I funzionari statunitensi e iraniani hanno dichiarato di aver raggiunto un accordo per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, in quello che viene descritto come un patto preliminare destinato a segnare la svolta più importante dall’inizio del conflitto. L’intesa, pur restando ancora un accordo quadro, ha già prodotto effetti immediati sui mercati internazionali, provocando un forte calo dei prezzi del petrolio e un rimbalzo dei listini azionari. L’accordo arriva dopo mesi di guerra, iniziata a febbraio con gli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, un conflitto che ha causato migliaia di morti e ha sconvolto gli equilibri energetici globali. La riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il transito del petrolio, rappresenta il punto più immediatamente rilevante dell’intesa, mentre il futuro del programma nucleare iraniano resta demandato a ulteriori negoziati.
Trump annuncia l’intesa: “l’accordo con l’Iran è ora completo”
L’annuncio politico più significativo è arrivato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ieri ha scritto su Truth intorno alle 17:30 ora di Washington, le 21:30 GMT: “l’accordo con l’Iran è ora completo”. Il post del presidente statunitense è arrivato poco dopo l’annuncio del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il cui Paese ha svolto il ruolo di mediatore tra le parti. Sharif aveva dichiarato che un accordo era stato raggiunto lunedì mattina, ora locale, indicando così il Pakistan come attore centrale nella trattativa diplomatica che ha portato al patto preliminare. Il memorandum d’intesa dovrebbe essere firmato ufficialmente venerdì prossimo in Svizzera. I termini precisi dell’accordo non sono stati immediatamente resi noti, ma le prime dichiarazioni delle parti indicano un’intesa fondata sulla cessazione delle ostilità e sulla riapertura dei canali diplomatici.
Il ruolo del Pakistan e la firma prevista in Svizzera
La mediazione del Pakistan si è rivelata decisiva nella costruzione dell’accordo preliminare tra Washington e Teheran. Il primo ministro Shehbaz Sharif, in un post su X, ha dichiarato che l’accordo prevede “la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano”. La previsione di una firma ufficiale in Svizzera conferisce al patto un quadro diplomatico formale, anche se l’intesa resta, al momento, un accordo preliminare. La scelta di rinviare a successivi negoziati i nodi più complessi, a partire dal programma nucleare iraniano, segnala la volontà delle parti di separare l’urgenza della cessazione delle ostilità dalle questioni strategiche ancora irrisolte.
Teheran conferma la fine delle operazioni militari
Anche da parte iraniana sono arrivate conferme sulla fine delle ostilità. Il segretariato del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha affermato che la guerra e le operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, termineranno definitivamente a partire da stasera. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha ribadito la necessità di un arresto completo degli attacchi israeliani contro il Libano. Su Telegram, Araqchi ha scritto che la responsabilità dell’attuazione dell’accordo quadro ricade sugli Stati Uniti. La posizione iraniana mette così al centro non solo la fine delle operazioni militari dirette, ma anche il quadro regionale del conflitto, con particolare riferimento al fronte libanese. L’inclusione del Libano tra i fronti interessati dalla cessazione delle ostilità amplia la portata politica dell’intesa e ne sottolinea la dimensione mediorientale.
Cessate il fuoco di 60 giorni e negoziati sul programma nucleare iraniano
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato che un accordo più ampio sul conflitto in generale verrà negoziato durante un periodo di cessate il fuoco di 60 giorni. Secondo quanto indicato, i colloqui includeranno anche l’allentamento delle sanzioni contro l’Iran. Il punto più delicato resta il destino del programma nucleare iraniano. Secondo quanto riferito in precedenza all’agenzia Reuters da alcune fonti, la questione verrà affrontata nei successivi colloqui. L’accordo raggiunto non definisce quindi una soluzione definitiva sul dossier nucleare, ma apre uno spazio negoziale limitato nel tempo, durante il quale le parti dovranno affrontare il nodo centrale delle tensioni tra Iran, Stati Uniti e alleati regionali. La scelta di rinviare il dossier nucleare a una fase successiva conferma la natura preliminare dell’intesa, ma non ne riduce la portata immediata. La fine delle operazioni militari e la riapertura dello Stretto di Hormuz rappresentano infatti due elementi in grado di modificare rapidamente il quadro geopolitico ed economico.
Riapertura dello Stretto di Hormuz e fine del blocco ai porti iraniani
Donald Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz verrà riaperto venerdì e di aver ordinato la fine del blocco statunitense dei porti iraniani. In un nuovo messaggio, il presidente statunitense ha scritto: “navi del mondo, accendete i motori: che il petrolio scorra!”. La riapertura dello Stretto di Hormuz è uno degli elementi più rilevanti dell’accordo per i mercati energetici internazionali. Il blocco del passaggio marittimo e le tensioni intorno ai porti iraniani avevano contribuito a destabilizzare le forniture globali, alimentando la volatilità dei prezzi del greggio e le preoccupazioni sulle catene di approvvigionamento. Con la fine del blocco statunitense dei porti iraniani e la prospettiva della ripresa del traffico navale, l’intesa produce un primo effetto concreto sul piano economico, pur restando legata alla piena attuazione del quadro concordato tra le parti.
Prezzi del petrolio in calo dopo l’annuncio dell’accordo
La reazione dei mercati è stata immediata. I prezzi del petrolio sono crollati in seguito alla notizia dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. I futures del Brent sono scesi del 4% nelle prime contrattazioni di oggi, mentre i mercati azionari sono balzati in avanti. Il calo del greggio riflette l’aspettativa di una normalizzazione progressiva dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e di una riduzione del rischio geopolitico nell’area. La prospettiva che il petrolio torni a scorrere senza le restrizioni imposte dal conflitto ha modificato rapidamente le attese degli operatori, favorendo un alleggerimento delle pressioni sui prezzi. L’impatto sui mercati azionari conferma la portata economica dell’intesa. La possibilità di una cessazione stabile delle ostilità e di una ripresa del traffico energetico internazionale ha alimentato un clima di maggiore fiducia, almeno nella fase iniziale successiva agli annunci.
Un accordo quadro che apre la fase più difficile dei negoziati
L’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran segna una svolta diplomatica rilevante, ma non chiude tutti i capitoli del conflitto. La cessazione delle operazioni militari, la riapertura dello Stretto di Hormuz, la fine del blocco statunitense dei porti iraniani e l’avvio di un cessate il fuoco di 60 giorni rappresentano i pilastri immediati dell’intesa. Restano però aperti i nodi più complessi, a partire dal programma nucleare iraniano e dall’eventuale allentamento delle sanzioni contro l’Iran. Proprio questi dossier definiranno la tenuta politica dell’accordo e la possibilità di trasformare il patto preliminare in una soluzione più ampia e duratura. La firma prevista venerdì prossimo in Svizzera costituirà il passaggio formale successivo. Fino ad allora, la solidità dell’intesa dipenderà dall’effettiva cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, e dalla capacità di Stati Uniti e Iran di mantenere aperto il canale negoziale avviato con la mediazione del Pakistan.
