Yoane Wissa ha scritto una pagina storica per la Repubblica Democratica del Congo segnando il primo gol della nazionale africana in una Coppa del Mondo. L’attaccante 29enne del Newcastle United ha trovato la rete nella partita della fase a gironi contro il Portogallo, una delle favorite del torneo, disputata mercoledì a Houston. Wissa ha sfruttato al meglio un calcio d’angolo e, con un colpo di testa, ha mandato il pallone in fondo alla rete. Un gol che non ha avuto soltanto valore tecnico o sportivo, ma anche simbolico: la DR Congo era tornata ai Mondiali dopo 52 anni e, con quella conclusione, ha celebrato il suo primo storico gol nella competizione.
La DR Congo pareggia contro il Portogallo a Houston
Il gol di Wissa ai Mondiali 2026 ha permesso alla DR Congo di pareggiare una partita che si era messa subito in salita. Il Portogallo era infatti passato in vantaggio al sesto minuto con Joao Neves, facendo esplodere di gioia i tifosi portoghesi presenti allo stadio di Houston, trasformato per l’occasione in una grande distesa rossa. La risposta congolese non si è fatta attendere e ha acceso la festa sugli spalti e sui social. Il colpo di testa di Wissa è stato celebrato non solo dai tifosi della Repubblica Democratica del Congo, ma anche da tanti appassionati in tutto il mondo. Sui social sono stati condivisi video dei tifosi portoghesi e congolesi intenti a celebrare un momento destinato a restare nella memoria del calcio africano. Con quella rete, Wissa è diventato il simbolo della sua nazionale nel giorno in cui la DR Congo ha fermato il Portogallo sull’1-1 a Houston.
Dalla tragedia personale alla rinascita sportiva
Cinque anni prima di questo momento storico, Yoane Wissa difficilmente avrebbe potuto immaginare di diventare il protagonista di una serata mondiale. Nel 2021, mentre giocava in Francia con l’FC Lorient, l’attaccante fu vittima di un drammatico attacco con l’acido che gli provocò gravi ferite e rese necessario un intervento chirurgico d’urgenza agli occhi. Il 1º luglio 2021, Wissa aprì la porta della sua abitazione a una donna che tentò di rapire sua figlia e gli gettò dell’acido in faccia.
La lunga guarigione dopo l’attacco con l’acido
L’aggressione lasciò Yoane Wissa profondamente segnato sul piano fisico e psicologico. L’attaccante impiegò sei mesi per riprendersi completamente dall’assalto, che lo colpì mentre era ancora un calciatore del Lorient. Nonostante la violenza subita, Wissa mostrò da subito la volontà di tornare a giocare e di proseguire la sua carriera. A raccontarlo fu Christophe Pelissier, allora allenatore del Lorient, che lo visitò in ospedale il giorno dopo l’attacco. “Anche se era stato colpito fisicamente e mentalmente, Yoane ha mostrato subito la sua determinazione a riuscire”, ha raccontato Pelissier alla BBC lo scorso anno. “Ciò che mi ha colpito di lui è stata la sua grande forza di volontà e il fatto che non si sia mai arreso”. Anche Pierre-Yves Hamel, ex compagno di squadra di Wissa al Lorient, ha ricordato la reazione dell’attaccante dopo l’aggressione. “Dopo l’attacco, non si è mai lamentato”, ha dichiarato Hamel alla BBC. “Ha voluto subito andare avanti, e vederlo fiorire oggi è una giusta ricompensa per i suoi sforzi”. “Quando Yoane ha un’idea in mente, farà tutto il possibile per realizzarla – non importa quanto tempo ci voglia”. Quelle parole assumono oggi un significato ancora più profondo dopo il gol segnato da Wissa contro il Portogallo, nella partita in cui la Repubblica Democratica del Congo ha conquistato un pareggio storico.
La testimonianza in tribunale di Yoane Wissa
Durante il processo al suo aggressore in Francia, Yoane Wissa ha consegnato una testimonianza carica di dolore. L’attaccante ha raccontato il momento in cui il liquido gli fu gettato sul volto e la telefonata della moglie ai soccorsi, che le indicarono di portarlo immediatamente sotto la doccia per sciacquargli gli occhi. “All’ospedale mi hanno detto che i miei occhi erano ustionati. Qualcuno doveva venire a sciacquarmeli ogni ora. È stato un incubo”, ha dichiarato durante l’udienza, secondo ESPN UK. “Da allora, vado nel panico ogni volta che sento un rumore, e l’unica cosa che mi ha permesso di andare avanti è stato sapere che i miei figli erano al sicuro. Ho subito un intervento chirurgico a entrambi gli occhi, e il medico mi ha detto che dovrò usare colliri per il resto della mia vita. Ci sono voluti sei mesi prima che recuperassi completamente la vista”. “Se non fossi stato curato così rapidamente, le conseguenze sarebbero state molto peggiori”.
Il trauma psicologico e la vita dopo l’aggressione
Dopo l’attacco, Wissa firmò un contratto quadriennale con il Brentford un mese dopo l’incidente, mentre era ancora in fase di recupero. Il trasferimento segnò una nuova tappa nella sua carriera, ma non cancellò il trauma vissuto. Nel corso della sua testimonianza, il calciatore ha parlato delle conseguenze psicologiche che l’aggressione ha lasciato nella sua vita quotidiana. “Da quel momento, mi sono chiuso in me stesso. Non riesco più a sopportare di stare vicino a persone che non conosco”, ha raccontato. “Ora non esprimo più tanto amore quanto facevo prima, e quando cammino guardo istintivamente dietro di me. E di notte non riesco più ad addormentarmi se sono da solo. I miei figli spesso mi chiedono cosa mi sia successo al viso, ma sono troppo piccoli perché io possa dire loro cosa è accaduto. Mi è stata proposta un’operazione, ma ho rifiutato, perché questo fa parte della mia storia personale. Io e mia moglie abbiamo dovuto vedere uno psicologo, e lei ha sofferto di depressione. Non sai mai cosa il destino abbia in serbo per te”.
Wissa simbolo della DR Congo al Mondiale
Il pareggio per 1-1 contro il Portogallo ha trasformato Yoane Wissa nel volto della DR Congo al Mondiale. Il suo gol non ha rappresentato soltanto il primo centro della nazionale congolese nella storia della Coppa del Mondo, ma anche il punto più alto di un percorso personale segnato da dolore, paura, recupero e determinazione. Dal trauma dell’attacco con l’acido alla rete storica di Houston, Wissa ha unito in una sola immagine la forza di un calciatore capace di tornare ai massimi livelli e il significato di una nazionale che, dopo 52 anni, è rientrata sulla scena mondiale lasciando subito un segno indelebile.
