Sicurezza nazionale: il governo Meloni vara la strategia per la resilienza dei soggetti critici contro minacce fisiche e campagne ibride

Il nuovo piano strategico recepisce la direttiva europea CER per blindare le infrastrutture e i servizi essenziali del Paese, integrandoli con la cybersicurezza in uno scenario geopolitico caratterizzato da crescenti vulnerabilità sistemiche

L’Italia compie un passo fondamentale per la protezione del proprio tessuto sociale, civile ed economico attraverso l’adozione di un piano organico volto a garantire la sicurezza delle strutture più sensibili del Paese. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha formalizzato il lancio della nuova Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici, un documento di vitale importanza progettato per innalzare i livelli di protezione del territorio nazionale e rispondere con prontezza alle sfide globali. Questo importante provvedimento nasce con l’obiettivo prioritario di blindare e salvaguardare la continuità operativa di tutte quelle realtà, sia pubbliche sia private, da cui dipendono in modo diretto il benessere dei cittadini e la stabilità dello Stato. In un’epoca storica segnata da una forte interconnessione e da una spiccata esposizione a eventi emergenziali, l’azione governativa delinea una vera e propria architettura di difesa preventiva per impedire che incidenti o azioni ostili possano paralizzare i servizi primari.

Quali sono i soggetti coinvolti e l’impatto sui servizi essenziali per i cittadini

Il nucleo centrale del provvedimento si focalizza su una mappatura accurata dei soggetti che gestiscono asset di rilievo pubblico. La Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici si rivolge in modo specifico ai soggetti pubblici e privati che forniscono uno o più servizi essenziali, la cui interruzione avrebbe un impatto significativo per il mantenimento di funzioni vitali della società, di attività economiche, della salute e della sicurezza pubbliche o dell’ambiente. Questi operatori chiave vengono individuati formalmente in quanto operano direttamente attraverso le cosiddette infrastrutture critiche. Con questa espressione il testo identifica in modo chiaro l’insieme di reti, impianti, sistemi o dispositivi indispensabili per l’erogazione continuativa di tali servizi. La nuova linea strategica stabilisce che tali infrastrutture fondamentali devono essere protette e rese pienamente resilienti rispetto a eventi di natura fisica che possano comprometterne il funzionamento, riducendo al minimo i tempi di inattività e i disagi per la collettività.

Il quadro normativo italiano e l’attuazione della direttiva europea CER

L’elaborazione di questa nuova strategia nazionale risponde a un preciso percorso di coordinamento legislativo e di cooperazione internazionale. Il documento è stato infatti interamente redatto in conformità all’articolo 6 del decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 134. Si tratta del provvedimento che recepisce nell’ordinamento italiano la direttiva (UE) 2022/2557 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, relativa alla resilienza dei soggetti critici, nota anche nell’ambiente istituzionale come “direttiva CER”. Attraverso questo preciso allineamento normativo, l’Italia punta a implementare un sistema integrato che è finalizzato a rafforzare la capacità di prevenzione, risposta e recupero dei soggetti critici. L’attenzione delle istituzioni si concentra sulla protezione di quelle infrastrutture da cui dipende la continuità operativa dei servizi essenziali con riferimento ad eventi di carattere fisico, introducendo standard di sicurezza uniformi ed elevati su tutto il territorio.

La gestione del rischio fisico e il contrasto alle nuove minacce delle campagne ibride

L’evoluzione dello scenario internazionale impone un profondo mutamento di prospettiva nella valutazione dei pericoli, superando la classica e rigida separazione tra minacce materiali e attacchi digitali. Pur rimanendo strettamente ancorata nel perimetro proprio della direttiva CER, l’analisi del rischio fisico condotta all’interno della strategia non può in alcun modo prescindere dalla complessità dell’attuale contesto geopolitico. Le evidenze odierne dimostrano infatti che molte interruzioni o danneggiamenti alle infrastrutture possono utilmente inserirsi in più ampie campagne ibride, ossia azioni ostili che mirano a colpire infrastrutture, servizi essenziali e processi decisionali per destabilizzare l’ordine democratico. Proprio per contrastare questa insidiosa tipologia di minaccia, la Strategia si inserisce in un quadro più ampio che comprende anche la Strategia nazionale di cybersicurezza e le azioni intraprese a livello europeo. Questa sinergia interistituzionale permetterà alle autorità di affrontare con determinazione le vulnerabilità sistemiche del Paese, offrendo risposte coordinate ed efficaci in un’epoca in cui gli imprevisti appaiono sempre più frequenti.