Il telescopio spaziale Neil Gehrels Swift, che da oltre 20 anni dà la caccia alle più violente esplosioni del cosmo, si trova in grave pericolo e rischia di finire distrutto. A causa dell’intensa attività del Sole registrata negli ultimi anni, l’osservatorio ha perso rapidamente quota e, se nessuno interverrà, potrebbe bruciare nell’atmosfera terrestre nel giro di pochi mesi. Per evitare questo drammatico finale, la NASA ha organizzato una spettacolare missione di salvataggio orbitale affidata al satellite Link, un veicolo tecnologico sviluppato dall’azienda statunitense Katalyst Space Technologies. Il lancio di questa delicatissima operazione è fissato per sabato 27 giugno, giorno in cui inizierà una vera e propria corsa contro il tempo per agganciare il telescopio e riportarlo alla sua altitudine corretta, garantendogli ancora molti anni di preziosa attività scientifica.
Vent’anni di scoperte sulle tracce dei lampi di raggi gamma
Lanciato il 20 novembre 2004, l’osservatorio spaziale è il frutto di una proficua collaborazione internazionale tra la NASA, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e il Consiglio britannico per le ricerche di Astronomia e Fisica delle particelle. Grazie a un tris di telescopi sensibili ai raggi X e alla radiazione ultravioletta, lo strumento riesce a catturare i dettagli dei fenomeni più energetici del cosmo, come le catastrofiche esplosioni stellari e le supernove da cui si originano i lampi di raggi gamma.
Il vero punto di forza di Swift risiede nella sua straordinaria capacità di puntamento rapido. Il telescopio può infatti reindirizzare i propri strumenti in modo estremamente veloce, orientando lo sguardo in pochi istanti non appena la rete di osservatori a Terra capta i segnali precursori di un evento importante. Questa eccezionale prontezza operativa ha permesso di rivoluzionare profondamente le nostre conoscenze su fenomeni estremi di cui, prima del suo avvento, si sapeva ancora pochissimo.
La complessa sfida robotica del satellite Link
Il progressivo abbassamento dell’orbita di Swift è una conseguenza diretta dell’aumento dell’attività solare, un problema invisibile ma concreto che sta condizionando anche altri storici strumenti in orbita, tra cui il telescopio spaziale Hubble. Per risolvere la situazione, il satellite Link dovrà compiere una manovra ingegneristica senza precedenti, utilizzando i suoi 3 bracci robotici per afferrare lo strumento e spingerlo nuovamente verso l’alto, riposizionandolo nella traiettoria corretta.
L’intera operazione presenta un livello di difficoltà altissimo. A differenza dei dispositivi di ultima generazione, Swift è stato progettato oltre 2 decenni fa e non possiede alcun elemento strutturale predisposto per l’aggancio in orbita. Proprio per superare questo ostacolo, Link non tenterà un approccio immediato, ma trascorrerà alcuni giorni, o forse intere settimane, a brevissima distanza dall’osservatorio per analizzarlo visivamente nei minimi dettagli prima di avviare la rischiosa manovra di recupero.
