Le scorte di petrolio delle maggiori economie mondiali si stanno avvicinando ai livelli più bassi almeno dal 2003. Secondo l’Agenzia statunitense per l’informazione energetica, la EIA, il rapido calo della produzione causato dalla guerra con l’Iran sta esercitando una forte pressione sugli approvvigionamenti globali, in un contesto già segnato dalle difficoltà del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. “Le scorte totali di petrolio dei Paesi OCSE entro dicembre scenderanno a poco meno di 2,3 miliardi di barili”, ha affermato l’EIA, basandosi sull’attuale ipotesi che il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz difficilmente tornerà ai livelli pre-bellici prima dell’inizio del 2027.
Il dato assume particolare rilievo perché, secondo quanto indicato dall’agenzia nel suo rapporto mensile sulle prospettive energetiche a breve termine, le scorte dell’OCSE non erano così basse da quando l’EIA ha iniziato a raccogliere dati, nel 2003. La contrazione delle riserve segnala una fase di forte tensione per il mercato energetico internazionale, con effetti diretti sulle prospettive dei prezzi del petrolio nei prossimi mesi.
Guerra con l’Iran e calo della produzione in Medio Oriente
Alla base della riduzione delle scorte vi è il calo della produzione nell’area mediorientale. L’EIA collega la dinamica alla perdita di 11 milioni di barili al giorno di produzione in Medio Oriente, un volume che sta imponendo un rapido utilizzo delle riserve disponibili per soddisfare la domanda globale.
“Il rapido calo delle scorte, necessario per compensare la perdita di 11 milioni di barili al giorno di produzione in Medio Oriente, crea le premesse per un forte aumento dei prezzi del petrolio nei prossimi mesi”, ha aggiunto l’agenzia.
La riduzione della produzione rappresenta dunque il principale fattore di rischio per l’equilibrio del mercato. La compressione delle disponibilità petrolifere, unita alla necessità di attingere alle riserve, sta creando una situazione in cui il mercato resta esposto a nuovi rialzi, soprattutto se i flussi globali non dovessero tornare rapidamente alla normalità.
Stretto di Hormuz, accordo non finalizzato e produzione ancora sospesa
Nelle ultime settimane le recenti notizie secondo cui Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz hanno pesato sui prezzi. L’ipotesi di un’intesa ha contribuito a ridurre le aspettative di ulteriore tensione sui mercati, ma secondo l’EIA la situazione resta ancora incerta.
“Al momento in cui scriviamo – ha spiegato l’EIA -, l’accordo non è stato finalizzato. La maggior parte della produzione petrolifera nella regione resta sospesa e le scorte globali di petrolio hanno continuato a diminuire per soddisfare la domanda”.
Il passaggio evidenzia come il mercato stia ancora operando in condizioni di forte squilibrio. Nonostante le aspettative legate a un possibile accordo, la maggior parte della produzione petrolifera nella regione resta sospesa e le scorte globali di petrolio continuano a diminuire per coprire il fabbisogno.
Prezzo del Brent atteso a 105 dollari al barile
L’EIA prevede che i prezzi del Brent a giugno e luglio dovrebbero attestarsi in media intorno ai 105 dollari al barile sul mercato spot. Si tratta di un livello ben superiore ai 91,60 dollari al barile registrati ieri sul mercato dei futures.
La differenza tra la previsione sul mercato spot e il valore dei futures mette in evidenza la tensione attesa nel breve periodo. L’agenzia statunitense ritiene che la profondità del calo delle scorte continuerà a sostenere i prezzi, almeno fino al ripristino dei flussi petroliferi globali e alla ricostituzione delle riserve.
“A causa dell’entità del calo delle scorte globali, prevediamo che i prezzi del petrolio resteranno elevati fino a quando i flussi globali di petrolio non torneranno a livelli normali e le scorte non saranno reintegrate”, ha concluso l’agenzia.
