Due forti terremoti magnitudo 5.0 e 5.3 hanno scosso l’isola di Creta, in Grecia. Gli eventi sismici sono stati registrati oggi, 20 giugno 2026, alle ore 11:31 e alle 11:37 secondo il fuso orario italiano, corrispondenti alle ore 12:31 e 12:37 dell’orario locale. Secondo i dati ufficiali rilasciati dall’INGV, l’epicentro del sisma è stato localizzato in mare, a pochi km dalla costa Sud/Ovest dell’isola. L’ipocentro è stato individuato a una profondità di 18-19 km sotto il fondale marino.
Le cause sismiche e la complessa tettonica dell’arco ellenico
L’isola di Creta si trova in una delle regioni geologicamente più dinamiche dell’intero bacino del Mediterraneo. L’area sorge esattamente lungo il margine dell’arco ellenico, una vasta zona di subduzione dove la placca tettonica africana sprofonda lentamente sotto la placca del Mar Egeo, che fa parte della più ampia placca eurasiatica. Questo continuo movimento di convergenza, che procede alla velocità di diversi centimetri all’anno, accumula enormi tensioni lungo le faglie profonde e superficiali. Il rilascio improvviso di questa immensa energia causa frequenti eventi sismici. La posizione delle scosse odierne, in mare al largo della costa Sud/Ovest a una profondità di 18-19 km, rappresenta un classico esempio della sismicità generata da questo inarrestabile processo di collisione continentale, che nel corso dei millenni ha modellato il paesaggio aspro dell’isola e le profonde fosse oceaniche circostanti.
La sismicità storica e i devastanti terremoti del passato
Creta vanta la sismicità più elevata dell’intera Eurasia, con una lunga storia di eventi devastanti che hanno profondamente influenzato le civiltà locali fin dall’epoca minoica. Il terremoto più famoso e catastrofico avvenne nel 365, quando una scossa con una magnitudo stimata superiore a 8.0 colpì l’area costiera. Quella imponente rottura della crosta terrestre generò un enorme tsunami che attraversò l’intero Mediterraneo e causò il sollevamento fisico della porzione a Ovest di Creta di oltre 9 metri fuori dall’acqua, lasciando antiche spiagge in alta quota. Un altro evento di proporzioni immense si verificò nel 1303, provocando distruzioni diffuse in un’area vastissima. Nel corso dei secoli sono stati registrati decine di tremori significativi, confermando che l’intero territorio rimane esposto a un costante rischio sismico e che il monitoraggio strumentale resta fondamentale per la sicurezza pubblica.
