Rinasce la Villa dei Papiri: l’intelligenza artificiale decodifica il primo Rotolo di Ercolano intero

Attraverso tecniche avanzate di srotolamento virtuale e tomografia computerizzata, il consorzio internazionale del Vesuvius Challenge recupera un trattato stoico inedito attribuito a Crisippo, segnando una svolta epocale per la filologia classica e l'archeologia digitale

L’annuncio ufficiale rilasciato durante la conferenza internazionale svoltasi alla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli segna una delle più grandi pietre miliari della storia dell’archeologia e della filologia. Per quasi duemila anni, centinaia di manoscritti rinvenuti nella celebre Villa dei Papiri di Ercolano sono rimasti sigillati, trasformati in fragili blocchi di carbone dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. I tentativi passati di aprire fisicamente questi manufatti hanno spesso portato alla loro parziale o totale distruzione, costringendo gli studiosi a una drammatica scelta tra la conservazione della materia e il recupero del testo. Oggi, grazie a una straordinaria sinergia tra discipline umanistiche e scienze computazionali, quella barriera è stata definitivamente abbattuta. La comunità scientifica ha dimostrato che è possibile leggere l’intero contenuto di un volume carbonizzato senza comprometterne minimamente l’integrità strutturale, aprendo la strada al recupero sistematico dell’unica biblioteca intatta giunta a noi dall’antichità classica.

Il papiro PHerc 1667: un trattato stoico perduto riemerge dalle ceneri

Il fulcro di questa eccezionale scoperta è il manufatto catalogato come PHerc 1667, un rotolo che ha rivelato circa 1,5 metri di testo continuo distribuito su venti colonne. Datato provvisoriamente tra il III e il II secolo a.C., questo documento rappresenta il più antico papiro di Ercolano finora decifrato. L’analisi filologica preliminare condotta dal team di esperti indica che l’opera affronta tematiche centrali della filosofia stoica, concentrandosi sulla regolazione dell’agire umano, sull’etica e sull’estetica. Nel testo si fa esplicito riferimento ad Aristocreonte, nipote e discepolo del celebre filosofo greco Crisippo, spingendo gli esegeti a ipotizzare che l’autore del trattato sia proprio il terzo scienziato della Stoa antica. All’interno delle colonne decodificate vengono approfonditi concetti cardine come la hormē, ovvero l’impulso naturale che deve essere governato dalla ragione per non sfociare in passioni distruttive, e la phronēsis, la saggezza pratica considerata la virtù suprema per la condotta umana. Oltre al PHerc 1667, le medesime tecnologie hanno permesso di identificare porzioni di un altro rotolo contenente l’ottavo libro dell’opera Sugli dei di Filodemo di Gadara, ampliando in modo significativo la nostra conoscenza di un’opera di cui finora conoscevamo solo il primo volume.

La rivoluzione metodologica del Vesuvius Challenge: tomografia e deep learning

Il successo scientifico è il coronamento del progetto Vesuvius Challenge, un’iniziativa globale nata per accelerare la decodificazione dei testi attraverso l’uso della tecnologia open-source. Il nucleo metodologico si basa sulla tecnica dello srotolamento virtuale, sviluppata inizialmente dal gruppo di ricerca del professor Brent Seales presso l’Università del Kentucky. Il processo inizia con la scansione del papiro mediante tomografia a raggi X ad altissima risoluzione, effettuata grazie a sorgenti di luce di sincrotrone capaci di penetrare gli strati sovrapposti del rotolo. Poiché l’inchiostro antico basato sul carbone ha una densità atomica identica a quella del supporto papiraceo bruciato, i metodi radiografici tradizionali non riescono a creare contrasto visivo. Per superare questo ostacolo, sono stati addestrati sofisticati algoritmi di machine learning guidati da esperti informatici come Youssef Nader. Questi modelli di intelligenza artificiale sono in grado di rilevare le microscopiche alterazioni morfologiche lasciate dall’inchiostro sulla struttura delle fibre vegetali. Una volta individuate le tracce, il software mappa e distende digitalmente le singole lamine tridimensionali del papiro, restituendo segmenti bidimensionali perfettamente leggibili dai papirologi.

Implicazioni filologiche e le nuove prospettive per la papirologia classica

La portata di questa innovazione tecnologica ridefinisce i confini della papirologia digitale e della filologia classica. Come sottolineato dalla dottoressa Federica Nicolardi, coordinatrice dei papirologi per il progetto e ricercatrice presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, il ritmo della ricerca sta subendo un’accelerazione esponenziale. Se fino a tempi recenti i sistemi automatizzati consentivano di recuperare solo una frazione minima delle colonne testuali, l’ottimizzazione delle pipeline computazionali ha permesso, nelle ultime fasi dello studio, di ricostruire intere sequenze testuali a una velocità precedentemente impensabile. Questo cambio di paradigma trasforma radicalmente il lavoro degli specialisti, i quali non devono più limitarsi a decifrare singole lettere isolate o frammenti sconnessi, ma possono dedicarsi all’esegesi critica e all’interpretazione filosofico-letteraria di opere monumentali nella loro interezza. La possibilità di digitalizzare e leggere i restanti volumi ancora sigillati custoditi a Napoli promette di colmare enormi lacune nella storia della letteratura antica, restituendo testi filosofici, poetici e storici che si ritenevano definitivamente perduti nei cataloghi della memoria occidentale.

Riferimenti bibliografici: lo studio originale

I risultati scientifici dettagliati di questa ricerca e la presentazione paleografica delle nuove colonne di testo sono stati esposti e discussi ufficialmente nel corso della conferenza internazionale The Eternal Library | The Herculaneum Papyri through the Centuries and the Digital Future, promossa dal CISPE Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi “Marcello Gigante”. Lo studio originale, coordinato dal comitato scientifico del Vesuvius Challenge in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e il consorzio accademico guidato da Brent Seales (University of Kentucky), costituisce il protocollo metodologico di riferimento per la pubblicazione dei dataset analitici, dei modelli di segmentazione tridimensionale e dei codici sorgente messi a disposizione della comunità scientifica internazionale per i futuri programmi di scavo e lettura virtuale.