Il misterioso spazioplano cinese Shenlong è tornato a far parlare di sé dopo aver rilasciato un oggetto sconosciuto mentre si trovava in orbita attorno al nostro pianeta. Il veicolo spaziale, il cui nome significa letteralmente Drago Divino, era decollato per la sua 4ª missione il 6 febbraio 2026 a bordo di un razzo Long March 2F, partendo dal centro di lancio satellitare di Jiuquan, nel vasto deserto del Gobi. Come da rigida consuetudine per questo genere di operazioni gestite da Pechino, gli obiettivi primari della missione non sono stati resi pubblici, mantenendo un alone di totale segretezza sulle reali attività svolte nello Spazio. Tuttavia, le moderne reti di sorveglianza commerciale non si lasciano sfuggire nulla e hanno rilevato un’insolita manovra. La scoperta ha immediatamente sollevato nuovi e preoccupanti interrogativi sulle tecnologie in via di sviluppo e sulle operazioni di avvicinamento orbitale.
Le rilevazioni radar e il tracciamento del nuovo frammento nello Spazio
Secondo quanto riportato dalla società di intelligence orbitale LeoLabs, l’evento si è verificato il 22 giugno 2026 alle ore 02:30 UTC. I radar di tracciamento posizionati in Nuova Zelanda, a svariate migliaia di km di distanza, hanno individuato un corpo estraneo nelle immediate vicinanze dello spazioplano riutilizzabile cinese, un elemento che non corrispondeva a nessun altro oggetto già presente nei cataloghi spaziali. L’analisi indipendente condotta dall’azienda ha permesso di confermare con elevata sicurezza che l’oggetto è stato espulso direttamente dal veicolo, un comportamento che ricalca i rilasci di piccoli satelliti già osservati durante le spedizioni precedenti. Anche l’esperto indipendente Jonathan McDowell ha confermato la notizia, sottolineando come l’oggetto sia stato ora ufficialmente catalogato dalla United States Space Force.
Le caratteristiche del veicolo e i precedenti rilasci
Le informazioni tecniche su Shenlong sono estremamente limitate, ma si ritiene che il suo design sia del tutto paragonabile a quello dello spazioplano X-37B americano o a agli Shuttle. Il veicolo decolla verticalmente spinto da un razzo convenzionale, per poi atterrare orizzontalmente su una pista di atterraggio, esattamente come un normale aeroplano. Fino a oggi le uniche prove visive della sua fisionomia derivano da immagini catturate da telescopi terrestri, che suggeriscono la presenza di pannelli solari estraibili per l’alimentazione in orbita. Già nel mese di giugno del 2024 il veicolo aveva apparentemente liberato un subsatellite o espulso hardware in eccesso prima di terminare il suo volo, mentre episodi precedenti che sembravano coinvolgere 6 oggetti rilasciati contemporaneamente si sono poi rivelati semplici detriti derivanti dalla fase di lancio.
Operazioni di prossimità e rischio competizione in orbita
L’aspetto maggiormente dibattuto di queste missioni riguarda le cosiddette operazioni di incontro e prossimità. Si tratta di procedure tecniche utili a testare la capacità di manovrare un veicolo a distanze ravvicinate rispetto ad altri corpi celesti artificiali. Tali tecniche possono certamente essere impiegate per scopi del tutto pacifici, ad esempio per il rifornimento di propellente o per la riparazione di strumentazione danneggiata. Gli analisti temono però che superpotenze come Cina e Russia stiano affinando queste tecnologie per potenziale uso militare, testando la capacità di manomettere i satelliti avversari nel caso in cui un conflitto dovesse espandersi oltre l’atmosfera terrestre. A maggio 2026, 2 satelliti russi si sono avvicinati a una distanza di appena 3 metri l’uno dall’altro, confermando una chiara tendenza verso le manovre ispettive ravvicinate. Gli Stati Uniti stanno ovviamente sviluppando in modo attivo le medesime capacità difensive e operative, preparandosi in anticipo a qualsiasi possibile scenario futuro.
