Una sonda cinese ha raggiunto la nostra “quasi-luna”: 1ª storica raccolta di campioni nello Spazio

La missione Tianwen-2 della CNSA studierà l'asteroide Kamo'oalewa per capire se si tratta di un antico frammento lunare, aprendo nuovi orizzonti per la difesa planetaria

Una sonda spaziale cinese ha recentemente raggiunto una delle quasi-lune temporanee che orbitano insieme alla Terra attorno al Sole, preparandosi a compiere una manovra senza precedenti nella storia dell’esplorazione spaziale. La sonda della CNSA Tianwen-2 è giunta in orbita vicino all’asteroide Kamo’oalewa il 7 giugno e si sta preparando per atterrare sulla superficie di questa roccia spaziale il 4 luglio, con l’obiettivo di raccogliere campioni fondamentali per comprendere l’origine del nostro Sistema Solare. Questa missione ambiziosa e in gran parte avvolta dal segreto potrebbe fornire risposte definitive su questo compagno temporaneo del nostro pianeta, che gli scienziati sospettano essere un frammento della Luna staccatosi a seguito di un catastrofico impatto meteoritico avvenuto milioni di anni fa. Se tutto andrà secondo i piani previsti dagli esperti, i campioni prelevati torneranno sul nostro pianeta nel novembre 2027, aprendo nuovi scenari per la difesa planetaria e le future missioni umane nel cosmo profondo.

Cos’è la quasi-luna Kamo’oalewa e da dove arriva

Attualmente ci sono 8 quasi-lune conosciute che orbitano attorno al Sole insieme alla Terra. A differenza delle minilune, che vengono catturate brevemente dalla gravità terrestre, le quasi-lune sono satelliti temporanei che orbitano lentamente attorno al nostro pianeta senza mai esservi legati gravitazionalmente in modo definitivo. Questo affascinante equilibrio celeste può durare decenni o addirittura secoli. Gli esperti ritengono che Kamo’oalewa ci stia accompagnando da almeno 100 anni e potrebbe restare al nostro fianco per altri 300 anni prima di perdere la sincronia. Questa roccia spaziale ha un diametro compreso tra 40 e 100 metri e si trova a una distanza minima di circa 4.600.000 km dalla Terra, ovvero circa 12 volte più lontano della Luna. Ruota in modo eccezionalmente veloce, compiendo un giro sul proprio asse ogni 30 minuti. Secondo diverse osservazioni condotte dal 2021, l’asteroide assorbe e riflette la luce in modo identico al materiale lunare. Nel 2024 i ricercatori hanno persino individuato il presunto punto di origine: il cratere Giordano Bruno, largo 22 km e situato sulla faccia nascosta della Luna. Il dibattito però rimane aperto e i campioni di questa missione forniranno la risposta che la comunità scientifica attende.

Le tecniche di prelievo nello Spazio profondo

Lanciata il 28 maggio 2025 dal centro di Xichang, situato nel Sud della Cina, la sonda delle dimensioni di un’automobile ha trascorso le ultime settimane a mappare l’asteroide volando a un’altitudine compresa tra 300 metri e 20 km. La mappa risultante consentirà ai ricercatori di calcolare la densità della roccia e scegliere il miglior punto di atterraggio. Il 4 luglio la sonda dovrebbe scendere per raccogliere circa 100 grammi di regolite. Gli scienziati cinesi hanno previsto 2 possibili scenari per questa operazione fondamentale nello Spazio. Se l’asteroide dovesse rivelarsi un cumulo di materiale scarsamente compattato, la sonda utilizzerà un approccio rapido sfiorando la superficie e usando un braccio robotico per afferrare il campione, in modo simile a quanto fatto con successo dalla missione della NASA OSIRIS-REx. Nel caso in cui Kamo’oalewa presentasse invece una superficie più solida, Tianwen-2 tenterà un atterraggio diretto e si ancorerà prima di trivellare la roccia. Questa seconda tecnica non è mai stata tentata prima e consentirebbe un prelievo molto più controllato e prolungato nel tempo.

Il rientro sul nostro pianeta e il futuro nel Sistema Solare

Alla fine di aprile 2027 Tianwen-2 lascerà l’asteroide per intraprendere un viaggio di 6 mesi verso casa. La capsula di ritorno rientrerà nell’atmosfera terrestre alla vertiginosa velocità di 43.500 km/h, scaricando i preziosi campioni prima di proseguire il suo viaggio nel Sistema Solare verso la cometa 311P/PanSTARRS. L’analisi di questo materiale alieno aiuterà gli scienziati a comprendere la distribuzione delle molecole organiche e ad approfondire le alterazioni dovute all’esposizione prolungata nello Spazio. La vicinanza di queste rocce spaziali le rende risorse inestimabili per la futura esplorazione umana. Potrebbero infatti diventare perfette stazioni di rifornimento o basi temporanee per viaggi più lunghi verso Marte. Se la roccia si confermasse davvero un pezzo della Luna, un giorno potrebbe persino essere possibile estrarne acqua per rifornire gli astronauti o generare propellente. Studiare da vicino questi corpi celesti aiuta infine a preparare i sistemi di difesa planetaria contro possibili minacce, migliorando enormemente la nostra capacità di reazione nel caso in cui un oggetto pericoloso dovesse mai dirigersi verso il nostro pianeta.