L’impatto tanto atteso di una “CME Cannibale” con la nostra atmosfera si è verificato nella mattinata di ieri 5 giugno, alle ore 05:11 UTC. Questi affascinanti fenomeni si originano direttamente dal Sole e solitamente sono in grado di innescare tempeste geomagnetiche di forte intensità, capaci di regalare aurore spettacolari e, in casi estremi, disturbare le nostre comunicazioni satellitari. Un’espulsione di massa coronale “cannibale” si verifica quando una rapida espulsione di materiale raggiunge e ingloba una nube più lenta partita in precedenza, condensando il tutto in un’unica gigantesca onda d’urto. Gli scienziati e gli appassionati di astronomia tenevano gli occhi puntati verso lo Spazio profondo, aspettandosi uno spettacolo magnetico di notevole portata dopo l’allarme lanciato nei giorni precedenti, con picchi G3 o G4. Tuttavia, la realtà dei fatti si è rivelata decisamente inferiore alle aspettative e l’impatto si è risolto in un evento del tutto trascurabile per il nostro pianeta.
Perché la tempesta ha deluso le aspettative
Il motivo principale di questo mancato spettacolo cosmico risiede nella struttura intrinseca dell’espulsione di massa coronale stessa. Analizzando i dati provenienti dai satelliti, è emerso che i campi magnetici interni di questa nube di plasma erano insolitamente deboli al momento dell’arrivo sulla Terra. Per scatenare una tempesta geomagnetica severa, il campo magnetico del materiale espulso deve avere un’intensità adeguata e scontrarsi con forza contro il nostro scudo protettivo. In questo caso la debolezza intrinseca ha impedito un’interazione violenta. Di conseguenza, la tempesta è stata classificata in categoria G1, il livello più basso e innocuo nella scala ufficiale degli eventi meteorologici spaziali.
