Una forte scossa di terremoto ha colpito l’Afghanistan alle 18:04 locali (le 15:34 italiane) di oggi, sabato 27 giugno. I sismometri hanno registrato un sisma di magnitudo 6.1, con epicentro individuato 43km a sud della città di Jurm, nella provincia di Badakhshan, nel nord-est del Paese. La scossa è avvenuta ad una profondità di 165km, il che dovrebbe aver attutito almeno in parte il risentimento sismico in superficie. Al momento, non sono noti danni a persone o cose. Il sisma ha colpito le province dell’est dell’Afghanistan, in particolare quelle di Khost e Nangarhar. Il terremoto ha seminato il panico anche tra i residenti di tutto il Pakistan, che si sono riversati fuori dalle proprie case. Il sisma è stato avvertito a Islamabad, nella provincia orientale del Punjab e nella provincia nord-occidentale del Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan. È stato percepito anche nel Kashmir amministrato dal Pakistan. I servizi di emergenza del Khyber Pakhtunkhwa hanno comunicato che le amministrazioni distrettuali sono state messe in stato di allerta. Anwar Shahzad, portavoce dell’Autorità provinciale per la gestione dei disastri, ha dichiarato che le prime valutazioni non hanno rilevato vittime né danni.
La grande cicatrice sotterranea dell’Hindu Kush
Il forte terremoto che ha scosso la terra dell’Afghanistan settentrionale ha riacceso i riflettori su uno degli angoli geologicamente più tormentati e affascinanti del nostro pianeta. Dal punto di vista geologico, l’Afghanistan non conosce pace a causa di un monumentale tamponamento a catena che va avanti da circa cinquanta milioni di anni. La placca tettonica indiana sta viaggiando verso nord, schiacciandosi inesorabilmente contro l’immensa placca euroasiatica. Questo scontro titanico ha sollevato le catene montuose più alte del mondo, come l’Himalaya e l’Hindu Kush, ma ha anche creato una complessa rete di fratture nella roccia. La provincia del Badakhshan si trova proprio nel cuore di questa morsa. Il territorio viene costantemente compresso e deformato, accumulando un’energia elastica immensa che le rocce, a un certo punto, non riescono più a trattenere. Quando la roccia si spezza per liberare questa pressione, si genera il terremoto.
Il segreto dei 165km di profondità
C’è un dettaglio fondamentale che differenzia questo terremoto da quelli che solitamente provocano catastrofi immani in superficie, ed è la sua profondità. I sismologi lo definiscono un sisma a profondità intermedia. La rottura della faglia è avvenuta a ben 165 chilometri di profondità, ben all’interno del mantello terrestre. A quella profondità, la placca indiana sta letteralmente sprofondando quasi in verticale sotto l’Eurasia. Mentre scende, la placca viene stirata, piegata e sottoposta a temperature e pressioni spaventose, finché non si lacera internamente. Quando le onde sismiche partono da una simile oscurità, devono attraversare un lunghissimo strato di roccia prima di raggiungere le città in superficie. Questo lungo viaggio dissipa e attutisce l’energia più violenta e distruttiva. Se un terremoto di magnitudo 6.1 fosse avvenuto a soli dieci chilometri di profondità, oggi racconteremmo una storia di devastazione totale; a oltre centocinquanta chilometri, invece, il risentimento superficiale viene smorzato, trasformando un potenziale disastro in un forte spavento avvertito su un’area incredibilmente vasta.
I precedenti storici
La storia dell’Afghanistan e delle regioni limitrofe è purtroppo costellata di eventi sismici drammatici, e la zona di Jurm è una vecchia conoscenza dei sismologi di tutto il mondo. Questa precisa area dell’Hindu Kush rilascia energia con una regolarità impressionante. Guardando indietro nel tempo, un evento quasi speculare a quello odierno si è verificato nel marzo del 2023, quando un sisma di magnitudo 6.5, localizzato proprio nel Badakhshan e a una profondità molto simile, scosse l’intera regione provocando vittime e danni ingenti sia in Afghanistan che in Pakistan, a causa della fragilità delle abitazioni rurali. Andando ancora più indietro, la memoria corre ai tragici eventi del 2015, quando un terremoto di magnitudo 7.5 devastò la regione provocando centinaia di morti. Quando invece i terremoti colpiscono la crosta più superficiale dell’Afghanistan, come accaduto nel tragico sisma del 2022 nella provincia di Paktika o in quelli del 2023 a Herat, l’assenza dello “scudo” della profondità genera catastrofi umanitarie con migliaia di vittime. La scossa odierna ci ricorda che sotto la maestosa bellezza delle montagne asiatiche si muovono forze planetarie inarrestabili, capaci di ridisegnare il volto della Terra in pochi, interminabili secondi.
