Siccità, il livello del fiume Po a -8 metri sullo zero idrometrico

Caldo record e assenza di piogge mettono a rischio coltivazioni e allevamenti nella Pianura Padana. Coldiretti rilancia la richiesta di un Piano nazionale degli invasi

È scattata l’allerta siccità nel bacino del fiume Po, dove il livello delle acque continua a diminuire a causa dell’ondata di caldo e della totale assenza di precipitazioni. Secondo i dati diffusi da Coldiretti, il livello idrometrico del principale corso d’acqua italiano ha raggiunto valori particolarmente critici: dai -3,4 metri registrati al Ponte della Becca, nel Pavese, ai -6,7 metri di Pontelagoscuro, nel Ferrarese, fino ai -8 metri rilevati a Cremona. Una situazione che preoccupa soprattutto per le ripercussioni sull’agricoltura nazionale. Il bacino del Po rappresenta infatti una delle aree produttive più importanti del Paese: qui nasce quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e si concentra circa la metà dell’allevamento nazionale. Le elevate temperature e la mancanza di piogge stanno già provocando le prime difficoltà alle coltivazioni, in particolare nel Nord Italia.

La Pianura Padana è il cuore dell’agroalimentare italiano. In questa vasta area si concentra quasi l’intera produzione nazionale di riso e circa il 50% del pomodoro destinato all’industria. Il territorio ospita inoltre la maggior parte degli allevamenti bovini e suinicoli italiani, costituendo il fulcro delle principali filiere zootecniche. Da qui provengono alcune delle eccellenze più rappresentative del Made in Italy, tra cui Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Prosciutto di Parma.

Le criticità maggiori si registrano nel Cremonese, dove il drastico abbassamento del livello del Po sta creando problemi agli impianti che prelevano acqua direttamente dal fiume per l’irrigazione. Le colture più esposte risultano essere il pomodoro e il mais, quest’ultimo particolarmente vulnerabile anche nell’area del Bergamasco. In Veneto, inoltre, gli agricoltori hanno già avviato le irrigazioni del mais con diverse settimane di anticipo rispetto alla norma, con conseguente aumento dei costi aziendali dovuto all’utilizzo anticipato di mezzi e impianti alimentati a gasolio.

Di fronte a questo scenario, Coldiretti torna a sollecitare la realizzazione di un Piano nazionale degli invasi. L’organizzazione agricola propone la creazione di una rete di bacini multifunzionali dotati di sistemi di pompaggio in grado anche di produrre energia idroelettrica. L’obiettivo è raccogliere e conservare le acque piovane durante tutto l’anno, garantendo una maggiore disponibilità di risorse idriche nei periodi di siccità e contribuendo al tempo stesso a ridurre gli effetti degli eventi meteorologici estremi.

Il progetto prevede la costruzione di nuovi invasi realizzati secondo criteri di sostenibilità ambientale e senza l’utilizzo di cemento, destinati a soddisfare il fabbisogno idrico delle comunità e delle attività agricole. Accanto a ciò, è previsto anche il recupero e l’ammodernamento delle infrastrutture idriche esistenti, con l’obiettivo di aumentare la capacità di stoccaggio e migliorare la gestione delle risorse disponibili in un contesto climatico sempre più caratterizzato da fenomeni estremi.