Super El Niño e Artico ai minimi storici: il rischio di un inverno 2026-2027 estremo aumenta tra Europa e Stati Uniti

La combinazione tra Artico in forte sofferenza e Super El Niño potrebbe favorire un Vortice Polare più disturbato durante il prossimo inverno

Una massiccia intensificazione del fenomeno di El Niño è in atto nel Pacifico mentre la banchisa artica precipita verso minimi storici. Questa combinazione potrebbe modificare radicalmente la circolazione atmosferica e predisporre un inverno 2026/2027 del tutto anomalo per Stati Uniti, Canada ed Europa. A metà giugno, infatti, i ghiacci dell’Artico si stanno sciogliendo molto più velocemente del normale, tant’è vero che la loro superficie è già scesa sotto la media degli ultimi decenni, superando in negativo persino il record del 2012, che fino ad oggi era stato l’anno peggiore in assoluto per il Polo Nord. Non conta solo la superficie: l’intera massa del ghiaccio, quindi il suo spessore, la sua estensione e la sua compattezza, è calata rispetto al recente passato, rivelando un manto glaciale più sottile e a rischio.

Volume ghiacci Artico giugno 2026

Le stime imminenti segnalano una rapida intensificazione della fusione glaciale nelle prossime settimane, con il rischio concreto di toccare un nuovo minimo storico a settembre. Contemporaneamente, le configurazioni bariche che accelerano lo scioglimento dei ghiacci determinano, di contro, un clima più rigido su alcune aree di Stati Uniti e Canada.

Il ruolo del Super El Niño: un gigante nel Pacifico

El Niño è la fase calda dell’ENSO, la più grande oscillazione oceanico-atmosferica del pianeta. Nel corso del 2026/2027 i modelli mostrano un evento molto forte: le anomalie di temperatura superficiale del mare nella regione Niño3.4 superano la soglia di +2°C, valore tipico dei cosiddetti Super El Niño.

Le proiezioni dei multi-modello NMME per la stagione autunnale imminente (settembre-novembre) evidenziano scostamenti della temperatura superficiale marina superiori a +4° C in vaste aree del Pacifico equatoriale centrale, indice di un sistema a elevato potenziale energetico. Stando alle analisi del NOAA-CPC, è estremamente probabile l’arrivo di un El Niño di eccezionale intensità, il cui culmine è previsto tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, esattamente nel momento cruciale per l’andamento climatico globale.

La forzante tropicale sul bilancio di massa artico: il ruolo delle anomalie ENSO

Come ben sappiamo, El Niño non resta confinato ai tropici ma costruisce un vero e proprio ‘ponte‘ verso l’Artico. Le analisi statistiche rivelano che, negli anni segnati da El Niño, si osserva una maggiore riduzione dei ghiacci alla fine dell’estate nel Mare di Beaufort e nel cuore dell’Artico, che si attesta sui valori più bassi toccati di recente.

Le mappe di pressione tipiche dei minimi autunnali mostrano due ampi vortici depressionari ai lati dell’Artico che spingono masse d’aria mite in direzione del Polo Nord. Anche per il mese di settembre, gli ultimi aggiornamenti di ECMWF indicano che la configurazione barica non cambia: l’alta pressione dominerà sull’Artico occidentale, mentre una bassa pressione agirà sul comparto atlantico, favorendo un afflusso continuo di correnti più miti in direzione del Polo.

Le carte sinottiche al livello del mare e termiche a 850 hPa evidenziano basse pressioni su Siberia e Pacifico settentrionale, le quali favoriscono una continua avvezione calda verso l’Artico, in linea con l’ulteriore contrazione della banchisa.

Vortice Polare sotto osservazione

Il Vortice Polare, come sappiamo, è una vasta area di bassa pressione che staziona in modo semipermanente a media-alta quota sopra il Polo Nord. È presente quasi continuamente, ma soprattutto durante la stagione fredda, ed è un’area che copre una regione molto vasta, molto più grande di una semplice zona di bassa pressione. Quando è forte e compatto, trattiene il freddo alle alte latitudini e tende a favorire inverni più miti alle medie latitudini di Stati Uniti ed Europa.

Se invece il vortice si indebolisce o viene disturbato da un riscaldamento stratosferico (stratwarming), la sua struttura si deforma e può allungarsi verso il Nord America o l’Eurasia. In questi casi i nuclei d’aria artica possono scivolare verso sud, aprendo la porta a ondate di freddo più marcate.

Poco ghiaccio e Super El Niño: combinazione favorevole a un vortice debole

Le analisi a lungo termine indicano che, durante gli inverni con Super El Niño, il Vortice Polare stratosferico tende a essere più debole e disturbato dalla presenza di un’area di alta pressione in quota. Allo stesso tempo, le statistiche mostrano una correlazione tra bassa estensione di ghiaccio in autunno e temperature stratosferiche più elevate a metà inverno, che aumentano la probabilità di warming stratosferici.

La concomitanza tra lo scarso innevamento/ghiaccio artico e un evento di forte El Niño accresce la probabilità di un vortice polare meno stabile e di ondate di gelo più frequenti verso il Nord America e l’Eurasia. Anche se non avremo sempre e ovunque condizioni estreme, il quadro generale è ideale per un inverno movimentato.

Cosa aspettarsi dall’inverno 2026/2027?

L’insieme di questi segnali, ossia ghiaccio artico ai minimi, Super El Niño in sviluppo e Vortice Polare potenzialmente più debole, suggerisce un possibile cambiamento stagionale per l’inverno 2026/2027. Per Nord America ed Europa questo significa un rischio maggiore di pattern ondulati, con alternanza di fasi miti e irruzioni artiche anche intense.

Naturalmente va evidenziato che si tratta di stime preliminari e non di una certezza assoluta: le dinamiche locali dipenderanno dall’assetto delle onde planetarie, dalla risposta atlantica e da eventuali episodi stratosferici invernali. Tuttavia, l’effetto congiunto di El Niño, Artico e Vortice Polare è talmente rilevante da esigere un monitoraggio costante

Perché seguire ora questo ‘seasonal shift’

Comprendere come si interconnettono Super El Niño, banchisa artica e Vortice Polare è cruciale per prevedere le dinamiche di freddo, tempeste, bufere e piogge abbondanti in vista della stagione 2026/2027. Nei prossimi mesi, l’andamento di questi tre fattori determinanti offrirà segnali sempre più chiari sui possibili scenari invernali per Nord America ed Europa.