Trasporto pubblico a Milano: sicurezza percepita e sicurezza reale, uno studio rivela criticità e priorità

Oltre l’80% degli spostamenti avviene con i mezzi pubblici, ma la percezione di insicurezza condiziona la mobilità, soprattutto per donne e persone vulnerabili

L’Università degli Studi di Milano ha presentato oggi i risultati di una ricerca approfondita sulla percezione della sicurezza nel trasporto pubblico locale, evidenziando come, nonostante l’elevato utilizzo dei mezzi, permangano forti sensazioni di insicurezza tra gli utenti. L’indagine, condotta in collaborazione con l’Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale del bacino della Città Metropolitana di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia, ha coinvolto oltre 3.500 partecipanti tra studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo dell’ateneo.

La centralità del trasporto pubblico e il ruolo della sicurezza

“Per il nostro Ateneo, le politiche di mobilità sono da sempre un ambito di grande attenzione, in una prospettiva di sostenibilità e qualità della vita della comunità”, ha dichiarato il rettore Marina Brambilla. “Accanto all’efficienza del servizio e alla capillarità della rete, emerge un elemento altrettanto decisivo: la percezione di sicurezza. Il report presentato oggi evidenzia con chiarezza come il sentirsi al sicuro sia una condizione fondamentale per la qualità della vita e per l’uso quotidiano dei mezzi pubblici. Attraverso questa indagine, la Statale intende offrire un contributo concreto alla città, fondato su analisi rigorosa e conoscenza, al servizio delle politiche pubbliche“.

I dati confermano che l’82% degli spostamenti avviene tramite trasporto pubblico, con la metropolitana in testa agli utilizzi (35%), seguita da treni (32%), tram, filobus e autobus (11%) e passante ferroviario (4%). L’uso di auto privata, ciclomotori o moto resta al 9%, mentre la mobilità lenta (bicicletta e piedi) costituisce il 4%, scelta per salute, sostenibilità o mancanza di alternative. Circa il 30% degli utenti combina più mezzi, ottimizzando i tempi di viaggio.

Percezione vs realtà: la sicurezza dei mezzi pubblici

La ricerca mette in luce un fenomeno centrale: la sicurezza percepita non coincide sempre con la sicurezza oggettiva. Fattori ambientali, sociali e personali, come illuminazione, pulizia, qualità degli spazi e presenza di personale o di altri viaggiatori, influenzano fortemente il senso di protezione degli utenti. La presenza di altre persone e una buona illuminazione emergono come i principali driver di sicurezza, mentre studenti e personale prestano attenzione a differenti elementi: gli studenti valorizzano la presenza delle forze dell’ordine, il personale e i docenti la vicinanza di negozi e attività aperte.

Differenze di genere risultano evidenti: le donne sono più attente alle condizioni ambientali e ai contesti poco frequentati, mentre gli uomini associano maggiore disagio alla presenza di comportamenti illeciti o a situazioni di affollamento.

Esperienze di molestie e senso di vulnerabilità

L’indagine rivela che circa un terzo degli utenti ha dichiarato di aver vissuto episodi di molestie, con il 29% che segnala esperienze dirette. Tra le donne, il 43% ha subito apprezzamenti verbali, mentre contatti inopportuni interessano il 29% delle donne rispetto al 13% degli uomini, che risultano maggiormente esposti a aggressioni, minacce e furti.

In oltre il 70% dei casi, nessuno interviene in difesa della vittima, confermando il cosiddetto “bystander effect”, ossia la tendenza dei testimoni a non agire, spesso per paura o convinzione che qualcun altro interverrà. La promiscuità di estranei non produce solidarietà, ma rafforza il senso di isolamento e vulnerabilità, soprattutto tra donne e fasce più giovani. L’assenza di personale visibile a bordo o di forze dell’ordine amplifica questa percezione, facendo apparire le molestie come tollerate o inevitabili.

Impatto sulla mobilità e sulla qualità della vita

Eventuali esperienze negative e l’assenza di interventi da parte degli altri hanno un effetto significativo su donne, anziani, persone con disabilità e minoranze etniche, aumentando il rischio di esclusione sociale e limitando l’accesso equo alla mobilità. La percezione di insicurezza incide dunque direttamente sulle scelte di spostamento, penalizzando in particolare chi già si trova in condizioni di vulnerabilità.

Nella sezione finale dell’indagine, i partecipanti hanno suggerito interventi per migliorare la percezione di sicurezza: il rafforzamento del presidio visibile con personale di bordo, forze dell’ordine e videosorveglianza, il miglioramento delle infrastrutture con illuminazione, pulizia e sistemi di allarme, e campagne di sensibilizzazione per promuovere cultura e responsabilità condivisa.

“L’indagine e la relativa analisi offerta oggi è certamente rilevante e fornisce indicazioni utili: se il trasporto pubblico è considerato un mezzo utile ed efficace, ampiamente utilizzato, certamente il tema della percezione della sicurezza, seppur vissuto in modo diverso da uomini e donne, ci pone di fronte alla responsabilità di un suo miglioramento. Analogo tema riguarda lo spazio pubblico della città e la presenza di attività e persone fa certamente la differenza, come indagini recenti svolte in città ma anche a livello internazionale, dimostrano. Nel ringraziare l’Università Statale per aver avviato questo percorso, rinnovo la volontà e l’impegno di tutta l’Amministrazione ad una collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte al fine di individuare soluzioni utili, non facili ma certamente possibili. Così come è necessaria la costruzione di una responsabilità collettiva nel non voltarsi dall’altra parte di fronte a situazioni che mettono a rischio altre persone, quasi sempre le più fragili e vulnerabili”, ha commentato Elena Lattuada, delegata del Sindaco alle Pari opportunità di genere del Comune di Milano.

“La mobilità urbana non è solo un dato tecnico fatto di linee, orari e frequenze, ma una condizione di cittadinanza che garantisce accesso e inclusione: permette di studiare, lavorare, curarsi e partecipare alla vita sociale. Deve però avvenire in sicurezza, senza che la paura diventi una barriera invisibile al diritto di muoversi. Accanto al rischio oggettivo esiste infatti una dimensione intangibile ma concreta: la percezione di insicurezza, che non sempre coincide con i dati sui reati ma incide profondamente sui comportamenti, orientando scelte e limitando libertà, con effetti su qualità della vita, sostenibilità e fiducia nelle istituzioni. È un tema complesso, ma ATPL e Università hanno ritenuto necessario avviarlo: lo strumento utilizzato, pur perfettibile, offre una base utile per istituzioni e attori del territorio, indicando dove approfondire e quali interventi valutare”, ha aggiunto Francesca Zajczyk, Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale.

“Con il Piano di Spostamenti Casa-Università 2024-2025 la Statale ha strutturato l’analisi degli spostamenti di studenti e personale, individuando criticità e attivando interventi per favorire mobilità sostenibile e migliore accessibilità. Da questo lavoro nasce oggi un’attenzione ulteriore: affiancare ai dati su abitudini e flussi una riflessione sulla percezione di sicurezza nel tragitto casa-università consapevoli della complessità dell’indagine ma anche della sua rilevanza per il benessere della comunità accademica”, ha concluso Jacopo A. M. Scarì, Mobility Manager dell’Ateneo.