Terremoto ai Campi Flegrei: forte scossa sveglia Pozzuoli e Napoli | DATI e MAPPE

Il sisma è stato avvertito chiaramente in tutta la provincia partenopea. Epicentro a 2 km a Sud di Pozzuoli, i dettagli dell'INGV e le cause

Un forte boato ha squarciato il silenzio della notte, svegliando i residenti tra la costa e l’entroterra partenopeo. Alle 04:17 di oggi 25 giugno 2026, i sismografi della sala operativa dell’INGV-Osservatorio Vesuviano di Napoli hanno registrato una scossa di terremoto magnitudo 3.6 nei Campi Flegrei. L’evento sismico, che ha avuto ipocentro a 3 km di profondità, ha avuto epicentro a 2 km a Sud della città di Pozzuoli (in località Arco Felice nei pressi di via Miliscola) e a 14 km a Ovest dal capoluogo campano. A causa della scarsa profondità, il tremore tellurico è stato avvertito in maniera netta in una vasta area, scatenando paura e apprensione.

I Comuni dove è stato avvertito il sisma

Il terremoto ha avuto un raggio di risentimento molto ampio, ben oltre i confini del comune puteolano. Le segnalazioni giunte al servizio dedicato dell’INGV (“Hai Sentito il Terremoto”) testimoniano come il movimento tellurico sia stato avvertito distintamente a Pozzuoli, Napoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida. La propagazione delle onde sismiche ha raggiunto anche i Comuni dell’area a Nord della metropoli, come Giugliano in Campania e Marano di Napoli, estendendosi sorprendentemente fino a province limitrofe. Numerosi residenti hanno infatti riportato di aver percepito la scossa persino a Salerno, Ottaviano e Caserta, a dimostrazione di come gli eventi superficiali in quest’area vulcanica riescano a trasmettere vibrazioni anche a decine di km di distanza.

Perché avvengono i terremoti ai Campi Flegrei

L’area flegrea è caratterizzata da una dinamica vulcanica peculiare che prende il nome di bradisismo. Questo fenomeno consiste in un lento e costante movimento di sollevamento e abbassamento del suolo, causato dalle variazioni di pressione e temperatura del sistema idrotermale sotterraneo, i cui gas e fluidi in risalita possono raggiungere e superare i 100°C. Attualmente, la zona si trova in una prolungata fase di sollevamento, il che comporta una deformazione continua della crosta terrestre. Quando la tensione accumulata nelle rocce supera il loro limite di resistenza meccanica, si generano delle fratture subitanee che rilasciano energia sotto forma di onde sismiche. Essendo queste dinamiche localizzate nei primi km di crosta, i terremoti risultano sempre molto superficiali e vengono percepiti in modo vigoroso.

La sismicità storica della caldera flegrea

La storia dei Campi Flegrei è profondamente intrecciata con un’intensa attività sismica. Le cronache del passato raccontano di crisi bradisismiche memorabili che hanno modellato il territorio in modo radicale. L’evento documentato più eclatante risale al 1538, quando una violenta sequenza sismica e un rapido innalzamento del suolo culminarono con l’eruzione che portò alla formazione del Monte Nuovo nell’arco di pochissimi giorni. In epoche più recenti, la caldera ha vissuto 2 grandi crisi bradisismiche nel secolo scorso. La prima si verificò tra gli anni 1969 e 1972, seguita da una seconda e ben più drammatica crisi tra il 1982 e il 1984. Durante quest’ultimo periodo, si registrarono sciami sismici con oltre 10mila scosse, alcune delle quali prossime a magnitudo 4.0, costringendo le autorità all’evacuazione del centro storico di Pozzuoli per proteggere la popolazione dai danni alle strutture.