Una scossa di terremoto si è verificata sulla costa occidentale del Messico alle 13:20 locali (le 20:20 italiane) di oggi, sabato 13 giugno. I sismografi hanno registrato una scossa di magnitudo 5.1 (dati USGS), con epicentro individuato 2km a sud di Cerro de Piedra, località a sud di Acapulco. Il sisma è avvenuto ad una profondità di 10km. Non sono noti, al momento, danni a persone o cose. La scossa odierna si inserisce in un contesto geologico tra i più complessi e attivi del pianeta. Anche se un evento di questa intensità viene classificato come “moderato” su scala sismica, la sua localizzazione e la bassa profondità di circa 10km lo rendono comunque un fenomeno chiaramente percepibile dalla popolazione e potenzialmente in grado di generare danni localizzati, soprattutto in aree costiere densamente abitate o caratterizzate da costruzioni vulnerabili.
Il contesto tettonico del Messico sud-occidentale
La regione di Guerrero, dove si è verificato il terremoto odierno, si trova lungo il margine tra la placca di Cocos e la placca nordamericana. Si tratta di una zona di subduzione, cioè un’area in cui una placca oceanica più densa scivola lentamente sotto una placca continentale più leggera. Questo processo avviene lungo la cosiddetta Fossa Mesoamericana, al largo della costa pacifica del Messico, ed è la principale fonte della forte sismicità dell’intero Paese.
La compressione e l’attrito tra le placche non avvengono in modo continuo, ma accumulano energia nel tempo. Quando questa energia viene rilasciata improvvisamente, si generano terremoti che possono variare da eventi moderati come quello odierno fino a scosse molto violente, anche superiori a magnitudo 7 o 8. In particolare, il tratto di costa tra Acapulco e la Costa Chica è considerato uno dei segmenti più attivi dell’intera zona di subduzione.
Perché proprio Guerrero è così sismico
Lo stato di Guerrero è noto ai sismologi per la cosiddetta “breccia di Guerrero”, una porzione di faglia in cui, storicamente, non si sono verificati terremoti di grande magnitudo per lunghi periodi, accumulando così un notevole potenziale energetico. Questa caratteristica rende la zona oggetto di costante monitoraggio scientifico. Le ricerche geologiche hanno evidenziato che in quest’area la placca di Cocos si immerge sotto il continente a una velocità di alcuni centimetri l’anno. Questo movimento apparentemente lento è sufficiente, nel lungo periodo, a generare enormi tensioni lungo il contatto tra le placche. Non a caso, Guerrero è responsabile di una quota molto significativa della sismicità messicana e ospita numerosi eventi ogni anno, molti dei quali non vengono percepiti dalla popolazione.
I precedenti storici più significativi nella regione di Acapulco
L’area di Acapulco e della costa del Guerrero è stata colpita più volte da terremoti di forte intensità nel corso della storia recente. Tra i più noti vi è il sisma del 1957 e quello del 1979, entrambi con magnitudo superiore a 7, che causarono danni estesi in varie località costiere e furono avvertiti anche a centinaia di chilometri di distanza.
Più recentemente, nel 2021, un terremoto di magnitudo 7.1 con epicentro sempre nella regione di Guerrero ha provocato vittime e danni significativi, dimostrando ancora una volta la vulnerabilità dell’area. Anche eventi di intensità leggermente inferiore, come quelli attorno a magnitudo 6-6.5 registrati nel 2026 nella stessa zona, hanno mostrato come la regione reagisca frequentemente con scosse percepite su vasta scala, talvolta accompagnate da frane e interruzioni dei servizi essenziali.
In questo quadro, il sisma odierno di magnitudo 5.1 si colloca come un evento relativamente contenuto, ma coerente con la dinamica sismica della zona, dove la crosta terrestre è in costante deformazione.
Cosa significa una scossa superficiale come quella odierna
La profondità di circa 10km indica un terremoto superficiale, cioè avvenuto relativamente vicino alla superficie terrestre. In questi casi, a parità di magnitudo, le scosse tendono a essere percepite più intensamente rispetto a eventi più profondi, perché l’energia rilasciata subisce meno attenuazione prima di raggiungere il suolo. Questo tipo di terremoti è tipico delle zone di subduzione come quella messicana, dove le fratture della crosta possono propagarsi verso l’alto fino a livelli molto superficiali. Tuttavia, la magnitudo moderata limita generalmente il potenziale distruttivo, soprattutto in assenza di infrastrutture vulnerabili direttamente sopra l’epicentro.
Un’area sotto costante sorveglianza sismica
Il Messico sud-occidentale rappresenta una delle aree più monitorate dell’America centrale proprio per la frequenza e la potenza dei suoi eventi sismici. I sistemi di allerta e le reti sismografiche installate lungo la costa pacifica permettono di registrare rapidamente anche scosse di bassa intensità come quella odierna, contribuendo alla comprensione dei processi tettonici in corso. Eventi come quello registrato oggi non sono quindi isolati, ma parte di un quadro dinamico continuo in cui la Terra, in questa regione, sta costantemente “riconfigurando” la propria crosta. In questo senso, ogni terremoto, anche moderato, rappresenta un piccolo frammento di un processo geologico molto più ampio che continua da milioni di anni lungo il margine pacifico del Messico.
