L’olio extravergine di oliva come motore di sostenibilità sociale: la rivoluzionaria ricerca dell’Università Niccolò Cusano

Lo studio scientifico applica la metodologia S-LCA alla filiera EVOO, dimostrando come l'eccellenza del Made in Italy si misuri attraverso il benessere dei lavoratori, la sicurezza sul lavoro e la valorizzazione del territorio

L’eccellenza dell’agroalimentare italiano compie un passo decisivo verso una nuova consapevolezza etica. Non si tratta più soltanto di valutare il profilo sensoriale o le proprietà organolettiche di ciò che portiamo in tavola, ma di comprendere a fondo l’impatto umano e territoriale della produzione. Una recente e approfondita ricerca scientifica condotta dal team di scienze merceologiche dell’Università Niccolò Cusano accende i riflettori su un aspetto spesso trascurato ma di fondamentale importanza: la sostenibilità sociale all’interno del comparto olivicolo. Pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale The International Journal of Life Cycle Assessment, lo studio dimostra scientificamente come la filiera EVOO sia in grado di generare un autentico ecosistema sociale, capace di garantire il benessere dei lavoratori, favorire benefici concreti per le comunità locali, alimentare relazioni sane con tutti gli attori del settore e assicurare una totale trasparenza verso i consumatori finali. Il gruppo di ricerca, composto dalla Prof.ssa Gabriella Arcese, dalla Prof.ssa Maria Giovina Pasca, dalla Dott.ssa Giulia Padovani e dal Dott. Dario Barberini, ha analizzato l’eccellenza toscana di Frantoio Franci, trasformandolo nel perfetto caso studio per dimostrare come la qualità del prodotto sia legata a doppio filo alla tutela del capitale umano.

Il mercato dell’olio tra record economici e l’urgenza della sicurezza sul lavoro

Per comprendere l’importanza di questa ricerca, è necessario analizzare la portata monumentale di un settore che rappresenta un pilastro strategico della nostra economia. Il mercato dell’olio in Italia conta oggi ben 619 mila imprese olivicole e oltre 4.200 frantoi attivi, capaci di generare un fatturato complessivo di 5,8 miliardi di euro. Una forza produttiva che si riflette con vigore oltre i confini nazionali, grazie a un export che supera i 3 miliardi di euro e che posiziona l’Italia come il secondo esportatore mondiale di olio extravergine di oliva, detenendo circa il 20% del commercio globale. Tuttavia, dietro a questi numeri da primato si nasconde un settore complesso, caratterizzato da forti picchi stagionali e rischi fisici intrinseci legati alle attività agricole e di trasformazione. I dati INAIL del settore agricolo evidenziano una realtà complessa che nel 2024 ha registrato oltre 26.000 denunce di infortunio, accompagnate da un aumento significativo delle malattie professionali. Questi dati drammatici confermano l’assoluta urgenza di investire in modo strutturale nella sicurezza sul lavoro, un elemento indispensabile per garantire la tenuta sociale dell’intera filiera.

Misurare l’impatto sociale attraverso la Social Life Cycle Assessment

In un contesto globale in cui il concetto di sostenibilità viene troppo spesso ridotto a parametri esclusivamente ambientali o economici, lo studio della Unicusano introduce un cambio di paradigma fondamentale, dimostrando che la produzione alimentare è prima di tutto un fenomeno umano. I ricercatori hanno utilizzato strumenti scientifici d’avanguardia, come il framework metodologico UNEP 2020 e lo standard ISO 14075:2024, realizzando una delle prime applicazioni della metodologia Social Life Cycle Assessment (S-LCA) al comparto olivicolo. Questo approccio ha permesso di misurare l’impatto sociale esaminando quattro macro-aree cruciali, ossia le condizioni dei lavoratori, i benefici per la comunità locale, le relazioni di filiera e la trasparenza verso i consumatori. A questo proposito, il ricercatore Dario Barberini ha spiegato chiaramente la visione alla base del progetto dichiarando testualmente che “La dimensione ambientale è essenziale, ma senza quella sociale la sostenibilità resta parziale: solo integrando ambiente, persone e comunità possiamo parlare di vero sviluppo sostenibile”. L’applicazione pratica di questa metodologia su Frantoio Franci ha evidenziato performance eccellenti proprio nella categoria legata alla salute e alla sicurezza di chi lavora, grazie a politiche aziendali formalizzate, all’aggiornamento costante dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR), a sessioni di formazione mirate per il personale stagionale e a un tasso di infortuni che si è attestato prossimo allo zero.

Certificazioni DOP e IGP e il volano economico dell’oleoturismo

Il legame tra la produzione di alta qualità e il territorio di origine rappresenta un altro fulcro essenziale evidenziato dall’indagine della Unicusano. L’olivicoltura italiana si estende su oltre 1,14 milioni di ettari coltivati, di cui ben il 24% è gestito tramite agricoltura biologica, costituendo un presidio fondamentale contro l’abbandono delle aree rurali e delle zone interne del Paese. Un ruolo d’eccellenza in questa tutela geografica è svolto dal sistema delle certificazioni DOP e IGP, dove l’Italia vanta il primato con 42 oli DOP e 8 IGP. Nel corso del 2024, la produzione certificata ha registrato una crescita straordinaria raggiungendo le 16.190 tonnellate, con un incremento del 31,1% rispetto all’anno precedente e generando un valore al consumo pari a 258 milioni di euro. Questa profonda interconnessione tra l’origine del prodotto e la governance locale si traduce in vantaggi tangibili per le comunità residenti, che beneficiano di occupazione locale, acquisti a chilometro zero da fornitori del territorio e manutenzione costante del paesaggio agrario. Accanto a questo, si registra la forte espansione dell’oleoturismo, un fenomeno sempre più diffuso e apprezzato grazie alla costante crescita di offerte turistiche strettamente legate alla bellezza e alla cultura delle coltivazioni di ulivi.

Trasparenza ed etica come fattori chiave per il futuro della filiera EVOO

In un mercato internazionale in cui il consumatore finale si dimostra sempre più attento all’etica e alla provenienza dei propri acquisti, l’adozione di strumenti come la S-LCA si profila come una vera e propria rivoluzione reputazionale e operativa per le imprese del settore. I benefici derivanti da una gestione socialmente sostenibile si riflettono in modo virtuoso su tutti gli attori della catena del valore, definiti tecnicamente value chain actors. Per quanto riguarda gli olivicoltori locali, questo approccio si traduce nella garanzia di contratti stabili, pagamenti puntuali e un continuo trasferimento di competenze professionali. Per la grande distribuzione organizzata e i retailer, si traduce nella certezza di una totale tracciabilità del prodotto, nella piena conformità ai criteri ESG e nel completo azzeramento dei rischi reputazionali legati a fenomeni di lavoro irregolare. Infine, per i consumatori si traduce nella certezza assoluta di acquistare un prodotto d’eccellenza che viene valutato non solo per le sue indiscutibili caratteristiche chimiche o sensoriali, ma per l’etica, il rispetto umano e la trasparenza che hanno caratterizzato l’intera sua storia produttiva. Il futuro delle eccellenze agroalimentari italiane, come emerge chiaramente dallo studio, non dipenderà più soltanto da cosa si produce, ma da come e soprattutto con chi lo si produce.