All’Idaho National Lab si è consumato un evento di portata storica nel panorama dell’energia nucleare americana: il microreattore sviluppato da Antares Nuclear ha raggiunto la criticità, rendendo la reazione a catena autosostenibile. Questo risultato, annunciato di recente dal Dipartimento dell’Energia e riportato dall’Associated Press, segna il primo successo privato nell’ambito dell’ambizioso piano dell’amministrazione Trump per la rinascita del nucleare negli Stati Uniti, lanciato lo scorso anno. L’obiettivo dichiarato del piano è velocizzare lo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate con l’intento di rafforzare l’indipendenza energetica degli Usa. Il raggiungimento della criticità rappresenta un passo fondamentale per la tecnologia dei microreattori nucleari: per la prima volta una società privata, Antares, è riuscita a portare una unità alla criticità operativa, condizione in cui la reazione a catena produce energia in modo costante e sostenuto. Secondo il Segretario all’Energia Chris Wright si tratta di un “giorno storico” per la rinascita nucleare americana, sottolineando la fiducia nella tecnologia e nella capacità degli imprenditori Usa di guidare l’innovazione, abbassare i costi energetici e rafforzare il paese.
Dal programma Trump al futuro del nucleare
Nel maggio 2025, il presidente Trump aveva firmato una serie di ordini esecutivi con l’intento di velocizzare i progetti nucleari, limitando in parte l’autorità della Nuclear Regulatory Commission e puntando a un’accelerazione significativa delle approvazioni e delle implementazioni. L’amministrazione ha fissato un obiettivo ambizioso: portare almeno tre reattori avanzati alla criticità entro il 4 luglio, in occasione del 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Undici progetti avanzati sono stati selezionati. Antares Nuclear, azienda con base in California, ha dichiarato che intende iniziare a produrre elettricità entro la fine del 2027 e di installare i primi sistemi sul campo entro la fine del 2028, con un focus iniziale su applicazioni militari. Il CEO Jordan Bramble ha affermato che in passato il nucleare americano è stato troppo spesso sinonimo di “ritardi e promesse non mantenute” e ha ribadito che “i microreattori sono una tecnologia già qui oggi”.
I dubbi sulla sicurezza e la sostenibilità commerciale
Nonostante l’entusiasmo delle istituzioni e dei promotori del progetto, non mancano critiche e scetticismo all’interno della comunità scientifica. Esperti come Edwin Lyman, dell’Union of Concerned Scientists, hanno bollato le celebrazioni come “acrobazie pubblicitarie”, precisando che il raggiungimento della criticità è solo un primo passo rudimentale. Secondo gli scettici, questo risultato non dimostra né la sicurezza complessiva della tecnologia né la reale fattibilità commerciale a costi ragionevoli. Rimane inoltre irrisolto il nodo dello smaltimento delle scorie nucleari, una delle principali criticità per l’accettazione e la sostenibilità a lungo termine dell’energia nucleare. Il Dipartimento dell’Energia ha dichiarato di essere in trattative con vari Stati per individuare possibili siti di stoccaggio o di riprocessamento, ma la questione resta aperta e politicamente sensibile.
Solare supera carbone: un’altra pietra miliare energetica
Parallelamente allo sviluppo del nucleare avanzato, gli Stati Uniti stanno assistendo a un’altra svolta significativa nella loro transizione energetica. Secondo i dati Ember pubblicati dall’Associated Press, il solare ha raggiunto una quota del 12,8% nella produzione di energia elettrica, superando per la prima volta il carbone, fermo al 12,2% a maggio. Questo sorpasso storico conferma una tendenza ormai inarrestabile, con le fonti rinnovabili che continuano a crescere rapidamente. Nel primo trimestre del 2026, il solare e gli impianti di accumulo con batterie hanno rappresentato il 91% della nuova potenza installata, sostenuti da massicci investimenti che si sono concentrati soprattutto negli Stati conservatori, tradizionalmente più legati alle fonti fossili. La crescita delle rinnovabili sottolinea un cambiamento strutturale nel mix energetico nazionale.
Scontro politico sulle politiche eoliche
Nonostante il balzo in avanti delle rinnovabili, il clima politico intorno alla transizione energetica rimane altamente conflittuale. Il Financial Times ha riportato che sette Stati del Nord-Est degli Stati Uniti hanno intentato una causa contro l’amministrazione federale per questioni legate alle politiche sull’energia eolica offshore. L’accusa riguarda un rimborso di quasi un miliardo di dollari concesso a TotalEnergies per abbandonare progetti offshore: una mossa che, secondo il governatore di New York Kathy Hochul, sarebbe “scandalosa” perché finanziata con fondi pubblici e accusata di incentivare un ritorno forzato alle fonti fossili.
