macchina da ricavi, capace di capitalizzare un posizionamento di quasi totale monopolio nell’orbita terrestre bassa. Nel corso dell’ultimo anno fiscale, Starlink ha registrato una crescita eccezionale dei ricavi operativi, saliti del 50% fino a toccare gli 11,3 miliardi di dollari, accompagnati da un margine operativo straordinario del 39%, pari a oltre 4,4 miliardi di utili netti prima delle imposte. Questo impressionante trend convalida la sostenibilità economica del network satellitare, spingendo le proiezioni di lungo termine a stimare un fatturato potenziale di 56 miliardi di dollari entro il 2035. Parallelamente, il settore dei lanci orbitali pesanti e leggeri, trainato dal consolidato Falcon 9 e dallo sviluppo del rivoluzionario sistema Starship , garantisce a SpaceX un vantaggio competitivo strutturale basato su una drastica riduzione dei costi di lancio grazie alla tecnologia dei vettori riutilizzabili. Le stime indicano che la divisione aerospaziale pura genererà circa 18 miliardi di dollari di fatturato entro il prossimo decennio, beneficiando di un’enorme economia di scala derivante dal progressivo abbattimento dei costi di ricerca e sviluppo, un fattore che consolida il primato tecnologico dell’azienda ma che richiede, al contempo, un costante e imponente fabbisogno infrastrutturale di capitali liquidi.
L’enigma xAI e l’impatto dell’intelligenza artificiale sui conti
L’elemento che suscita le maggiori perplessità tra i banchieri e gli analisti non risiede nelle orbite spaziali, bensì nei server dedicati all’evoluzione digitale. Nel febbraio del 2026, con una mossa che ha ridefinito i confini societari, SpaceX ha completato l’acquisizione di xAI, la startup di intelligenza artificiale fondata dallo stesso Elon Musk, incorporando sotto un unico bilancio sia l’infrastruttura di calcolo sia l’assistente virtuale Grok e la gestione del social network X. Questa fusione, valutata implicitamente centinaia di miliardi di dollari, ha proiettato SpaceX al centro del trend tecnologico del momento, ma ha anche introdotto elementi di profonda incertezza valutativa. Gli analisti di Morningstar considerano l’efficacia economica di questa divisione come totalmente indeterminata, intravedendo un concreto rischio di distruzione di valore per gli investitori tradizionali. Per sostenere lo sviluppo di modelli linguistici di grandi dimensioni competitivi con i leader di mercato, la divisione ha già assorbito investimenti stimati in circa 50 miliardi di dollari, finalizzati alla costruzione del colossale data center Colossus e alla pianificazione di visionari, ma altamente rischiosi, data center orbitali alimentati a energia solare. La sovrapposizione tra la complessità della logistica spaziale e l’altissima intensità di capitale richiesta dall’ecosistema IA rischia di drenare i flussi di cassa generati da Starlink, alimentando diffusi timori su possibili conflitti di interesse strutturali tra le diverse anime dell’impero imprenditoriale di Musk.
Rischi di governance e politiche ostili per gli azionisti di minoranza
A completare il quadro delle criticità sollevate dagli analisti vi è la complessa struttura di governance aziendale, storicamente caratterizzata da una spiccata centralizzazione del potere decisionale nelle mani del fondatore. Le politiche aziendali adottate da SpaceX presentano storicamente elementi giudicati poco allineati con le best practice di tutela dei capitali pubblici, configurando uno scenario potenzialmente ostile per gli azionisti di minoranza che faranno il loro ingresso nel capitale dopo il debutto a Wall Street. La forte interconnessione finanziaria tra le varie società di Musk si traduce in frequenti e massicce transazioni correlate, prive di un controllo indipendente di terze parti. Un esempio emblematico evidenziato dalle ricerche di mercato riguarda l’acquisto da parte di SpaceX di una flotta di veicoli Cybertruck di Tesla per un valore di ben 131 milioni di dollari nel corso del 2025, un’operazione che ha coperto da sola circa il 6% delle vendite complessive del modello di punta della casa automobilistica, sollevando seri interrogativi sull’utilizzo dei capitali aziendali a fini di mutuo soccorso tra le controllate del gruppo. Gli esperti avvertono che, sebbene l’effetto scarsità delle azioni possa spingere i prezzi al rialzo nelle prime settimane successive alla quotazione, la scadenza dei periodi di lock-up per i soci storici e la progressiva emersione di queste frizioni di governance potrebbero innescare forti pressioni di vendita nel medio termine, ridimensionando le quotazioni verso il valore reale calcolato dagli analisti fondamentali.
