L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Thailandia rischia di mettere in ginocchio il riso italiano, aggravando una situazione già segnata dalla forte pressione delle importazioni estere. A lanciare l’allarme sono Coldiretti e Filiera Italia, che hanno inviato una lettera ai Commissari europei al Commercio, Maros Sefcovic, e all’Agricoltura, Cristophe Hansen, chiedendo di escludere il settore risicolo dall’intesa commerciale in fase di negoziazione. Il confronto tra l’Ue e il Paese asiatico potrebbe concludersi entro l’anno e, secondo Coldiretti e Filiera Italia, rischia di aggiungere ulteriori facilitazioni all’ingresso di prodotto straniero in un contesto già estremamente fragile. Oggi, infatti, il 60% del riso estero che arriva in Italia gode già di dazi agevolati, con effetti pesanti sulle aziende nazionali.
Prezzi all’origine in caduta e aziende agricole sotto pressione
Nella lettera indirizzata ai Commissari europei, Coldiretti e Filiera Italia denunciano una fase di forte difficoltà per le imprese agricole italiane, colpite dal crollo dei prezzi e dall’aumento della concorrenza internazionale. “Le nostre aziende agricole – si legge nella missiva – vivono una fase di drammatica criticità, caratterizzata dal crollo dei prezzi all’origine, con cali strutturali che superano il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e dalla pressione insostenibile delle importazioni da Paesi terzi. L’accesso preferenziale al mercato europeo già concesso a dazio zero ad altre nazioni, come Cambogia e Birmania, attraverso regimi come l’Everything But Arms (EBA) ha dimostrato quanto l’apertura indiscriminata possa destabilizzare il mercato interno, erodendo la redditività dei produttori europei e mettendo a rischio la tenuta della filiera”. Il nodo centrale riguarda dunque la tenuta economica delle risaie tricolori, già penalizzate da una riduzione significativa dei valori all’origine e dalla concorrenza di Paesi che beneficiano di condizioni di accesso agevolate al mercato europeo.
Thailandia, un gigante mondiale del riso
A preoccupare il settore è in particolare il peso della Thailandia nel mercato internazionale del riso. Il Paese asiatico è già il terzo importatore di riso in Italia e rappresenta uno dei principali protagonisti mondiali del comparto, con produzioni superiori ai 30 milioni di tonnellate. Secondo Coldiretti e Filiera Italia, l’eventuale apertura di ulteriori spazi commerciali nell’ambito dell’accordo con l’Unione Europea potrebbe avere conseguenze particolarmente gravi per il comparto italiano ed europeo. Il rischio indicato è che anche concessioni limitate in termini quantitativi possano sommarsi agli accordi già esistenti e aggravare la pressione sui produttori. “Parliamo – spiegano Coldiretti e Filiera Italia – di uno dei giganti mondiali del mercato del riso, con produzioni superiori ai 30 milioni di tonnellate e un potenziale di 8 milioni di tonnellate di esportazioni annue ottenute con standard ambientali, sociali, fitosanitari e di sicurezza alimentare nettamente inferiori a quelli europei. La concessione anche di quantità minime di importazioni a dazio agevolato avrebbero effetti devastanti sul comparto produttivo europeo e in primis italiano in quanto si andrebbero a sommare alle concessioni già riconosciute attraverso altri accordi commerciali – come il Mercosur”.
Il precedente di Cambogia e Birmania
Nel quadro descritto da Coldiretti e Filiera Italia, il caso di Cambogia e Birmania rappresenta un precedente significativo. L’accesso preferenziale a dazio zero già concesso ad alcune nazioni attraverso regimi come l’Everything But Arms, secondo le organizzazioni, ha evidenziato gli effetti destabilizzanti di una liberalizzazione ritenuta indiscriminata. La preoccupazione riguarda la capacità del mercato europeo di assorbire ulteriori flussi di riso importato senza compromettere la redditività dei produttori. Per il sistema risicolo italiano, già alle prese con prezzi all’origine in forte calo, nuove agevolazioni tariffarie potrebbero rendere ancora più difficile la tenuta della filiera.
La richiesta: riconoscere il riso come prodotto sensibile
Coldiretti e Filiera Italia chiedono che il riso venga formalmente riconosciuto come prodotto sensibile nell’ambito dell’accordo Fta tra Ue e Thailandia. L’obiettivo è ottenere la totale esclusione del comparto da qualsiasi forma di liberalizzazione e da ogni concessione tariffaria prevista dall’intesa. La richiesta punta a tutelare il settore produttivo europeo e, in particolare, quello italiano, considerato tra i più esposti agli effetti di una nuova apertura commerciale. Una posizione che, secondo quanto riportato, è stata fatta propria dall’Italia in sede di condivisione negoziale.
Riso italiano al centro del confronto europeo
La partita sull’accordo commerciale con la Thailandia si inserisce quindi in un momento delicato per il settore risicolo italiano, stretto tra il crollo dei prezzi all’origine, la concorrenza dei Paesi terzi e l’aumento delle importazioni favorite da regimi tariffari agevolati. Per Coldiretti e Filiera Italia, l’esclusione del riso dall’intesa rappresenta una condizione necessaria per evitare nuovi squilibri di mercato e per difendere la filiera italiana del riso, già messa sotto pressione da dinamiche commerciali internazionali considerate penalizzanti per le aziende agricole nazionali.
