Il flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sta viaggiando alla velocità più alta da quando è iniziato il conflitto con l’Iran, nonostante Teheran sostenga che lo snodo strategico per il trasporto marittimo mondiale sia chiuso e la Repubblica islamica continui a disturbare il passaggio delle navi. A riportarlo è Bloomberg, che cita i dati di tracciamento della navigazione. Secondo quanto emerge, nel fine settimana si sono viste transitare petroliere che trasportavano circa 20 milioni di barili di greggio. Si tratta del flusso trasparente più elevato da fine febbraio, un dato che segnala una ripresa significativa dei movimenti nello stretto, pur in un contesto ancora segnato da tensioni geopolitiche e rischi per la sicurezza marittima.
Petroliere in transito con 20 milioni di barili di greggio nel fine settimana
Il passaggio di petroliere cariche di circa 20 milioni di barili di petrolio rappresenta uno degli elementi più rilevanti della fase attuale. La dinamica indica che, malgrado le dichiarazioni di Teheran sulla chiusura dello snodo e le interferenze segnalate al transito delle navi, una quota consistente di traffico energetico continua a muoversi attraverso una delle rotte più sensibili del commercio mondiale. Il flusso rilevato, pari a 6,66 milioni di barili al giorno, rappresenta quasi i due quinti dei livelli prebellici. Il dato resta quindi inferiore rispetto ai volumi precedenti al conflitto, ma conferma un’accelerazione rispetto alle settimane più critiche e rafforza l’attenzione sul ruolo dello Stretto di Hormuz nella stabilità dei mercati energetici globali.
Il “meccanismo”citato da Jd Vance per garantire la continuità dei flussi
Sul fronte politico e diplomatico, il vicepresidente statunitense Jd Vance ha detto ai giornalisti che è stato creato un “meccanismo” per garantire la continuità dei flussi attraverso lo stretto. Non è chiaro, tuttavia, se Vance si riferisse a un nuovo accordo con l’Iran oppure agli sforzi militari per coordinare i transiti dal lato omanita. L’incertezza sulla natura di questo meccanismo lascia aperte diverse interpretazioni, ma il dato concreto è che i transiti stanno aumentando proprio mentre l’area resta al centro delle tensioni tra Teheran, Washington e i principali Paesi esportatori di greggio della regione.
Teheran aumenta le spedizioni verso il mercato globale
Accanto alla ripresa dei transiti nello Stretto di Hormuz, anche l’Iran ha incrementato le proprie spedizioni verso il mercato globale. Nell’ultima settimana, Teheran ha spostato 23 milioni di barili, per lo più carichi bloccati nel porto di Chabahar, vicino al Pakistan, e altri 8 milioni di barili provenienti dal Golfo Persico. La ripartenza di questi volumi mostra come l’Iran stia cercando di riportare sul mercato quantità rilevanti di greggio, in una fase in cui la disponibilità di petrolio e la sicurezza delle rotte marittime restano fattori centrali per l’equilibrio dei prezzi internazionali.
Prezzi del petrolio in calo, quasi il 40% sotto il picco di aprile
L’aumento dei transiti e delle spedizioni ha contribuito a generare un ribasso nei prezzi del petrolio, scesi quasi del 40% al di sotto del picco di aprile. La maggiore disponibilità di barili sul mercato globale, unita alla ripresa dei movimenti attraverso lo Stretto di Hormuz, ha ridotto la pressione sui listini dopo le fasi di maggiore tensione. Il calo dei prezzi riflette il cambiamento nelle aspettative degli operatori: la prospettiva di flussi più regolari, anche se non ancora tornati ai livelli prebellici, attenua i timori di un blocco prolungato di una delle vie marittime più importanti per il commercio internazionale di energia.
Dall’Iraq al Kuwait, le spedizioni osservate nello Stretto di Hormuz
Oltre ai carichi iraniani, tra le spedizioni osservate figurano barili provenienti da Iraq, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait. Le petroliere in transito risultano destinate ad acquirenti tra cui Giappone, Corea del Sud e altri Paesi. La presenza di greggio proveniente da più produttori della regione conferma la centralità dello Stretto di Hormuz come snodo per le esportazioni energetiche del Golfo Persico. Nonostante il quadro di sicurezza resti fragile, il traffico monitorato indica che una parte importante del commercio petrolifero continua a raggiungere i mercati asiatici e internazionali.
