L’allerta era massima per una tempesta geomagnetica sulla Terra, ma l’evento cosmico si fa attendere. Il 6 giugno le agenzie di previsione avevano diramato un avviso per una tempesta classe G3, potenzialmente capace di provocare malfunzionamenti ai satelliti e disturbi alle reti elettriche. L’origine dell’allarme risale a un brillamento di media intensità verificatosi sul Sole, che ha scagliato nello Spazio una vasta espulsione di massa coronale (CME). Arrivati alla giornata di oggi 9 giugno, il pianeta attende ancora l’impatto previsto inizialmente per le 24 ore precedenti. L’energia della nube magnetica si è però rivelata enormemente inferiore alle attese e, qualora dovesse scontrarsi con il campo geomagnetico nelle prossime ore, scatenerebbe tutt’al più una perturbazione minore di classe G1.
Il lungo viaggio del plasma e il depotenziamento
Durante il viaggio di 150 milioni di km verso la Terra, la componente di plasma diretta verso di noi si è probabilmente progressivamente indebolita. Per generare una tempesta di forte intensità, l’onda d’urto deve essere in grado di cedere enormi quantità di energia. Il flusso di particelle in arrivo, al contrario, non sarebbe riuscito a trasferire energia in modo efficace al campo magnetico terrestre, che finora è rimasto imperturbato. L’impatto finale sui nostri sistemi si sta rivelando quasi nullo.
Le incertezze della meteorologia nello Spazio
Prevedere il meteo cosmico presenta margini di errore molto più ampi rispetto alla tradizionale meteorologia terrestre. Le dinamiche che governano il Sistema Solare si basano su interazioni estremamente complesse, in cui piccole variazioni delle condizioni di partenza possono alterare in modo radicale le evoluzioni finali a giorni di distanza. A pesare sull’accuratezza delle previsioni è soprattutto la scarsità di dati fisici: se sulla superficie terrestre possiamo contare su una fitta rete di monitoraggio, nello Spazio mancano osservazioni altrettanto puntuali e continuative. Risulta inoltre complicato ottenere modelli tridimensionali precisi delle bolle di plasma solare e raccordare matematicamente le varie fasi, dal brillamento iniziale fino allo scontro con la magnetosfera.
