Super El Niño, la NASA conferma il rapido riscaldamento del Pacifico: aumenta la probabilità di un evento climatico eccezionale nei prossimi mesi

I prossimi aggiornamenti dei modelli e delle osservazioni satellitari saranno determinanti per capire se il Pacifico stia realmente avviandosi verso uno dei più importanti eventi di El Niño degli ultimi anni

Il Pacifico tropicale sta attraversando una fase di rapido cambiamento e i satelliti della NASA stanno osservando segnali molto chiari di un riscaldamento anomalo delle acque lungo l’equatore. Il livello del mare in quella fascia è più alto del normale: non si tratta di un semplice effetto delle onde superficiali, ma dell’evidenza che sotto la ‘pelle’ dell’oceano si sta accumulando una enorme massa di acqua calda. Questo è uno dei segnali tipici che precedono la formazione di un forte El Niño e, nel caso attuale, molti indizi puntano verso un possibile Super El Niño, cioè una fase calda del Pacifico tra le più intense che si possano osservare.

El Niño analisi nasa

El Niño è un riscaldamento anomalo delle acque nel Pacifico equatoriale che stravolge i venti e le piogge a livello globale. Quando la temperatura del mare sale oltre la media, altera la circolazione dell’aria, spostando le zone umide e quelle secche, provocando una reazione a catena sul clima di tutto il pianeta.

Un Super El Niño è la versione estrema di questo fenomeno: le anomalie di temperatura raggiungono valori eccezionali e la probabilità di impatti significativi su scala globale aumenta sensibilmente, con stagioni che possono risultare più estreme sia in termini di precipitazioni sia di temperatura.

Ciò che rende il fenomeno in via di sviluppo particolarmente interessante è l’unione tra le rilevazioni satellitari del livello del mare e le rilevazioni sub-superficiali. Le misurazioni dell’altezza del mare mostrano un sollevamento continuo dell’acqua nel Pacifico centrale e orientale. Allo stesso tempo, i termometri oceanici segnalano una gigantesca ondata di acqua calda che si sposta da ovest verso est sotto la superficie.

Parliamo di Kelvin wave davvero intensa: una specie di corrente lenta e profonda che sposta calore verso aree dove, nei prossimi mesi, l’acqua calda salirà a galla e intensificherà il riscaldamento in superficie. In pratica, è come accorgersi in anticipo dell’arrivo di una gigantesca riserva di energia; l’atmosfera non l’ha ancora avvertita del tutto, ma il calore è già in viaggio.

Le simulazioni stagionali indicano che, man mano che il Pacifico continua a scaldarsi, il pattern atmosferico tipico di El Niño comincerà a farsi strada. Durante una stagione estiva che accompagna l’avvio di un forte El Niño, il Nord America in genere vede una maggiore dinamicità sul settore orientale, con la tendenza a cicloni più frequenti tra Canada orientale e Stati Uniti nordorientali e centrali, mentre le aree più occidentali e interne degli USA hanno più probabilità di sperimentare condizioni più calde e secche rispetto alla norma.

In Europa la risposta è più sfumata e meno ‘da manuale’, perché oltre al segnale del Pacifico interviene il comportamento dell’oceano Atlantico. Gli ultimi aggiornamenti mostrano spesso una spinta anticiclonica sull’Europa occidentale, con caldo anomalo e fasi più lunghe di tempo stabile, mentre le regioni più settentrionali e orientali rimangono esposte a un flusso più vivace, con passaggi di aria più fresca e fasi di maggiore instabilità.

Per ciò che riguarda il Mediterraneo, ciò si può tradurre in ondate di calore più frequenti e prolungate laddove domina l’alta pressione, ma anche in episodi di maltempo intenso quando eventuali saccature riescano a scalfire la cupola anticiclonica e ad agganciare aria umida e calda presente nei bassi strati.

È tuttavia tra la fine dell’estate e l’autunno che il segnale di un Super El Niño tende a diventare più netto. In questa fase, il Pacifico caldo e l’atmosfera entrano in una sorta di ‘risonanza’ e il pattern emisferico assume una configurazione più riconoscibile. Sul nord del Pacifico si rafforza spesso una vasta area di bassa pressione che intensifica il ramo del getto, mentre sul Canada si consolida una cellula di alta pressione e sugli Stati Uniti si approfondisce una saccatura più meridiana, soprattutto sui settori centro-orientali del Paese.

Questo assetto favorisce un autunno più perturbato e piovoso su molte zone meridionali e orientali degli USA, con temperature meno estreme in termini di caldo, mentre il Canada occidentale e il nord-ovest degli Stati Uniti possono rimanere più secchi e miti rispetto alle medie stagionali.

In Europa, e di riflesso nel Mediterraneo, una maggiore presenza di saccature tra Atlantico settentrionale ed Europa nord-occidentale tende a spingere sul continente un flusso sud-occidentale più mite ma anche più carico di umidità. La combinazione fra aria subtropicale umida in risalita dai quadranti meridionali e aria più fresca che scende dalle latitudini settentrionali crea una configurazione favorevole a piogge frequenti e talvolta intense, specie laddove i contrasti termici sono più marcati.

Questo può portare a un autunno complessivamente più caldo della norma su varie zone dell’Europa, ma con fasi di maltempo anche marcato, soprattutto lungo le fasce dove il getto tende a ondularsi e a rallentare, creando zone di stazionarietà. Nel Mediterraneo centrale e occidentale, in particolare, aumenta il rischio di episodi di piogge abbondanti e di eventi estremi, se l’aria calda e umida accumulata nei bassi strati viene forzata a sollevarsi bruscamente in presenza di forzanti dinamiche adeguate.

Un elemento che rende questo potenziale Super El Niño ancora più delicato è il contesto climatico di fondo. L’oceano di per sé è già più caldo rispetto ai più grandi eventi di El Niño del passato. Questo significa che il surplus di calore rilasciato dal Pacifico non si trasferirà su un sistema ‘neutro’, ma su un’atmosfera ed un oceano già prossimi a valori record. In pratica, il ‘gradino di partenza’ è più alto, e di conseguenza il margine per spingere ulteriormente verso condizioni estreme aumenta. Ne derivano il rischio di ondate di calore più intense e durature e il pericolo che le piogge torrenziali diventino ancora più devastanti laddove il flusso dell’umidità si incanali con insistenza.

Per quanto concerne il Mediterraneo, l’aspetto cruciale sarà comprendere come l’influenza di El Niño si integrerà con le dinamiche atlantiche e con le caratteristiche specifiche della regione. Dalla disposizione dei centri di alta e bassa pressione dipenderà la frequenza delle ondate di calore subtropicali, la rotta delle perturbazioni atlantiche e l’incidenza di fenomeni meteorologici estremi durante la stagione autunnale.

In altre parole, il Super El Niño fornisce lo sfondo, ma saranno i dettagli della configurazione barica a scala regionale a decidere se l’Italia e il Mediterraneo centrale vivranno una stagione soprattutto calda e stabile oppure più umida e movimentata, con un mix di ondate di calore e fasi di piogge intense.