La sera di domenica 14 giugno un bolide ha illuminato i cieli italiani, in particolare quelli del Centro Italia, lasciando a bocca aperta quanti hanno avuto la fortuna di assistere allo spettacolo. Ora le analisi degli esperti di PRISMA, la Prima Rete Italiana per lo Studio delle Meteore e dell’Atmosfera dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che quest’anno celebra il suo decimo anniversario, forniscono informazioni su questo luminoso bolide, “avvistato intorno alle 23:25 CEST da 6 camere PRISMA dell’Italia centrale (Amelia, Civitanova Marche, Elba, Gorga, Perugia, Roma)”. Il bolide, “molto luminoso (-8.5 in termini di magnitudine assoluta)”, “ha seguito una direzione da sud-est a nord-ovest mostrandosi sulla verticale di Civita Castellana a circa 85km di altezza ed estinguendosi poco più di 4 secondi dopo a nord di Orvieto”, indicano gli esperti di PRISMA.

“L’estinzione è avvenuta a 33km di quota, dato interessante anche se leggermente superiore a quei 30km che convenzionalmente fanno scattare la soglia di attenzione agli esperti di PRISMA perché l’altezza al suolo che promette di dare origine a una meteorite è in genere compresa fra i 20km e, appunto, i 30km. Ancora più promettente la velocità al momento della scomparsa del bolide, stimata in circa 5,5km/s (quella che fa scattare automaticamente l’entusiasmo è intorno ai 4km/s)”, spiegano da PRISMA.
Possibili meteoriti ma difficili da trovare
Per gli esperti si tratta di “un bolide davvero interessante anche se, una volta compiute le stime della massa, il risultato si è rilevato deludente: non è affatto impossibile che qualcosa sia sopravvissuto all’attraversamento dell’atmosfera e sia precipitato al suolo ma la massa risultante, di appena 10 grammi, sconsiglia di procedere oltre con l’indagine, essendo ben lontana da quella significativa di circa 100 grammi (10 volte di più) che permette di avere qualche possibilità di ritrovamento dalle nostre parti. Una meteorite di appena 10 grammi, se anche caduta al suolo, è di fatto introvabile a meno che non cada nel deserto o in Antartide”, concludono gli esperti di PRISMA.