SpaceX nel mirino degli short seller: dopo il crollo post-IPO crescono le scommesse al ribasso

Le posizioni ribassiste sul titolo di Elon Musk salgono al 13% del flottante: ma la scarsità di azioni disponibili apre lo scenario di un possibile short squeeze. E sullo sfondo resta il colosso che ha cambiato le regole della corsa allo Spazio

Il debutto in Borsa più atteso degli ultimi anni si sta trasformando in un terreno di scontro tra tori e orsi. A poco più di due settimane dalla quotazione sul Nasdaq, avvenuta il 12 giugno 2026, SpaceX è finita nel mirino degli short seller, gli operatori che scommettono sul ribasso di un titolo. Lo riporta Reuters in un dispaccio odierno firmato da Saqib Iqbal Ahmed, che cita i dati della società di analisi Ortex Technologies. È una notizia che intreccia finanza, scienza e tecnologia, perché il valore di mercato in oscillazione riguarda l’azienda che più di ogni altra ha ridisegnato l’accesso allo Spazio nell’ultimo ventennio. Secondo Ortex, lo short interest di SpaceX – ossia il numero totale di azioni vendute allo scoperto espresso come percentuale del flottante disponibile alla negoziazione – è salito al 13%, contro l’8% della seduta precedente. Un balzo netto, soprattutto per un titolo che ha alle spalle appena un paio di settimane di contrattazioni pubbliche. Peter Hillerberg, co-fondatore di Ortex, ha sottolineato a Reuters come questo accumulo di posizioni ribassiste stia avvenendo a una velocità sorprendente, e ha letto l’impennata come il segnale chiaro che un numero crescente di trader si sta posizionando in attesa di un calo deciso del prezzo.

La spinta arriva da una correzione brusca. Dopo essere arrivato a toccare il massimo di 225,64 dollari nei giorni immediatamente successivi all’esordio, il titolo ha lasciato sul terreno circa il 30%, trascinato anche da una più ampia ondata di vendite sui mercati. Questo arretramento ha attirato i venditori allo scoperto a un ritmo più rapido del previsto, in un movimento che la stessa Reuters inquadra come una transizione da euforia speculativa a contrattazione a doppio senso.

Il paradosso del flottante ridotto e il rischio di short squeeze

C’è però un rovescio della medaglia che rende questa scommessa tutt’altro che priva di insidie. SpaceX ha collocato sul mercato una quota molto piccola del proprio capitale, e il flottante ridotto espone gli stessi short seller alla minaccia di uno short squeeze, la “stretta” che si verifica quando chi ha scommesso al ribasso è costretto a ricomprare le azioni in fretta. I numeri spiegano bene la dinamica. Con uno short interest pari a circa 83 milioni di azioni a fronte di un volume medio giornaliero di circa 270 milioni, basterebbe un qualsiasi catalizzatore rialzista per innescare una corsa al riacquisto. Come ha osservato Hillerberg, quel tipo di acquisto forzato può sovrapporsi a un rally già in corso e amplificarlo ben oltre quanto giustificherebbero i soli fondamentali: è la meccanica classica dello short squeeze. In altre parole, la stessa illiquidità che oggi rende il titolo fragile potrebbe domani trasformarsi in un moltiplicatore di rialzi violenti e improvvisi.

Il contesto del prestito titoli conferma il quadro. Il costo del prestito delle azioni, dopo essere schizzato in apertura, si è raffreddato attorno all’1%, un livello che consente ai ribassisti di mantenere le posizioni a basso costo, mentre l’utilizzo dello stock prestabile resta a livelli intermedi. Per fare un confronto, le grandi capitalizzazioni tecnologiche delle cosiddette “Magnifiche Sette” viaggiano su uno short interest dell’1-3%: SpaceX, al 13%, si presenta dunque come un titolo strutturalmente più esposto a scossoni rapidi in entrambe le direzioni.

Dall’euforia dell’IPO alla correzione: numeri di una valutazione vertiginosa

Per capire la nervosità del mercato occorre tornare al collocamento. L’IPO è avvenuta a un prezzo fissato di 135 dollari, con avvio degli scambi a 150 dollari; nel giro di pochi giorni il titolo ha quasi raddoppiato il proprio valore, spingendo la capitalizzazione su livelli che molti analisti hanno giudicato difficili da sostenere. Al picco, il valore di mercato dell’azienda ha sfiorato i 2,66 trilioni di dollari, una cifra pari a circa 142 volte i ricavi del 2025, stimati in 18,7 miliardi. Sono multipli che hanno richiamato l’eco delle valutazioni più aggressive del settore tecnologico, e che hanno reso quasi inevitabile la presa di profitto da parte degli investitori entrati per primi.

Va ricordato, in chiave di trasparenza, che SpaceX resta una società in forte investimento: ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 4,9 miliardi di dollari e ha registrato un rosso di 4,28 miliardi nel primo trimestre del 2026. Sono numeri tipici di un’impresa che brucia capitali per costruire infrastruttura, e che il mercato valuta soprattutto sulle prospettive di lungo periodo più che sugli utili immediati. La quotazione ha comunque avuto un effetto storico: ha reso Elon Musk il primo “trilionario” della storia e ha creato migliaia di nuovi milionari tra dipendenti e investitori della prima ora.

SpaceX tra finanza e fisica del volo spaziale

Dietro l’altalena del titolo c’è un’azienda che ha riscritto le leggi economiche dell’accesso all’orbita. SpaceX, fondata nel 2002 con l’obiettivo dichiarato di rendere l’umanità una specie multiplanetaria, ha trasformato un’industria dominata per decenni dal principio del vettore “usa e getta”. La leva tecnologica è la riutilizzabilità: i primi stadi del Falcon 9 rientrano nell’atmosfera, rallentano con accensioni controllate dei motori e atterrano in verticale su piattaforme a terra o su chiatte autonome in mezzo all’oceano. Il dato scientifico più impressionante è la maturità raggiunta da questo schema. Un singolo booster del Falcon 9 è stato riutilizzato fino a 35 volte, e la famiglia Falcon ha superato complessivamente le 660 missioni con un tasso di successo intorno al 99,5%. La capacità di far rientrare e riusare l’hardware ha abbattuto in modo drastico il costo per chilogrammo portato in orbita, rendendo possibile una cadenza di lancio senza precedenti: nel 2026 SpaceX da sola rappresenta circa il 40% di tutti i lanci orbitali del pianeta, in un anno in cui l’industria globale è proiettata oltre i 250 voli.

Starship, Starlink e la nuova economia dell’orbita bassa

Il presente economico di SpaceX poggia in larga parte su Starlink, la megacostellazione di satelliti per connettività a banda larga che ha superato i 10.000 dispositivi operativi in orbita bassa. È il primo grande caso di servizio commerciale costruito sfruttando la riduzione dei costi di lancio resa possibile dalla riutilizzabilità: un esempio concreto di come l’innovazione ingegneristica si traduca in un modello di ricavo ricorrente, quello su cui il mercato sconta gran parte delle aspettative future.

Il futuro, invece, ha un nome solo: Starship. Il gigantesco vettore completamente riutilizzabile, su cui l’azienda ha investito circa 3 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo nel solo 2025, è descritto dalla stessa SpaceX come l’abilitatore di un cambiamento “a gradino” nelle capacità di lancio, in termini di payload, riusabilità e frequenza dei voli. È il mezzo destinato a dispiegare la futura generazione di satelliti Starlink, ma anche la pedina con cui Musk punta a Luna e Marte. Per gli investitori, è insieme la più grande promessa e il principale fattore di incertezza, perché il programma è ancora in fase di sviluppo e collaudo.

Perché conta per la corsa allo Spazio

La vicenda dello short selling su SpaceX va dunque letta su due piani che si parlano. Sul piano finanziario, racconta la difficoltà di prezzare un’azienda dal flottante minuscolo, dai multipli estremi e dal destino legato a tecnologie ancora in maturazione: un terreno ideale per la volatilità e per le scommesse contrapposte tra ribassisti e rialzisti. Sul piano scientifico e industriale, ricorda che il valore in gioco non è astratto, ma poggia su un’infrastruttura fisica – razzi, costellazioni, motori riutilizzabili – che ha già spostato in avanti la frontiera dell’esplorazione spaziale. Nella corsa allo Spazio contemporanea, fatta di concorrenti come Blue Origin, Rocket Lab, l’europea Ariane e i programmi cinesi, SpaceX occupa una posizione dominante costruita su risultati tecnici verificabili. Le oscillazioni del titolo, per quanto rumorose, non cancellano questo dato di fondo. Anzi, la tensione tra la prudenza degli short seller e l’entusiasmo dei sostenitori è il modo in cui il mercato sta cercando di mettere un prezzo su qualcosa di intrinsecamente difficile da misurare: quanto vale, oggi, la promessa di rendere lo Spazio un’attività ordinaria.