Proseguono senza sosta le operazioni per contenere il vasto incendio boschivo divampato ieri in Spagna, nella provincia di Huesca, nella comunità autonoma di Aragona, tra le località di Tamarite de Litera e Alcampell. Il rogo ha già devastato circa 4mila ettari di vegetazione e, pur mostrando segnali di evoluzione positiva secondo le autorità, non è ancora sotto controllo. La situazione resta critica sul fronte evacuazioni: circa 240 residenti dei centri di Azanuy, Alins e Calasanz sono stati allontanati dalle proprie abitazioni. Nel vicino Comune di Fonz, invece, la popolazione è rimasta confinata in casa a causa dell’intenso fumo che continua a ridurre la visibilità e a rendere rischiosi gli spostamenti.
Sul campo è stato dispiegato un massiccio dispositivo di emergenza: sono impegnati i militari dell’Unità Militare di Emergenza (UME) dell’esercito, insieme a 13 brigate dei vigili del fuoco, 7 mezzi aerei anfibi e autobotti inviati dal Ministero della Transizione Ecologica e dalla regione Aragona, oltre alla Protezione Civile e a decine di volontari e agricoltori. Questi ultimi stanno contribuendo in particolare alla realizzazione di fasce tagliafuoco per rallentare la propagazione delle fiamme.
Secondo le prime valutazioni, l’origine dell’incendio potrebbe essere riconducibile a una scintilla generata da un mezzo agricolo, ipotesi attualmente al vaglio dei vigili del fuoco. Sull’emergenza è intervenuto anche il premier spagnolo Pedro Sánchez, che in un messaggio pubblicato su X ha dichiarato che l’esecutivo segue con grande attenzione l’evoluzione dell’incendio, esprimendo preoccupazione e vicinanza a sfollati e residenti confinati. Sánchez ha inoltre ricordato che la Spagna si trova in una fase di massima allerta per il rischio di incendi boschivi, mentre le condizioni meteo e il vento restano fattori determinanti per i prossimi sviluppi.
