Spazio, Samantha Cristoforetti racconta a MeteoWeb la nuova era dell’esplorazione spaziale: “Parmitano sulla Luna con Artemis III è un orgoglio”

Intervista all'astronauta italiana dell'ESA: AstroSamantha commenta la storica nomina di Luca Parmitano come pilota della prossima missione Artemis e le prospettive di autonomia spaziale del nostro continente

Il cammino dell’umanità verso la Luna si arricchisce di un capitolo straordinario per il nostro Paese e per l’intera Europa, segnato dalla recente e storica nomina da parte della NASA di Luca Parmitano come pilota ufficiale della missione Artemis III. Per comprendere a fondo la portata di questo evento e le sue implicazioni, abbiamo avuto il privilegio di raccogliere le riflessioni di una delle figure più autorevoli del panorama aerospaziale globale. L’astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea Samantha Cristoforetti ha tracciato ai nostri microfoni il cammino futuro dell’esplorazione umana e il ruolo strategico del nostro continente tra le stelle, commentando anche l’assegnazione del collega italiano e analizzando con pragmatismo e lucidità le sfide che attendono l’Europa nei prossimi decenni orbitali.

Cristoforetti è stata la prima donna europea a ricoprire il ruolo di comandante della Stazione Spaziale Internazionale, diventando un simbolo mondiale di eccellenza scientifica. La sua analisi giunge in un momento di grandi trasformazioni per il programma Artemis III. Questa missione è pianificata come volo di prova con equipaggio nell’orbita terrestre per dimostrare i sistemi e le operazioni necessari per le future missioni di allunaggio previste a partire da Artemis IV. L’equipaggio sarà guidato dal comandante Randy Bresnik della NASA, con Parmitano nel ruolo strategico di pilota, affiancato dagli specialisti Frank Rubio e Andre Douglas, mentre Bob Hines fungerà da riserva.

luca parmitano

Il significato della nomina di Parmitano

In merito a questa straordinaria assegnazione e al significato di vedere un europeo in un ruolo così centrale, Samantha Cristoforetti ha dichiarato ai microfoni di MeteoWeb: “L’assegnazione di un astronauta europeo è un segnale positivo riguardo all’atteggiamento di NASA nei confronti dei partner internazionali, e di ESA in particolare. Dopo l’inclusione di un astronauta canadese in Artemis II, c’era un rischio concreto di non vedere un europeo o un’europea nelle prossime missioni, in attesa di rinegoziare un accordo di “barter“, ovvero di scambio, dal momento che quello esistente era stato sostanzialmente rimesso in discussione dalla recente sospensione del programma Gateway da parte di NASA. Gateway rappresentava infatti uno dei due grandi contributi europei ad Artemis, insieme al Modulo di Servizio europeo. Questa assegnazione è quindi un buon punto di partenza per discutere di un nuovo accordo di scambio nel contesto della nuova architettura di Artemis, che non prevede più Gateway“.

Foto Ansa

La scelta della NASA ha colto di sorpresa molti addetti ai lavori, ma trova solide fondamenta nell’eccezionale curriculum del colonnello italiano. Selezionato nel 2007 dall’Aeronautica Militare Italiana per diventare pilota collaudatore e formatosi presso la prestigiosa scuola francese EPNER, Parmitano ha accumulato oltre 2mila ore di volo, è abilitato su più di 20 tipi di aerei ed elicotteri e ha pilotato oltre 40 tipi di velivoli. Nello Spazio ha già trascorso 366 giorni in 2 missioni di lunga durata, effettuando 6 passeggiate spaziali per un totale di oltre 30 ore. Negli ultimi anni ha lavorato a Houston come “CapCom”, addestrando gli astronauti e partecipando all’Underway Recovery Test 12 della NASA al largo della California per simulare il recupero della navicella Orion.

Alla domanda su quale sia stata la sua reazione immediata alla notizia, Cristoforetti ha affermato: “La prima reazione è stata senz’altro di sorpresa. Nessuno si aspettava questa iniziativa da parte di NASA. Poi, naturalmente, ho provato grande gioia per Luca. Con la sua formazione di pilota sperimentatore, è la persona giusta al posto giusto. Tutti sappiamo che farà bene in questa missione complessa che testerà in orbita terrestre hardware e operazioni necessarie per le future missioni lunari. L’assegnazione è anche un riconoscimento del grande contributo professionale che Luca ha dato negli anni successivi alla sua ultima missione, continuando a lavorare a Houston, pienamente integrato nella comunità NASA, a supporto delle operazioni della Stazione Spaziale. Infine, questo segnale positivo da parte di NASA rafforza la speranza che si possa rinegoziare con successo l’accordo di “barter“, così da avere presto anche astronauti europei su missioni verso la Luna, auspicabilmente anche sulla superficie“.

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Il ruolo tecnologico dell’Europa e la corsa verso la Luna

L’Europa non partecipa al programma solo con le sue risorse umane, ma fornisce il vero e proprio cuore pulsante del veicolo spaziale Orion attraverso il Modulo di Servizio Europeo (ESM). La struttura del terzo modulo (ESM-3) è prodotta in Italia da Thales Alenia Space a Torino, prima dell’assemblaggio finale da parte di Airbus a Brema, in Germania. Questo modulo è fondamentale per fornire energia, propulsione, controllo termico, aria e acqua ai 4 astronauti a bordo. Dopo essere partito da Brema nell’agosto 2024 a bordo della nave Canopée, l’ESA ha ufficialmente consegnato il modulo alla NASA nel settembre 2025 presso il Kennedy Space Center in Florida, dove ha recentemente completato i test acustici in vista del lancio previsto per il prossimo anno.

Parlando di come Artemis stia ridefinendo il ruolo dell’Europa rispetto alle grandi potenze spaziali, l’astronauta ha evidenziato luci e ombre della nostra attuale posizione: “Artemis sta certamente ampliando il ruolo dell’Europa. Il Modulo di Servizio Europeo è un elemento essenziale di Orion: fornisce propulsione, energia, controllo termico, acqua e ossigeno. Senza quel modulo la capsula non potrebbe svolgere la propria missione. La presenza di Luca aggiunge ora anche una dimension operativa molto visibile a questo contributo tecnologico. Ma anche se Luca sarà pilota di Artemis III, la posizione europea nel complesso va vista con lucidità. L’Europa è un partner importante e in alcuni settori indispensabile, ma non sempre abbiamo un posto al tavolo quando si decidono l’architettura complessiva, il calendario e le scelte strategiche del programma. Insomma, Artemis ci permette di essere presenti alla frontiera dell’esplorazione spaziale e dare un contributo industriale e tecnologico mirato ed essenziale, ma non può essere la nostra unica priorità. In parallelo, dobbiamo iniziare a costruire una capacità europea autonoma di esplorazione spaziale. Senza l’illusione di poter raggiungere in tempi brevi il livello degli Stati Uniti o della Cina, ma con la consapevolezza che un lungo viaggio inizia sempre con i primi passi“.

Il concetto di indipendenza operativa diventa quindi il fulcro del dibattito sul futuro tecnologico del vecchio continente. Sollecitata su cosa significhi concretamente oggi “autonomia spaziale” e su quanto siamo vicini a raggiungerla, Cristoforetti ha spiegato: “Autonomia spaziale non significa fare tutto da soli né rinunciare alla cooperazione. Significa possedere le capacità essenziali che consentono di scegliere quando, come e con chi cooperare. La cooperazione è molto più solida quando nasce da una situazione di interdipendenza e non di dipendenza unilaterale. Nel volo umano, questo significa concretamente essere in grado di portare persone e carichi in orbita e di riportarli a Terra; padroneggiare rendezvous e docking, rientro e recupero; disporre di comunicazioni, navigazione e infrastrutture logistiche proprie. In prospettiva, significa avere un veicolo europeo per il trasporto degli astronauti. Un veicolo che possa portarli nello Spazio e riportarli a casa secondo le priorità e le decisioni europee. Oggi abbiamo una base industriale e tecnologica molto forte e realizziamo elementi critici di grandi programmi internazionali. Ci manca però ancora una capacità completa, dall’accesso all’orbita fino al ritorno. Lo sviluppo di un servizio europeo di trasporto cargo verso l’orbita bassa e di rientro a Terra è un primo passo concreto. Abbiamo le competenze per costruire un percorso credibile, purché ci siano continuità politica, investimenti adeguati e la volontà di procedere con maggiore rapidità. I prossimi mesi, in vista della riunione ministeriale intermedia di dicembre a Roma, saranno critici per tradurre questa ambizione in decisioni concrete“.

I rischi geopolitici e l’unione tra scienza e fattore umano nello Spazio

La posta in gioco non riguarda solo il prestigio scientifico, ma investe direttamente la sovranità economica e la sicurezza collettiva dei cittadini europei. Riguardo al rischio più grande per l’Europa in caso di un mancato consolidamento della propria indipendenza operativa, l’astronauta ha tracciato un quadro molto chiaro: “Se vogliamo mantenere in Europa dei margini di libertà adeguati rispetto alle decisioni che riguardano la nostra convivenza sociale, la nostra economia, la nostra sicurezza, dobbiamo rimuovere tante debolezze strutturali. Questo non devo certo spiegarlo io. Posso però sottolineare che lo Spazio è uno di quei settori tecnologici e industriali strategici essenziali per garantire la competitività industriale, la sovranità digitale e la difesa. Ora, questo è vero in maniera diretta per i services forniti dai satelliti (navigazione, comunicazione, osservazione della Terra); le implicazioni pratiche sono meno evidenti per l’esplorazione, ovvero per le missioni di astronauti in orbita, sulla Luna, un giorno su Marte. Non voglio certo negarlo. Ma i costi, rispetto ai grandi investimenti che dobbiamo affrontare, sono tutto sommato contenuti. E l’impatto sull’identità, sulla percezione di sé nel mondo, sulla capacità di mantenere, attirare e mobilitare i talenti è invece fortissimo. Un’Europa che voglia restare prospera, sicura e autonoma, e allo stesso tempo scelga di non avere una propria capacità di esplorazione spaziale, no, non riesco proprio a immaginarla“.

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Questo connubio tra fredda strategia geopolitica e profondo impatto emotivo riflette la natura stessa delle missioni orbitali, dove la rigida esecuzione scientifica convive costantemente con la sensibilità umana. Invitata a ricordare se ci sia stato un momento preciso nel suo percorso in cui ha avvertito che la scienza e la componente umana sono elementi inseparabili, Cristoforetti ha risposto con grande spontaneità: “Confesso che faccio fatica a rispondere a questa domanda. Mi pare che sia come chiedere se ci sia un momento preciso in cui mi sono resa conto che l’aria è essenziale per respirare. Mi sembra una cosa ovvia, non certo legata a un momento improvviso di consapevolezza. Lo Spazio non è diverso da qualsiasi attività umana – l’aspetto umano è sempre imprescindibile e inseparabile, con la sua forza e le sue limitazioni. Come potrebbe mai essere diversamente? Anche la scienza nello Spazio non è qualcosa di astratto: è fatta da persone, nasce dalle loro domande e dipende dalla loro capacità di osservare, interpretare e reagire quando la realtà non si comporta esattamente come previsto“.

Le priorità industriali per il futuro e il messaggio ai giovani

Guardando ai prossimi anni, l’Europa deve pianificare con estrema attenzione le proprie risorse tecnologiche e industriali per non perdere il treno della nuova economia orbitale. Interpellata sulle priorità assolute per mantenere un ruolo da protagonista, Cristoforetti ha delineato una precisa agenda strategica: “Abbiamo già parlato della necessità di acquisire una nostra autonomia nell’esplorazione. Nel concreto, questo vuol dire innanzitutto avviare lo sviluppo di un veicolo europeo capace di trasportare un equipaggio. Ci vorrà una decina di anni per svilupparlo. Il momento migliore per cominciare sarebbe stato dieci anni fa. Il secondo momento migliore è adesso, senza perdere altro tempo. Ampliando lo sguardo oltre l’esplorazione, devo dire che le missioni scientifiche sono un settore di eccellenza nel quale non credo che abbiamo grandi divari da colmare. Diverso è il discorso per il settore dei lanciatori, dove dobbiamo diversificare l’offerta di vettori, aumentare la frequenza dei lanci e ridurre i costi; per le grandi costellazioni satellitari destinate alla trasmissione dei dati e alle comunicazioni sicure; per i sistemi di osservazione della Terra, che devono garantire risoluzione e tempi di rivisita adeguati agli usi sia civili sia militari; e per i servizi avanzati di navigazione. In generale, come in tanti altri settori, l’Europa deve riuscire a creare un ecosistema che renda possibile l’innovazione rapida e la crescita di nuove aziende“.

Il nostro colloquio con AstroSamantha si conclude con un pensiero denso di significato e di speranza, espressamente rivolto alle nuove generazioni che guardano al futuro con il desiderio di lasciare il proprio segno nel mondo scientifico e sociale. Alla richiesta di lanciare un messaggio a un giovane che sogna lo Spazio, spiegando perché la presenza europea attorno alla Luna sia vitale anche sulla Terra, l’astronauta ha concluso con un forte richiamo alla responsabilità collettiva: “Penso che un giovane o una giovane che ha letto fin qui ormai sappia che cosa penso al riguardo, e possa valutare in autonomia. Spero di essere riuscita, se non a convincere, almeno a incuriosire e a stimolare all’approfondimento. La presenza europea nelle missioni lunari è importante anche sulla Terra perché crea competenze, tecnologie e capacità industriali, ma anche fiducia collettiva nella nostra possibilità di affrontare insieme sfide difficili. Abbiamo bisogno di giovani che si rimbocchino le maniche, e che si prendano i propri spazi di decisione e responsabilità, perché l’Europa in cui cresceranno i loro figli dipende dalle scelte che facciamo adesso“.